Turchia. I servizi avevano avvertito per tempo del golpe governo e forze lealiste. Le reazioni contrastanti del mondo

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Di Pino Salerno

Il fallito colpo di stato in Turchia di venerdì scorso sarebbe dovuto in origine scattare non la sera del 15 luglio ma prima dell’alba del giorno seguente: il piano fu però scoperto dagli agenti del Mit, i servizi nazionali d’informazione, e costrinse gli aspiranti golpisti a entrare anticipatamente in azione, probabilmente pregiudicandone le possibilità di riuscita. Nel frattempo, la stessa intelligence aveva già provveduto, nel giro di appena mezz’ora, a trasmettere alle Forze Armate lealiste le informazioni in proprio possesso: ottenute intorno alle 16 locali, le 15 italiane, erano state comunicate alle 16,30 dal capo del Mit, Hakan Fidan, al numero due dello stato maggiore interforze, generale Yasar Guler. La sequenza è stata ricostruita dall’agenzia di stampa ufficiale ‘Anadolu’, sulla base delle indiscrezioni fornite da fonti riservate, e nella sostanza è stata confermata dagli stessi vertici militari con un comunicato solenne. Alle 18 di quel giorno vi fu poi una riunione segreta tra il comandante supremo delle Forze Armate, generale Hulusi Hakar, il suo vice Guler, il responsabile dell’Aviazione, Abidin Unal, e lo stesso Fidan. Concluso l’incontro, Hakar impartì l’ordine di chiudere lo spazio aereo nazionale e vietò tutti i voli militari, e i movimenti di truppe e di mezzi corazzati. Dispose anche un’ispezione presso l’Accademia Aeronautica, i cui dirigenti erano in odore di alto tradimento. A quel punto i rivoltosi, venuti a loro volta a sapere di essere stati smascherati, decisero di accelerare i tempi: il golpe, che sarebbe dovuto iniziare alle 3 del mattino, fu avviato alle 21. E fallì, anche se prima furono comunque catturati alcuni degli ufficiali fedeli al governo turco più alti in grado.

L’Alto commissario Onu per i diritti umani finalmente denuncia la barbarie di Erdogan

L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha esortato le autorità turche a rispondere al tentativo di colpo di Stato rafforzando la protezione dei diritti umani e le istituzioni democratiche ed ha espresso “grave allarme” per la sospensione in massa di giudici e pubblici ministeri. Dato il gran numero di persone detenute in Turchia dopo il tentato golpe, l’Alto Commissario ha inoltre chiesto alla Turchia di “permettere a osservatori indipendenti di accedere ai luoghi di detenzione”. “A seguito di un’esperienza così traumatica – afferma Zeid in una dichiarazione diffusa a Ginevra – è particolarmente importante garantire che i diritti umani non siano svenduti in nome della sicurezza e nella fretta di punire coloro che sono percepiti come responsabili”. Zeid ha espresso particolare preoccupazione per l’alto numero di giudici e pubblici ministeri sospesi e per le notizie di ordini di detenzione emessi contro molti di loro. “Questo solleva anche preoccupazioni relative alla detenzione arbitraria”, ha detto.

La Commissione europea: la situazione in Turchia solleva “qualche preoccupazione”, ma solo per la pena di morte

