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Quando bisognerebbe fermarsi per non diventare sciacalli

 

Sciacallaggio vuol dire saccheggio di luoghi o persone che hanno subìto una disgrazia o calamità naturale, e anche azione cinica compiuta a danno di chi è in difficoltà (citazioni dallo Zingarelli).

Premesso che non mi stupisco mai dei livelli sempre più bassi ai quali è in grado di arrivare la televisione italiana, sono rimasta egualmente sbigottita dalla notizia, e dallo scarso interesse che ha suscitato, che è iniziata la lavorazione di una fiction sulla tragedia di Rigopiano.

La data del disastro è il 18 gennaio, non è passato un mese, le tumulazioni di tutte le vittime non sono ancora finite, l’inchiesta è appena iniziata, di responsabilità da accertare ce ne sono moltissime, i parenti delle vittime non hanno finito di piangere, stanno ancora cercando un ricordo, qualcosa dei loro cari fra le macerie coperte di neve. I giornalisti italiani – e quelli televisivi in particolare – hanno documentato tutto questo, continuano a farlo e mi auguro che non daranno tregua nel verificare come proseguono gli interventi per risanare quei meravigliosi e sfortunati luoghi e come procede il lavoro dei magistrati.

Bene, in questo quadro oggettivo della situazione arriva improvvisamente la notizia: una società di produzione (del gruppo Mediaset) annuncia che sta cominciando a girare una fiction in 4 puntate su Rigopiano!

Alle rimostranze di famiglie che, appunto, sono ancora nella prima drammatica fase del lutto, il produttore risponde che sarà una fiction per fare luce sulla verità. Come se a questo non fossero addette le forze dell’ordine, i magistrati, e i giornalisti che fanno bene il loro lavoro. E naturalmente aggiunge che sarà un modo per rendere onore ai soccorritori e che non sarà un instant movie ma un’opera approfondita: infatti ne è prevista le messa in onda in TV a gennaio prossimo…

C’è di che rimanere ammutoliti. Le fiction biografiche o sui grandi eventi che hanno sconvolto il nostro paese si sono sempre fatte e spesso sono state opere di qualità (anche alcune dello stesso produttore in questione). Ma mai, neppure negli ultimi terribili anni della Tv del dolore utilizzato come uno spettacolo di varietà, si era arrivati a tanto. Mai la commercializzazione dei morti era stata così smaccata.

La sola idea di vedere gli attori che girano sulle macerie ancora innevate e dove sotto ci sono se non i resti gli oggetti delle persone scomparse mi sembra semplicemente orribile. E spero che i permessi non siano concessi, che i legali tutelino le famiglie, che la magistratura si opponga. Perché lo spettacolo, se non si ferma davanti a niente, sconfina in quello che definivamo all’inizio: sciacallaggio.

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