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Lo scontro diplomatico fra USA e Russia rischia di trascinare in guerra tutta l’Europa

 

La guerra diplomatica degli Stati Uniti Russia coinvolge ampiamente l’Italia, certo, ma anche la Germania. Angela Merkel, infatti, ha parlato di nuove sanzioni anti-russe, accusando la Russia di crimini umanitari in Siria.

La maggior parte dei Paesi europei ha sofferto le conseguenze delle sanzioni anti-russe e delle sanzioni anti-europee emanate dalla Russia ma, nonostante le aziende tedesche chiedano la loro abolizione, la Merkel insiste sul prolungamento delle sanzioni già esistenti e sull’introduzione di nuove restrizioni. La Merkel è, infatti, conosciuta come il cancelliere più filo-americano della Germania.

Nonostante ciò, Putin evita l’azione frontale. In risposta alle sanzioni anti-russe, sta organizzando incontri con i rappresentanti di alcune imprese tedesche e con i governi degli Stati Federali della Germania, e sta cercando di trovare sostenitori nella coalizione politica al potere.

Il più conosciuto politico tedesco incline ad ascoltare l’opinione di Mosca è il capo del Ministero degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier. Un altro sostenitore della Russia, in vista delle elezioni del Bundestag, è il partito anti-islamico Alternative für Deutschland (AfD). Secondo la stampa tedesca semi-ufficiale, i simpatizzanti di Putin in AfD sono molto numerosi: la sua politica sarebbe infatti approvata da circa il 68% dei sostenitori del partito.

Tuttavia, Putin non si limita solo alla ricerca di alleati nell’Unione Europea. Le sanzioni imposte da Bruxelles contro la Russia nel 2014 hanno danneggiato l’economia russa, ma hanno anche avuto alcuni vantaggi: la Russia ha infatti adottato una strategia per sostituire le importazioni; una strategia che in alcuni settori ha dato buoni risultati. Ad esempio, nel 2015, i ricavi dei settori non estrattivi dell’economia (industria ed agricoltura) hanno, per la prima volta dopo tanti anni, superato il ricavo dell’esportazione di petrolio e di gas.

Il principale merito di Vladimir Putin è stato però quello di salvare il Paese dalla disintegrazione e dalla perdita della sovranità. Al forum “Rossiya zovet!” (“La Russia chiama!”), tenutosi il 12 ottobre, Vladimir Putin ha tenuto un discorso sostenendo che è necessaria, per la Russia, una nuova crescita economica basata sulle nuove tecnologie e su un forte aumento della produttività del lavoro. Il presidente russo ha ammesso l’impatto negativo delle sanzioni europee, che egli vede nelle “restrizioni allo scambio di tecnologie”.

A questo punto, si potrebbe pensare che da oltre oceano si stia cercando di evitare il collegamento tra Europa e Russia in materia di risorse naturali, tecnologiche ed industriali, oltre che gli scambi culturali, politici e militari.

Tuttavia, prima o poi, la Russia avrà accesso agli scambi tecnologici — direttamente, con l’aiuto degli europei, o indirettamente, attraverso i Paesi asiatici. A seconda di quale di queste due modalità verrà impiegata, l’economia europea risentirà degli effetti; ad ogni modo, la partecipazione delle economie europee nella creazione di una nuova industria russa darebbe un forte impulso alla cooperazione di tutti i partecipanti.

Al giorno d’oggi, l’industria militare russa è molto efficiente, arrivando persino ad essere la migliore del mondo in alcuni settori. In altri settori industriali, tuttavia, l’aiuto di Paesi stranieri sarebbe importante. L’Italia, per esempio, aveva già assistito la Russia in questo campo: ai tempi di Ivan il Grande, l’unificatore della Russia (fine del XV secolo), i maestri del Rinascimento italiano avevano contribuito a costruire l’edificio simbolo della Russia, il Cremlino, oltre che ad avere prestato assistenza nello sviluppo della tecnologia militare russa.

Silvia Vittoria Missotti

Fonte: L’Opinione Pubblica

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