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Voto eretico

 
E’ stato un voto “eretico”. Gli elettori hanno scelto rifiutando, spesso, l’ortodossia di antiche e consolidate convinzioni. Per quanto riguarda “brexit”, nonostante i sondaggi imbroglioni, si sa da 5 secoli che gli inglesi sono moderatamente eretici, soprattutto per interessi personali, come dimostra lo scisma anglicano di Enrico VIII, che non voleva farsi dettare le regole, pubbliche e private, da Roma.
L’eresia degli italiani, invece, che nella loro storia non hanno mai sperimentato una vera e grande Riforma, è stata esercitata nella scelta un po’ dispettosa del secondo turno per l’elezione del sindaco o della sindaca.
Il messaggio che gli italiani hanno mandato alla politica nazionale e locale forse rassomiglia al grammelot del Mistero Buffo e si compone di tante lingue mescolate in contesti diversi. Su tutte, però, prevale la lingua misteriosa dell’astensione e del silenzio che fa intuire disagio, rancore, dispetto, indifferenza, stanchezza, rinuncia, mugugno. Il messaggio al secondo turno è stato forte e chiaro, grazie a un codice binario, dentro o fuori, che ci fatto conoscere il risultato già in tarda serata. Il M5S ha vinto, il Pd ha perso, il centrodestra esiste ma non si vede, la Lega diventa evanescente anche in Lombardia. Naturalmente la realtà è più complessa, ma la semplificazione politica e giornalistica aiuta a capire.
Il voto “eretico” ha squarciato un pezzo di futuro e dietro alla protesta si intravvede un velo di speranza, che se fosse tradita aprirebbe scenari molto inquietanti. Futuro e speranza si tengono la mano e presto sapremo se le due giovani donne elette a Roma e a Torino, in due contesti molto diversi, realizzeranno almeno in parte quanto hanno promesso. Virginia (Raggi) darà un po’ d’ordine ed onestà a una capitale massacrata dalla corruzione e dall’inefficienza? Chiara (Appendino) darà un po’ di vivacità a una Torino risanata, ma rugosa e depressa? Tutti dovrebbero sperarlo, perché il tanto peggio tanto meglio non conviene ad alcuno. Milano ha dimostrato che il centro sinistra può vincere e che il centrodestra sarebbe vivo e vegeto, ma ha iniziato a bisticciare subito dopo la sconfitta di misura, e così il suo elettorato si affida al M5S, ormai vero “partito della nazione”, se deve battere Renzi e il detestato centrosinistra.
Più confuso il futuro dentro il Pd, affollato da “eretici” che vogliono restare cardinali e sono prodighi di buoni consigli, dopo aver dato tanti cattivi esempi, a quella specie di anti-papa che è Matteo Renzi.
La sinistra, ben prima di Renzi, dentro e fuori il Pd, ha abbandonato le periferie e anche gli eretici immaginari hanno smesso di girare per i quartieri che erano “rossi” e adesso sono solo dimenticati. Gli “eretici” della sinistra si sono dedicati ai social media, si sono accomodati nei salotti buoni, si sono concessi a una miriade di compiacenti talk show, dove l’arguto dissidente fa sempre audience.
Dopo l’estate ci sarà una sorta di “terzo turno” per Renzi, con il referendum sulla riforma costituzionale ed eventuali ripensamenti sull’Italicum, che andrebbe corretto, ma con i voti di chi e per fare che cosa? La sinistra Pd e M5S vogliono dare più spazio alle preferenze, che sono il luogo privilegiato del voto di scambio e dilatano i costi elettorali. Altri vorrebbero il doppio turno di coalizione, per ripiombare negli eterni inciuci alla Mastella. La riforma costituzionale, bruttina e scritta male, riduce e rende inoffensivo il Senato, dando quasi tutti i poteri alla Camera, elimina l’inutile Cnel e pone fine ai pasticci del Titolo V tra Stato e Regioni. Sarà più eretica la scelta per un cambiamento radicale e imperfetto votando Sì o quella di votare No per mandare tutti a casa e vedere l’effetto che fa? La scelta è laggiù, oltre l’orizzonte dell’estate, ed è nelle mani di tanti eretici immaginari.

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