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La Fnsi parte civile a fianco di Federica Angeli

 

412 sono i giornalisti minacciati in Italia nel 2016, ci informa dalle sue pagine informatiche Ossigeno per l’informazione, ma erano di più, 528, nel 2015. La vicenda di Federica Angeli, cronista di La Repubblica, nasce invece nel 2013 quando denuncia di essere stata minacciata in occasione di un servizio sugli stabilimenti balneari di Ostia Lido e, poco dopo, quando assiste ad una sparatoria sotto casa sua e si offre come testimone avendo riconosciuto chi vi ha partecipato e appartenente allo stesso gruppo malavitoso cui aderiva chi l’aveva minacciata in occasione dell’inchiesta. Per questo suo duplice impegno, professionale e civile, da allora vive sotto scorta in attesa che si avvii il procedimento penale contro i suoi persecutori.

L’attesa sta ormai per concludersi perché il prossimo 25 gennaio quel processo inizierà davanti al Tribunale di Roma ma questa volta la vittima delle intimidazioni non sarà più sola al cospetto dei suoi presunti aguzzini perché la FNSI sin dalla prima udienza chiederà ai Giudici di potersi costituire parte civile al suo fianco con il ministero dell’Avv. Luca Rampioni.

Nella sede del sindacato unitario dei giornalisti italiani si è tenuta ieri una conferenza stampa nel corso della quale il Segretario Raffaele Lorusso ed il Presidente Beppe Giulietti hanno dato l’annuncio di questa iniziativa. L’intento è anche quello di diffondere urbi et orbi che d’ora in avanti nessun giornalista sarà più lasciato solo nel confronto giudiziario con chi ha minacciato ritorsioni all’esercizio dell’attività di informazione.

L’art. 21 eleva a rango costituzionale i diritti di critica e di cronaca che, a loro volta, si iscrivono nel più ampio concetto di libertà di espressione di cui all’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Costituzione e Dichiarazione sono entrambe del 1948, quel dopoguerra del risveglio dei diritti che uniscono l’umanità.

È bello rileggere proprio l’art. 19 della Dichiarazione quando recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. In questo testo si coglie il ripudio di tutti quegli atteggiamenti che mirano a condizionare la libertà di espressione mediante qualunque tipo di molestia: prima fra tutte, la minaccia.

La decisione della FNSI tuttavia non sarà priva di ostacoli.Tecnicamente la costituzione di parte civile è riservata alla vittima di un fatto delittuoso che pretende il risarcimento del danno o le restituzioni che possono derivare dall’accertamento del reato. Ciò presuppone la titolarità di diritti soggettivi direttamente lesi dall’azione criminale. Così strettamente inteso il testo dell’art. 74 c.p.p., non vi sarebbe spazio per l’intervento della FNSI nel procedimento avviato dalla denuncia di Federica Angeli ma questo rigore è attenuato dalla disposizione dell’art. 91 c.p.p. che consente a enti e associazioni senza scopo di lucroe con finalità di tutela degli interessi lesi dal reato, la possibilità di esercitare le facoltà attribuite nel processo alla persona offesa e tra queste vi è innanzi tutto quella di costituirsi parte civile.

La prima battaglia da superare per l’Avv. Luca Rampioni sarà quella di convincere il Tribunale di Roma ad aderire, in favore della FNSI, a quelle linee giurisprudenziali che già in altre occasioni hanno consentito agli enti ed alle associazioni cosiddette “esponenziali” di interessi di categoria, di intervenire nel procedimento penale affianco alla parte lesa così come già per le battaglie ambientaliste di Italia Nostra o per quelleanimaliste del WWF e anche per la precedente esperienza specifica della FNSI nel processo di Ragusa per Paolo Borrometi. Contiamo di vedere riconosciuta questa facoltà anche dal Tribunale di Roma per vedere confermata e consolidata la volontà della FNSI di sedersi nei processi affianco ai giornalisti che trovano ostacoli intollerabili all’esercizio della loro funzione informativa che, sotto tanti aspetti, è anche una missione civile.

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