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Siria, “una guerra contro gli esseri umani”. Intervista a Allaa Eddin Roumieh

 

Altre 125 persone stanno arrivando in Italia (un volo il 27 febbraio e uno il 3 marzo), grazie ai “Corridoi umanitari”, frutto di un Protocollo d’intesa, firmato tra gli enti promotori (che sono anche i finanziatori), cioè Comunità Sant’Egidio, Tavola valdese e Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, e i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri. L’iniziativa festeggia un anno, visto che il primo gruppo di rifugiati dalla guerra in Siria è arrivato nel nostro Paese nel febbraio 2016. Da allora sono 700 le persone portate in salvo da Damasco, Homs, Aleppo. Tra di loro ci sono tanti bambini nati durante la guerra, che hanno conosciuto solo una volta giunti in Italia il significato della parola “pace”. Si tratta di un progetto-pilota – il primo di questo genere in Europa -, e ha come obiettivi impedire le morti nel Mediterraneo, contrastare il traffico di uomini, concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (vittime di persecuzioni, torture e violenze, ma anche famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità…), un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.
Il progetto prevede l’arrivo di circa 1.000 profughi in due anni: dal Libano (per lo più siriani fuggiti dalla guerra), dal Marocco (dove approda gran parte di chi proviene dai Paesi sub-sahariani interessati da guerre civili e violenza diffusa) e dall’Etiopia (eritrei, somali e sudanesi).
Allaa Eddin Roumieh è arrivato con il terzo viaggio. Si considera fortunato perché, dopo essere scappato dalla città natale, Yabrud, nel 2014, e aver vissuto per quasi due anni in un campo profughi libanese, ora è al sicuro a Milano, con la sua famiglia: la moglie, la mamma e due fratelli minori. Rientra nella categoria delle persone in “condizioni di vulnerabilità”, perché nella guerra siriana ha perso un braccio, e per questo ha ottenuto un permesso di soggiorno di cinque anni.

Allaa, come hai perso il braccio?
«Eravamo un gruppo di ragazzi; poiché Homs è stata assediata, non c’era cibo, né acqua, medicinali. Così, da Yabrud siamo partiti attraverso le montagne per cercare di portare aiuti. Sono zone dove solo i siriani sanno arrivare, ma se anche i soldati di Assad ed Hezbollah non possono arrivare, possono vedere. Quando ci hanno visto caricare gli aiuti per portarli a Homs, hanno iniziato a sparare. Qualcuno ha perso le braccia, come me, qualcuno le gambe, qualcuno è morto. Abbiamo allora dovuto fermarci per tutto il giorno, e aspettare il buio per rientrare, per non essere colpiti ancora. Siamo tornati a casa con le nostre ferite. Ma a Yabrud, che è stata bombardata più volte, i tre ospedali che avevamo, non funzionavano più. Era rimasto solo un ospedale da campo, una casa di tre camere, dove al massimo si poteva stare per due ore, per non portar via il posto ad altri feriti. I medici mi hanno detto di aver fatto l’impossibile per salvarmi il braccio, ma non si poteva perché erano passate troppe ore, è già tanto se, amputando, sono riusciti a fermare la cancrena».

All’inizio del conflitto, sembrava che la comunità internazionale – Stati Uniti in testa – volesse che il presidente Assad se ne andasse. Adesso è tutto cambiato, anzi, adesso è diventato il liberatore di Aleppo.
«La rivoluzione in Siria è stata una rivoluzione mubarak (in arabo, benedetta, ndr). Faccio io a te una domanda: tu puoi togliere il diritto di vivere a una persona? Noi diciamo che si tratta di una rivoluzione benedetta, perché abbiamo chiesto solo diritti, di parola, di lavoro, di educazione, di vivere, insomma. Quando sono nate, erano rivoluzioni pacifiche. Ma subito, nella piazza dell’orologio di Homs, la risposta è stata una carneficina di un’ora; in un’ora il regime ha fatto ammazzare ottocento persone. Un testimone mi ha raccontato che per riuscire a scappare, correva sui cadaveri delle persone. Questa guerra è contro gli esseri umani, perché in Siria una persona, se solo pronuncia la frase “ho diritto”, viene ammazzato. Non puoi neanche dire: “io sono”, perché tu non sei niente. O sei di Assad, o non sei niente. È questa la guerra vera che sta succedendo, contro l’uomo, contro l’umano».

Però quell’iniziale rivoluzione pacifica è diventata presto una guerra.
«Ho imparato a scuola, all’università, che quando c’è una persona malata, non bisogna solo curare la malattia, ma anche cercare di capire che cosa o chi ha causato questa malattia. Tutto il mondo cerca di trovare errori nella rivoluzione siriana, ma nessuno va a vedere il motivo per cui la gente si è ribellata. Nessuno parla dei 66 miliziani che hanno combattuto a favore di Assad contro il suo popolo, non dimentichiamo i bombardamenti, non dimentichiamo quale era la vita prima. I grandi Paesi si preoccupano solo degli aiuti umanitari, questo è giusto. Ma bisogna anche cercare il problema vero del mio popolo, che è Assad e i suoi alleati. Assad se non fosse stato aiutato dall’Iran e dalla Russia, sarebbe caduto, invece lui è appoggiato da queste forze».

Quale potrebbe essere secondo te una soluzione?
«Alla domanda se Assad viene tolto di mezzo, chi verrà a governare questo Paese, noi rispondiamo che lo governerà il popolo che si è ribellato. Voi togliete questo regime, e vedrete che il popolo siriano sarà capace di far nascere una Siria nuova, democratica, senza dittatura».

Quali sono gli interessi delle potenze mondiali sulla Siria?
«La posizione geografica, la Siria è il ponte fra l’Asia e l’Europa, fra due continenti, è un Paese che collega Oriente e Occidente. La Russia in Siria vuole costruire una base militare sul Mediterraneo. Ci sono Paesi che vivono per produrre e vendere armi, e lì le armi si vendono alla grande, la presenza del petrolio, e poi ci sono il traffico di reliquie (motivo per cui è stata distrutta Palmira), quello di esseri umani, e anche quello degli organi, che adesso va molto di moda in Siria. Sono state trovate navi che portavano fuori dalla Russia corpi umani o pezzi di cadavere. E molti Paesi faranno ripartire la propria economia prendendosi gli appalti per la ricostruzione. Assad sta già prendendo accordi in questo senso».

Che idea ti sei fatto di Daesh?
«Sembra che sia solo lo Stato islamico a terrorizzare in Siria, mentre ci sono anche i miliziani iraniani, afghani, libanesi, addirittura ci sono coreani, giapponesi, tedeschi. Sono tutti terroristi. Chi ha portato Daesh in Siria? Il terrore che ha causato Assad contro il suo popolo ha portato Daesh. Daesh è stata un’invenzione per trovare una scusa per bombardare i nostri Paesi. Se togliamo Assad dal governo – e tutti i siriani ne sono convinti – anche Daesh e i tanti altri miliziani torneranno a casa propria, perché non avranno più il loro padrone, che è Assad. Daesh c’è, ma chi l’ha fatto venire? Il terrorismo porta altro terrorismo».

Oltre 500mila vittime, la gran parte civili. Più di 12 milioni tra profughi e sfollati interni. È la guerra, bellezza!

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