Ciò che sta avvenendo in Turchia suscita “qualche preoccupazione”, ed è “chiarissimo” che  un’eventuale reintroduzione della pena di morte sarebbe “motivo di esclusione a priori dai negoziati” per l’adesione all’Ue, ma “la Turchia è un nostro vicino e non possiamo non dialogarci”. Questo il messaggio del commissario Ue all’allargamento Johannes Hahn davanti ai membri della commissione affari esteri del Parlamento europeo, riunita in sessione straordinaria a Bruxelles. Al momento “si contano 8mila arresti nell’esercito e 12mila funzionari sospesi, trasferiti o licenziati nell’ambito della giustizia, dell’amministrazione ma anche dell’esecutivo – ha dichiarato Hahn – e non siamo ancora arrivati alla fine. Ad oggi almeno il 20% della magistratura risulta sospesa o trasferita, il che incide sulla qualità del funzionamento del sistema giudiziario”. Negli ultimi mesi diversi provvedimenti del governo turco hanno “suscitato molte preoccupazioni”, come “la revoca collettiva dell’immunità di alcuni parlamentari, l’arresto di giornalisti e di membri del mondo accademico”, ha precisato Hahn, ma la non-reintroduzione della pena capitale è “criterio irrinunciabile” per portare avanti i negoziati di allargamento, “inutile discuterne oltre”. “Non dimentichiamo che il 15% del Pil turco viene dal turismo, che è praticamente crollato in provenienza dall’Ue, cosa che ha gravi conseguenze per esempio sugli investimenti esteri già calati in passato”, ha sottolineato il commissario. “La Turchia per noi è il sesto partner commerciale, ma l’Europa per la Turchia è di gran lunga il primo. Di gran lunga siamo il primo investitore estero nel paese e il partner politico più affidabile”, ha aggiunto. E sul rafforzarsi delle relazioni fra Ankara e Mosca, Hahn ha chiarito che la situazione potrebbe avere “sviluppi piuttosto positivi”, in particolare per la risoluzione del conflitto in Siria.

La presidente Boldrini: l’iniziativa di Erdogan si chiama repressione ed è intollerabile

“Quando si arrestano migliaia di persone arbitrariamente è repressione ed è qualcosa di intollerabile per un paese che dice di voler entrare nell’Unione europea. Quello che sta accadendo in Turchia ci deve preoccupare ed è inaccettabile”, ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini durante la cerimonia del Ventaglio con l’Associazione Stampa Parlamentare. “L’accordo tra Turchia e Unione europea sui richiedenti asilo va superato perché non ci sono i presupposti giuridici e politici di uno stato di diritto che garantisca sicurezza”, ha aggiunto Boldrini che si è poi soffermata sulla attuale situazione nella Ue: “Non possiamo permetterci lo stallo che attualmente vive l’Europa, all’interno c’è chi vuole andare avanti, fare avanguardia e chi vuole fare retroguardia. L’Europa a due velocità esiste già ma ora non possiamo fermarci, dobbiamo fare in modo che quest’Europa cambi, mettere al centro una politica economica diversa”.

La repressione della stampa libera. Mercoledì all’Ambasciata turca sit-in di Fnsi, Articolo 21 e Usigrai 

Fnsi, Articolo21 e Usigrai organizzano per mercoledì alle 15 un sit-in davanti all’ambasciata turca a Roma, in via Palestro, per dire ancora una volta: #NoBavaglioTurco. “La repressione del presidente Recep Tayyip Erdogan dopo il fallito golpe del 15 luglio si sta abbattendo anche sui giornalisti e sulla libertà di stampa in Turchia – spiegano in una nota -. Ne è convinto anche Can Duendar, direttore del quotidiano Cumhuriyet condannato in primo grado a cinque anni e dieci mesi per ‘rivelazione di segreto di Stato’, che, intervistato dal Corriere della Sera, osserva: ‘I mezzi di informazione filo-governativi hanno già iniziato la caccia alle streghe contro i giornalisti di opposizione’. E aggiunge: ‘La situazione peggiorerà sicuramente per i media in generale, con un potere ancora più forte nelle mani di Erdogan’”. “Gli arresti dei giudici – prosegue la nota -, le foto dei prigionieri denudati, la chiusura dei siti, la ripresa delle minacce verso gli ultimi media indipendenti, il ventilato ripristino della pena di morte sono altrettanti passi verso la dittatura. L’Europa che ha salutato la ‘democratica elezione’ di Erdogan non può ora fingere di non vedere e di non sapere. Sono ormai anni che il Sultano lavora per zittire il dissenso e assicurarsi il sostegno di media amici. Una situazione che in più occasioni Federazione nazionale della stampa italiana, Usigrai e Articolo21 hanno già denunciato, organizzando momenti di confronto per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni italiane ed europee e per denunciare gli abusi e i soprusi ai danni dei colleghi turchi”. Al sit-in hanno aderito: Ordine dei giornalisti del Lazio, Pressing NoBavaglio, Tavola della pace, Amnesty International Italia, Associazione Amici di Roberto Morrione, Associazione Carta di Roma, LasciateCIEntrare.

Da jobsnews


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