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Oxfam, una scandalosa disuguaglianza

 

Rocco Artifoni

Un ricco “vale” come 450 milioni poveri? La domanda sembra priva di senso. Eppure, leggendo il Rapporto 2017 di Oxfam (Oxford committee for Famine Relief), una organizzazione non governativa di  solidarietà internazionale, il quesito si pone in modo drammatico.
Il titolo del Rapporto è significativo e provocatorio: «Un’economia per il 99%». Dai dati presentati emerge che gli 8 uomini più ricchi del pianeta possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone più povere, cioè la metà della popolazione mondiale. Il che significa che mediamente uno di questi ricchi dispone di risorse uguali a quelle di 450 milioni di altri esseri umani. Un confronto assurdo, ma che purtroppo è tragicamente reale.
Ecco gli otto plurimiliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).
Per cogliere pienamente questa scandalosa disuguaglianza si possono fare altri esempi. L’amministratore delegato di una delle cento aziende più grandi quotate in borsa a Londra guadagna in un anno quanto diecimila lavoratori di una fabbrica tessile del Bangladesh. Anche rimanendo nel sud del mondo il divario è enorme: in Vietnam l’uomo più ricco guadagna in un giorno di più di quello che la persona più povera guadagna in dieci anni. Nel corso dei prossimi 20 anni, 500 persone passeranno 2.100 miliardi di dollari ai loro eredi, cioè una somma maggiore del PIL dell’India, un paese di 1,3 miliardi di persone.
«È necessario un profondo ripensamento – secondo Oxfam – dell’attuale sistema economico che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale».
I dati più recenti sulla distribuzione della ricchezza mostrano come la metà più povera delle persone del pianeta è ancora più impoverita che in passato. Infatti è soltanto dal 2015 che l’1% della popolazione possiede oltre il 50% della ricchezza mondiale.
Non solo: 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni.  Tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero della popolazione mondiale è aumentato di 65 dollari (meno di 3 dollari all’anno), mentre quello dell’1% più ricco è salito di 11.800 dollari (cioè 182 volte in più).
Una ricerca dell’economista Thomas Piketty mostra che negli ultimi trent’anni la crescita dei salari del 50 per cento della popolazione mondiale è stata pari a zero, mentre quella dell’1% della popolazione mondiale è aumentata del 300%.
«È osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini, che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui 1 persona su 10 sopravvive con meno di 2 dollari al giorno», ha detto Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia. «La disuguaglianza stritola centinaia di milioni di persone, condannandole alla povertà: rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia».
Dai dati del Rapporto della organizzazione non governativa emerge come l’attuale sistema economico favorisca l’accumulo di ricchezza nelle mani di una élite privilegiata ai danni dei più poveri, che sono in maggioranza donne. In questo contesto le persone di sesso femminile sono particolarmente svantaggiate, perché in prevalenza trovano lavoro in settori con salari di solito più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo, denuncia il Rapporto.
Secondo Oxfam, le multinazionali e i potenti del mondo continuano ad aumentare la disuguaglianza, facendo ricorso all’evasione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.
Non è tutto: «I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99 per cento della popolazione rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1 per cento più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere», afferma Barbieri.
La disuguaglianza sta crescendo anche in Italia. Nel 2015 l’1% dei cittadini italiani più ricchi possedeva il 23% del patrimonio nazionale, mentre nel 2016 la quota posseduta dall’1% è salita al 25%.
Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10 per cento più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.
Non solo: i primi 7 miliardari italiani indicati nella classifica di Forbes possiedono quanto il 30% dei connazionali più poveri.
Oxfam ha anche suddiviso la popolazione italiana in gruppi, in base ai diversi livelli di ricchezza, che lo scorso anno è stata stimata complessivamente in 9.973 miliardi di dollari. Il 20% della popolazione più ricca detiene da sola poco più del 69% del patrimonio nazionale, mentre il successivo 20% controlla il 17,6% della ricchezza. Rovesciando la piramide si ricava che il rimanente 60% dei concittadini possiede appena il 13,3% del totale. Le diverse elaborazioni consentono comunque di verificare che il divario è fortissimo: il 10% dei più ricchi ha oltre 7 volte di più della metà della popolazione.
«Nel 2016 – ha affermato Elisa Bacciotti, direttrice di Oxfam Italia – la ricchezza detenuta dall’1% più ricco degli italiani è stata 415 volte quella detenuta dal 20% più povero. Anche il divario nei livelli di reddito inoltre continua a crescere esponenzialmente, a spese di un ceto medio sempre più impoverito».
Le statistiche e le valutazioni di Oxfam non possono lasciare indifferenti. Come ha scritto Tonio Dell’Olio per Mosaico di Pace: «quelle cifre urlano il peccato del mondo, l’ingiustizia, ovvero l’obiettivo di molti (o di pochi?) di puntare esclusivamente al profitto. I mezzi attraverso i quali avviene tutto questo sono esposti e dimostrati dal Rapporto con rigore scientifico: elusione fiscale, clientelismo, investimenti nei paradisi fiscali, sofisticati sistemi di corruzione e sostegno alla politica compiacente, riduzione dei diritti e delle garanzie dei lavoratori».
Secondo Oxfam l’attuale sistema economico e finanziario ci ha portato «a questo punto estremo, insostenibile e ingiusto». Sembra un’analisi senza speranza, ma per cambiare è necessario guardare in faccia alla realtà. «Nello stesso Rapporto – conclude  Dell’Olio – gli esperti di Oxfam indicano otto mosse indispensabili per invertire questa tendenza e riuscire a creare un’economia umana». Per tutti e non soltanto per pochi privilegiati.

Da liberainformazione

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