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Prostituzione: punire tutti per non fermare nessuno

 

Questo giugno più di 1300 comuni andranno ad elezioni e se c’è un momento in cui la mitologia della “tolleranza zero” attecchisce di più è proprio quello delle elezioni amministrative. Fiumi di candidati consiglieri, accrocchiati alla bell’e meglio per riempire improvvisate liste, non rinunciano al cipiglio da statista mentre, con nonchalance tipica dell’oratore da bar, parlano appunto di cose sicuramente giuste “per sentito dire”, il che toglie loro qualsiasi responsabilità di approfondimento.

La panacea di tutti i mali del mondo è la “legalità”, almeno così si dice tra un caffè e un ammazzacaffè. Certo, i corsi che si tengono al Bar Falco, o al Roxy Bar, sono un po’ lacunosi per quanto riguarda alcune discrezionalità interpretative che i magistrati possono usare, per ottenere una giustizia sostanziale, o per coprire alcune imprecisioni del legislatore. In quei corsi, però, si diventa esperti di politica e allenatori di serie A, difficilmente magistrati. L’unica cosa che deve sapere il candidato consigliere è che la legge va seguita pedissequamente e che non ammette ignoranze. Sempreché non sia egli stesso a parcheggiare male la macchina per cinque minuti. Dai, cinque minuti!

Un grosso capitolo della mitologia da bar, pare la parte più antica, è dedicato alla prostituzione. Per sentito dire, alle prostitute, anche quelle vittime di tratta, un po’ piace prostituirsi e dunque devono: a) pagare le tasse come tutti, b) essere posizionate nelle case chiuse. Sempre per sentito dire, in Germania funziona così e funziona bene.

Già. Peccato che se in Italia, secondo un recente monitoraggio, le schiave del sesso sono circa 120.000 per accontentare un esercito di nove milioni di clienti, in pratica lo stesso numero di votanti di un partito di governo, in Germania sono circa 400.000. Qualcuno potrebbe pensare che questo numero sia così alto perché si è creata una vera e propria fonte di lavoro regolare, ma le prostitute “regolarizzate” sono un numero infinitesimale e le inchieste del giornalismo tedesco ci rivelano una realtà drammatica. L’unica cosa prodotta dalla legalizzazione è stato un atteggiamento di diffusa tolleranza, che ha reso molto più difficile il contrasto alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani. Lo stesso fenomeno si ripete in tutti gli stati membri che hanno percorso questa strada, sino ad arrivare al culmine dei Paesi Bassi che, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, sono la prima destinazione europea per le vittime di tratta di essere umani.

Vallo a spiegare agli amici del Bar Falco (che nel frattempo è stato comprato dai cinesi)! Alle orecchie degli avventori non arrivano certe notizie e la loro “pancia” continua a sostenere che il modello perfetto è la casa chiusa. Nel frattempo le amministrazioni uscenti, che non possono andare contro le leggi dello Stato, per le quali prostituirsi non è reato, si industriano in escamotage per accontentare l’elettorato. Le soluzioni sono tante, ma nessuna mira ad un vero controllo del problema. Principalmente ci si dedica alle multe: intralcio alla circolazione, abbigliamento indecoroso e così via. Perché secondo l’opinione comune una prostituta, con i documenti sequestrati, la famiglia minacciata e picchiata a sangue se non porta a casa quanto stabilito dal prosseneta, può essere seriamente inibita da una multa.

La strada giusta? Pragmaticamente, l’unico modello di contrasto alla prostituzione che ha avuto un serio risultato in Europa è quello svedese. La legge, in quel paese, punisce severamente la domanda e limita l’offerta, comunque depenalizzata, offrendo programmi di recupero realmente efficaci.

È facile profetizzare che in Italia sarà sempre difficile affrontare in maniera produttiva qualsiasi problema, se prima la politica non impara a separare le soluzioni dalle necessità elettorali. La politica dovrebbe indicare la strada alle moltitudini e non il contrario, anche perché il focus di un normale cittadino è, fisiologicamente, il suo giardino di casa. Diverso sarebbe se le persone fossero educate ad interessarsi realmente delle informazioni che propagandano senza sosta.

P.S. Sul tema della prostituzione, neanche a dirlo, c’è molta ipocrisia. Poco tempo fa, nella località di Rimini, dei probi cittadini occuparono le strade del meretricio con una “briscolata notturna contro la prostituzione”. Risultati? Una prostituta dichiarò sui giornali che non aveva mai visto tanti dei suoi clienti tutti insieme. Sarà stata una battuta?

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