Sei qui:  / Opinioni / Wojtyla, Agca e il senso di una scelta

Wojtyla, Agca e il senso di una scelta

 

Trentacinque anni fa, in piazza san Pietro, Giovanni Paolo II rischiò seriamente di morire. A sparargli, come ricorderete, fu un ragazzo turco di ventitre anni, Mehmet Ali Ağca, membro dell’organizzazione terrorististica di estrema destra denominata “Lupi grigi”, il quale fortunatamente riuscì solo a ferirlo e non a portare a compimento il proprio disegno.

La sorte, o se vogliamo, dato il personaggio, la volontà di Dio e della Beata Vergine Maria, volle che papa Wojtyla si salvasse e rimanesse in carica per altri ventidue anni, prima di spegnersi, all’età di ottantacinque anni, il 2 aprile del 2005.

Perché ricordare un evento del genere? Non tanto per il fatto in sé, del quale si è ormai ampiamente parlato e del quale, con ogni probabilità, saprete tutto, bensì per ciò che esso ha comportato nel prosieguo del pontificato di quel sacerdote polacco che, poco più che ventenne, decise di rispondere all’abisso di odio della guerra “con un abisso d’amore”.

Da quel giorno, infatti, il pontificato di Giovanni Paolo II si è trasformato in una testimonianza: di fede, di passione civile, di sostegno agli ultimi, di lotta contro tutti i limiti, a cominciare da quelli imposti dalla propria salute sempre più precaria, fino alla stazione conclusiva di un calvario chiamato Parkinson che negli ultimi tempi lo aveva letteralmente sfinito.

 

Una data storica, dunque, non tanto per ciò che essa rappresenta in sé quanto per ciò che essa ha rappresentato in seguito, avendo impresso una svolta e un senso quasi di martirio a un’esperienza spirituale fra le più intense e affascinanti del Novecento, trattandosi del primo papa non italiano dopo cinque secoli, di un papa venuto dall’est negli anni conclusivi della Guerra fredda e, soprattutto, del primo papa dell’era telematica, del mondo globale e della svolta liberista che ha sconvolto il mondo e che indusse già Wojtyla, ben prima di Bergoglio, a condannare un modello di crescita e di sviluppo disumano e insostenibile.

Il 13 maggio 1981 come punto di svolta, quindi, come emblema di un cambiamento nel modo stesso di intendere la fede, passando dalla gioia all’affidamento totale, nel caso specifico a Maria, e trasformando quest’amore infinito per la figura mariana in una guida, nel motore di uno sforzo strenuo, senza risparmiarsi mai, senza fermarsi nemmeno per un istante al cospetto di una malattia invalidante che l’uomo Wojtyla non solo accettò ma che decise, anzi, di sfidare senza cedere mai allo sconforto.

Per questo lo ricordiamo ancora con affetto; per questo, a proposito delle posizioni assunte da Bergoglio, specie sul piano sociale, abbiamo parlato più volte di una continuità e di un percorso che viene da lontano; per questo ci sentiamo vicini, da laici, a chi compie una scelta tanto difficile quanto sicuramente bella come quella del sacerdozio, vivendo la propria vita con una pienezza ed un’autenticità ammirevoli, con uno sforzo costantemente rivolto a rendere migliore la nostra comunità.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE