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Dieci proposte per una chiesa viva nel contrasto alle mafie

 

“C’è la Chiesa che è Chiesa e quella che non lo é” si potrebbe brevemente sintetizzare così il lungo corso della Chiesa cattolica e il cambio di passo voluto da Papa Francesco per indirizzarla verso il futuro. Tra i giovani parroci e alcune nomine ecclesiastiche recenti si respira una bella aria, quella che non ha paura del futuro e che lo affronta con sincerità e con il Vangelo come guida.

Parte di questa Chiesa ha capito gli errori fatti in relazione al fenomeno mafioso e alle occasioni mancate nel contrasto alle mafie; per questo è giusto lanciare nuove sfide e chiedere di indicare nuovi percorsi per affrontare al meglio la realtà senza far mancare l’appoggio e il contributo di quello che è Chiesa per davvero. E sempre per questo si propongono, qui di seguito, delle idee da inviare alle singole diocesi convinti che, se adottate, potrebbero davvero influire sulla realtà locale in piena sintonia con le volontà di Papa Francesco ed evitare spiacevoli situazioni come quelli avvenuti di recente a Roma, con i funerali di Vittorio Casamonica, o al meridione durante diverse processioni.

La riflessione nasce in seguito ai tanti incontri avuti con le comunità cattoliche e con molti parroci durante le presentazioni del mio libro sui rapporti tra mafia e Chiesa e riflettendo sul pensiero e sulle testimonianze di uomini e donne di Chiesa. Al termine di una lunga chiacchierata, un giovane e bravo parroco, spiazzandomi, mi chiese: se dovessi parlare con il Vescovo, cosa potrei proporgli?

Ecco. Occorre porsi continuamente domande. Occorre trasparenza assoluta e indicazioni ferme da offrire alle comunità parrocchiali e alle loro guide.

1. Inserire degli insegnamenti specifici sulla storia e sulla natura delle organizzazioni criminali all’interno delle facoltà teologiche, delle università pontificie e della pastorale universitaria e di formazione in genere

2. Formare i seminaristi offrendo loro opportunità di studio e di incontro volti ad approfondire il fenomeno mafioso e le sue diverse sfaccettature

3. Organizzare dei veri e propri corsi sui rapporti tra mafia e chiesa chiarendo come e dove la chiesa può intervenire per contrastare le organizzazioni criminali di stampo mafioso favorendo anche lo scambio tra diocesi, facendo in modo che preti e laici possano vedere la realtà meridionale (non solo nelle criticità) e viceversa.

4. Instaurare un rapporto di collaborazione con le forze di polizia al fine di prevenire episodi spiacevoli e modificare il diritto canonico novellando con prese di posizione e linee guida sui comportamenti che la Chiesa locale deve tenere ogni qualvolta se ne presenti la necessità (soprattutto in occasioni di processioni e funerali)

5. Istituire una commissione di studio per analizzare il territorio sotto il controllo della diocesi e offrire indicazioni mirate

6. Adottare dei decreti, senza fermarsi a quelli, da applicare sul territorio diocesano sugli esempi già forniti dalle diocesi di Monreale (escludere i mafiosi dalle confraternite), Acireale (divieto di celebrare le esequie ecclesiastiche per i condannati con sentenza definitiva per reati di mafia) e di Mileto- Nicotera-Tropea (regolamento diocesano per le processioni che, oltre a trasmettere un alto valore simbolico, offre spunti e indicazioni importanti sotto il profilo teologico, liturgico e antropologico, disponendo anche in modo rigoroso la scelta dei portatori e le modalità delle processioni nel territorio della diocesi).

7. Applicare nelle realtà locali le indicazioni fornite dalla conferenza episcopale calabrese nei documenti Testimoniare il Vangelo – Nota Pastorale sulla ‘ndrangheta (giorno di Natale del 2014) e Per una Nuova Evangelizzazione della pietà popolare – Orientamenti pastorali per le Chiese di Calabria (30 giugno 2015) e quella siciliana con il documento Nuova evangelizzazione e pastorale (1994)

8. Occorre applicare le regole europee di controllo qualità nelle procedure amministrative e certificare i bilanci economici delle Diocesi e delle Parrocchie

9. Istruire e intensificare, laddove esistono, corsi per gli amministratori di enti ecclesiastici e per i membri dei consigli ecclesiali per gli affari economici

10. Non limitarsi ad affrontare tutto questo soltanto in Italia ma impegnarsi nell’ottica di una Chiesa globale che sia in grado di attivare dei percorsi di educazione cristiana che investono sull’educazione dei giovani e degli adulti verso una cittadinanza attiva che profumi di legalità al fine di prevenire il dilagare del fenomeno mafioso e il maggiore radicamento.

Non si tratta di proposte compiute ed esaustive che hanno la pretesa di intervenire in modo chirurgico ma semplicemente di spunti di riflessione da offrire e mettere in pratica secondo le modalità che si riterranno più opportune

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