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Pubblicità – Regresso: l’immagine delle donne

 

La prima domanda che sorge spontanea è: ma come gli è venuto in mente? Realizzare una foto pubblicitaria con una donna stesa a terra in un contesto di degrado, con i pantaloni abbassati e la maglietta tirata sopra l’ombelico. Una donna chiaramente vittima di uno stupro. Il tutto per reclamizzare niente popò di meno che un paio di stivaletti. Che francamente questa pubblicità non invita propriamente ad acquistare…
Una campagna che ha giustamente provocato lo sdegno di moltissime persone, compresi i produttori dello stivaletto incriminato che giurano di non saperne nulla di questa bella pensata pubblicitaria dell’azienda che distribuisce scarpe e borse.
Come gli è venuto in mente, allora, ripetiamo?
E’ una specie di appuntamento. Ogni tanto, ad intervalli più o meno regolari, qualcuno fa il classico scivolone. Ovvero esagera.
Nel 2009 ad esagerare fu il Calendario Pirelli, con una splendida modella nera trascinata da due persone, seminuda e con un’espressione terrorizzata. Non ci vuole un genio per capire che anche in quel caso si trattava dell’immagine di uno stupro. Ma il bello fu la spiegazione. I responsabili dell’Ufficio delle Relazioni esterne della Pirelli specificarono che non era affatto uno stupro ma si trattava della citazione recitata di “un rito buscimano”.
Magari sì, era anche vero, ma le immagini valgono per ciò che comunicano e il ragionevole dubbio che sorge è che questo calendario Pirelli non fosse visto solo da esperti antropologi culturali avvezzi ai riti buscimani. Anzi. I calendari con le donne nude (scusate, sintetizzo) in genere sono appesi dai meccanici che in linea di massima di riti buscimani sanno pochino. E il ragazzino che, entrando dal meccanico con il motorino da riparare, abbia visto questa foto del calendario, cosa avrà pensato? Che il rito buscimano è molto interessante o che può essere lecito trascinare a piacimento una donna nuda e spaventata?
E se il bello sono le giustificazioni, l’altro scivolone ancor prima, nel 2007 fu la casa di moda Dolce e Gabbana a farlo.
Una ragazza immobilizzata a terra da un uomo con intorno altri uomini a guardare. Un altro richiamo evidente ad uno stupro. Allora si mobilitarono molte associazioni, politici, tutti a protestare perché si ritirasse quella pubblicità. Ma la replica fu: Anche le fotografie, e quindi le campagne pubblicitarie, sono una forma d’arte e rientrano nel grande tema della libertà artistica. Se si entra nel merito di un’opera d’arte, «allora bisognerebbe chiudere anche il Louvre e la maggior parte dei musei del mondo». Tra l’altro – aggiunsero dalla casa di moda – la donna nell’immagine non ha affatto un’aria sofferente.
Ah ecco, siamo oltre. Alle donne, in fondo essere immobilizzate a terra da un energumeno magari piace.
Ma siamo matti?
Ho parlato finora di scivoloni. Ma bisogna riflettere sul fatto che si scivola solo se il terreno è viscido. Ed è su un terreno culturale molto viscido che continuiamo a muoverci sotto il profilo dei diritti femminili.
Negli ultimi anni noi donne abbiamo avuto un’eccessiva paura di apparire “vetero-femministe” e siamo passate sopra a troppe cose. Troppe violazioni della dignità femminile nelle pubblicità, ma anche nei programmi televisivi in cui veniamo considerate “prede” tutte concentrate nello sforzo di essere la più “appetibile” per il maschio.
Sono questi gli elementi che fanno cultura. Molto più dei libri, purtroppo, molto più della scuola, anche quando è veramente educativa.
Fa di più l’immagine di una ragazza buttata a terra come uno straccio usato, o immobilizzata da un gruppo di uomini, o un programma in cui il valore della persona scompare dietro minigonne mozzafiato e gambe perfette.
E’ inutile che continuiamo a meravigliarci dell’ennesimo femminicidio o della nuova violenza di gruppo su una ragazzina perpetrata da minorenni.
I modelli sono questi. Se su un cartellone pubblicitario la violenza su una donna è normale, se in una trasmissione televisiva viene mostrato che la massima aspirazione di una ragazza è quella di essere voluta e concupita dal più figo di turno, non possiamo stupirci che i giovani maschi escano in strada come andando a caccia..
E’ un circolo vizioso che va interrotto. Con prese di posizione forti, sia sulla pubblicità che sui programmi tv. E senza paura di apparire bigotte o, appunto, vetero-femministe, manco fosse una parolaccia.
E’ come se in questi ultimi decenni, il legittimo desiderio di affermazione sul lavoro ci avesse fatto lasciare indietro temi che pensavamo in parte risolti come la parità sessuale. E non è un caso che alla sempre maggiore affermazione delle donne sul lavoro stia corrispondendo una sempre maggiore violenza cieca a livello domestico e di relazione.
Ma se questo processo viene rafforzato da pubblicità e programmi che confortano un pensiero maschile distorto, allora vedremo sempre più tragedie con le donne come vittime.
Dobbiamo ritrovare l’indignazione per pubblicità come quella di questi stivaletti. Dobbiamo protestare contro programmi lesivi della dignità femminile. Perché non è una vergogna né una diminutio affermare la propria dignità. E a capirlo devono essere soprattutto le ragazze più giovani. Per le quali tutta questa violenza, psicologica e purtroppo anche fisica, sta diventando una drammatica normalità.

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