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Sgomberi: disumanità made in Italy

 
Ormai nel nostro paese i diritti di migranti, rom e senzatetto sono stati cancellati. Quando cercano un riparo per evitare la precarietà e mantenere uniti i loro gruppi familiari e sociali, vanno incontro a sgomberi senza alcun alternativa di accoglienza e alla distruzione delle loro tende e baracchine, nonché dei beni che posseggono e del poco cibo di cui dispongono. Oggi parliamo di Roma, ma la stessa barbarie istituzionale avviene a Milano, Torino, Bologna, Napoli, Genova e in quasi tutte le città italiane. Durante gli sgomberi, gli attivisti (che per la verità sono pochissimi, in quei frangenti, mentre invece sarebbero di enorme utilità per dialogare con l’autorità, soccorrere le persone più vulnerabili e monitorarne lo spostamento coatto) vengono tenuti in disparte, con le consuete minacce di denunce per interruzione di servizio pubblico. Ne sappiamo qualcosa noi di EveryOne Group e le difficoltà che l’autorità frappone davanti al nostro lavoro umanitario sono attestate dai Rapporti dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani. Stamattina al centro autogestito Baobab di Roma sono stati allontanati quasi cento migranti, accolti in via temporanea perché non avevano (e non hanno) un tetto sotto cui ripararsi. Per scacciarli – e purtroppo i cittadini italiani si stanno abituando a questo scempio – sono accorsi sul posto blindati e agenti armati di tutto punto, quasi si trattasse di un’azione di sicurezza e non dello sgombero di persone emarginate, indigenti e in grave disagio sociale. E’ sempre così. Le carte internazionali per i diritti umani sono diventate carta straccia per chi ci governa e quelle poche volte che si nota imbarazzo da parte degli agenti più inesperti, che si rendono conto di essere stati trasformati in aguzzini, ecco che i superiori li rimettono in riga. Uno scandalo, ma non per l’opinione pubblica del presente, non per i media accondiscendenti verso il potere costituito. E’ uno scandalo che farà inorridire… i posteri. Chissà perché questi “posteri” non sono mai testimoni, ma sono animati periodicamente solo dal senno di poi. A proposito dei media, l’aggettivo che li definisce più correttamente è “ipocriti”, più ancora che “irresponsabili”, perché ogni giorno, a parole, si propongono come paladini dei diritti umani. Lo fanno in cattiva fede, perché sono ormai veri e propri organi delle istituzioni e dei partiti e il loro fine è quello di persuadere la popolazione che il nostro, in fondo, è un paese generoso e accogliente con tutti. Che il nemico contro cui si battono gli eroici uomini in divisa non è un’umanità esclusa ed affranta, ma lo spettro del “degrado”. Che dire, poi, delle associazioni? Sono innumerevoli. Le più “importanti” pubblicano periodicamente opuscoli, locandine e rapporti a difesa dei più deboli, salvo poi mettere in atto la tecnica delle tre scimmiette giapponesi quando avvengono le evacuazioni. E se chiedete a uno dei migranti sgomberati cosa ne pensa, risponde: “Non lo so. A volte ci fanno delle foto. Non ci hanno lasciato neanche un numero di cellulare…”. Quando però vengono erogati fondi pubblici, eccole compilare i bandi più complicati e aprire le tasche davanti a una vera e propria pioggia di denaro. Questa è la realtà della nostra società civile, troppo spesso indifferente e complice. Al termine dello sgombero del Baobab, le tende offerte dai volontari e il cibo – parte del quale offerto da Padre Konrad, l’elemosiniere di Papa Francesco – sono stati distrutti.
Nella foto, Padre Konrad con Papa Francesco: persino il cibo donato da loro viene distrutto durante gli sgomberi
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