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Ucraina, ucciso giornalista bielorusso impegnato per la libertà di stampa

 

Hanno utilizzato un ordigno artigianale dalla potenza di oltre mezzo chilo di tritolo, una bomba devastante azionata a distanza per ucciderlo. Pavel Sheremet, noto giornalista liberale bielorusso, è morto sul colpo nell’esplosione dell’auto su cui viaggiava nel centro di Kiev.
Sheremet era uscito di casa nella prima mattinata, intorno alle 6.45 italiane, era salito sulla sua vettura ed era partito per dirigersi al lavoro.
Dopo qualche decina di metri la deflagrazione, che ha distrutto l’auto e dilaniato il conducente.
Il primo a darne notizia l’edizione online del quotidiano “Ukrainska Pravda” riportando una dichiarazione del consigliere del ministro dell’Interno ucraino, Zorian Shkiriak.
Quando i soccorsi e i pompieri sono arrivati sul posto hanno trovato bene poco dell’automobile, di proprietà della direttrice della testata Yelena Pritule, e del 44enne noto per il suo impegno in Bielorussia e Russia.
Il giornalista viveva a Kiev da cinque anni, sempre critico nei confronti del presidente bielorusso Alexandr Lukashenko, nel 1997 era stato arrestato mentre preparava un reportage sulla situazione tra Bielorussia e Lituania e accusato di ‘lavoro giornalistico illegale’ e di aver ricevuto denaro dai servizi segreti stranieri.
Fu condannato a due anni di carcere ma scarcerato dopo tre mesi grazie alla pressione di Mosca.
Per il suo brillante impegno nel giornalismo aveva vinto alcuni premi giornalistici europei per la libertà di stampa.
La sua vita è stata spezzata brutalmente da un attentato preparato meticolosamente, a poca distanza da casa sua, all’angolo di via Bohdan Khmelnytsky e Ivan Franko, di fronte a un McDonald che in quell’orario non era fortunatamente affollato come nelle ore di punta della giornata.
Gli inquirenti che stanno effettuando i rilievi sul posto hanno potuto, per ora, accertare solo che la morte di Sheremet è stata provocata dall’esplosivo piazzato sotto il sedile del guidatore.
Il procuratore generale dell’Ucraina Yuriy Lutsenko ha parlato genericamente di ‘pista terroristica’. Il presidente ucraino Poroshenko si è spinto oltre è ha affermato che si è trattato di un omicidio commissionato da chi vuole destabilizzzare ulterirormente la situazione nel Paese.
Nato a Minsk il 28 novembre 1971, oltre a scrivere reportage da indipendente Pavel aveva lavorato per il primo canale tv russo, e poi al programma di analisi settimanale Vremja.
Aveva anche ricoperto l’incarico di responsabile della sezione politica e società per la rivista Ogonyok.
Il New York Times, appena si è saputo del suo assassinio, ha dato la notizia con grande risalto e lo ha descritto come “noto per le sue crociate sugli abusi politici in Bielorussia” e “una spina nel fianco del governo autocratico di Lukashenko”.
Poroshenko e il primo ministro Vladimir Groisman hanno espresso cordoglio per la morte del giornalista. Il primo ha anche sottolineato che conosceva personalmente Sheremet. “Mi dispiace per tutta la famiglia e gli amici” – ha scritto il presidente ucraino sul suo profilo Twitter.
La situazione nel Paese ha registrato nelle ultime settimana una recrudescenza del conflitto. Almeno sette soldati governativi sono morti e altri quattordici sono rimasti feriti nei combattimenti delle ultime 24 ore in Ucraina orientale.
Si è trattato del bilancio peggiore degli scontri con i ribelli separatisti filo-russi da due mesi a questa parte.
Andriy Lysenko, portavoce della squadra che coordina le operazione anti-terrorismo creata dalle autorità di Kiev nell’aprile 2014 all’est, non nasconde le forti preoccupazioni del governo .
Secondo Lysenko, vittime a parte la tensione è sempre più alta nella regione di Lugansk, una delle due roccheforti principali dei secessionisti russofoni, in particolare intorno alle località di Propasna, Krymske e Stanitsa Luganska.
Altri scontri sono in corso nei pressi di Gorlivka, nella regione di Donetsk.
In 27 mesi di conflitto finora hanno perso la vita oltre 9.400 persone.
Ieri, per ribadire la vicinanza dell’Europa al Paese, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, dopo aver incontrato a palazzo Berlaymont, a Bruxelles, il premier ucraino Volodymyr Groysman, ha dichiarato che l’Ucraina può contare sull’Ue, che “non è da sola” perché tutti gli stati dell’Unione sono pronti a sostenerla in tutti i campi, anche in quello della sovranità territoriale e della sua indipendenza.
Lo testimonia la decisione di prolungare le sanzioni contro la Russia, un messaggio chiaro a Vladimir Putin: più implementazione degli accordi di Minsk metterà in campo, meno sanzioni ci saranno.
La speranza, dunque, ancora una volta è appesa alle pressioni economiche visto che quelle diplomatiche e politiche, a parte il cessate il fuoco tra l’altro spesso violato, hanno finora portato ben pochi risultati.

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