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71 anni di autonomia siciliana, ma una coscienza da ripristinare

 

Sono particolarmente orgoglioso di aver ricevuto  l’importante onorificenza della Regione Siciliana ed ancor di più perché ho condiviso l’emozione con amici che stimo, su tutti Giuseppe Antoci. Penso di non meritare questo riconoscimento, io sono solo un piccolo giornalista che cerca di fare  il proprio lavoro. Da Palermo, con il mio orgoglio siciliano, ho sognato che questa meravigliosa Terra crescesse maggiormente, anche nella propria consapevolezza.

Per troppo tempo la Sicilia è stata schiava non solo dei mafiosi ma della cultura mafiosa, l’unica  (per me) peggiore della mafia stessa. Milioni di siciliani hanno eletto politici collusi e dato fiducia alla cultura del “diritto scambiato per il favore”.
Due presidenti della Regione sono stati condannati per mafia (Cuffaro con sentenza passata in giudicato, Lombardo con l’aggravante, ma con sentenza ancora di secondo grado). Ed oggi questa cultura mafiosa, la mancanza di indignazione, porta i siciliani a riempire le piazze ed i teatri per assistere ai racconti degli anni in carcere proprio per uno di loro: l’ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro.

Ci battiamo il petto, ci lamentiamo ma poi non riusciamo ad indignarci abbastanza per il ritorno alla vita politica di Cuffaro che, addirittura, si definisce “gregario” di un progetto politico. Finché non si farà fronte comune, al di là delle parole, per sbarrare la strada a questa cultura mafiosa, connivente, grigia, schifosamente collusa, non andremo da nessuna parte.

Con orgoglio, quindi, ho ritirato questa onorificenza ma sogno una nuova stagione dell’antimafia sociale, non parolaia e ben oltre le sigle delle associazioni, per comprendere che l’impegno di ognuno, con il proprio contributo, deve essere da cittadino e non da suddito e per sbarrare la strada a chi ha riportato in Sicilia il marchio infamante della mafia. Gli stessi che urlavano “la mafia ci fa schifo”, prima di esser condannati!
“A cosa serve avere le mani pulite se poi si tengono i tasca?”. Don Milani aveva ragione, tocca a noi mettere in pratica i suoi insegnamenti.
Viva la Sicilia, ma solo quando sarà autonoma e libera dalla mafia!

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