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L’opinione pubblica in Francia c’è e si batte

 

La furibonda lotta sindacale contro il jobs act francese è anche una reazione al furto di rappresentanza. La modifica delle regole del lavoro, infatti, nasce come un atto del governo, che salta la discussione in parlamento, utilizzando una procedura atipica su un tema a forte impatto sociale. Tutto a norma di legge, ma con l’intento dell’esecutivo di imporre ai cittadini il proprio punto di vista, a prescindere dai loro rappresentanti nel parlamento.

Il depotenziamento del parlamento da parte del governo è un processo di radicalizzazione del potere che conosciamo bene in Italia.
Ma qui l’erosione della rappresentanza politica continua a base di leggi elettorali, sempre più separative degli eletti dagli elettori. Dopo il porcellum, c’è  l’Italicum, ma la direzione è sempre quella: far diventare Camera e Senato dipartimenti di Palazzo Chigi, dove principalmente si ratificano le decisioni del governo del partito maggioritario.
Così, la separazione dei poteri, garanzia funzionale al loro reciproco equilibrio, cede il passo all’ipertrofia dell’esecutivo. Che ingloba il legislativo e silenzia la magistratura. Una democrazia così scompensata può essere salvata solo da un’opinione pubblica consapevole del rischio e reattiva.
In Francia c’è e si batte. Anche in Italia si seguono i  disordini oltralpe con grande apprensione.
Potrebbe saltare l’avvio degli europei di calcio.

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