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Trent’anni di internet: come siamo cambiati da allora

 

Trent’anni dall’avvento di internet nel nostro Paese ed è sotto gli occhi di tutti quanto siamo cambiati da allora. Trent’anni in cui è cambiata la politica, sono mutati per sempre gli equilibri internazionali, sono morti i partiti storici e Tangentopoli ha decapitato l’intero sistema della cosiddetta Prima Repubblica, lasciando spazio a quella che Cirino Pomicino ha giustamente ribattezzato “la Repubblica delle giovani marmotte”.
Trent’anni, quasi una vita e la trasformazione di uno strumento di ricerca in un mezzo indispensabile per il nostro agire quotidiano, avendo reintrodotto, grazie all’avvento dei social network, quella dimensione sociale e comunitaria che purtroppo è andata sempre più perdendosi nel contesto reale dell’esistenza.
Ed è proprio questo aspetto singolare che colpisce maggiormente: internet, fautore di tante solitudini, di tanti distacchi e di tante chiusure in se stessi, nonché vettore tecnologico del liberismo economico, si è trasformato, nell’ultimo decennio, nell’esatto opposto, riavvicinando in parte le persone e ricostruendo, sia pur solo in forma virtuale, quel senso di comunità che altrove sembra essersi dissolto.
Ha anche numerose controindicazioni, sia chiaro: il linguaggio si è imbarbarito, la violenza verbale è diventata all’ordine del giorno, alcuni rapporti si sono trasformati in relazioni platoniche, prive di ogni autenticità, e si è affermato un modo di intendere e di praticare la politica alquanto indiscutibile; tuttavia, non c’è dubbio che da allora nulla sia stato più come prima e che con questa rivoluzione sia necessario confrontarsi, tentando di trarne gli aspetti positivi, separandoli dagli altri.
Un buon rapporto con la rete, del resto, non serve solo a costituire un partito che, per demerito dei competitori, arriva primo alle elezioni; serve anche a semplificarsi la vita, ad acquisire conoscenze altrimenti impensabili, a non perdere di vista vecchi amici, a entrare nel contesto di questo mondo globale da protagonisti anziché subirlo e arrancare nelle retrovie.
Anche noi di Articolo 21, a pensarci bene, esistiamo grazie a quest’invenzione, anche noi abbiamo potuto condurre innumerevoli battaglie servendoci di questo strumento, anche per noi è stato più semplice, con l’avanzare delle nuove tecnologie, far passare nell’immaginario collettivo l’idea di una democrazia a rete, basata sui beni comuni, sul rispetto per il prossimo, sulla collaborazione costante e senza escludere nessuno fra mondi differenti, sul confronto partecipato e sull’assunzione collettiva di decisioni, cooperando e confrontando le diversità in un dialogo costante e aperto come mai lo era stato in precedenza.
Diciamo che questo strumento insolito e rivoluzionario ha costituito la più grande rivoluzione gentile che si sia mai vista, giunta non a caso in concomitanza con i cambiamenti geo-politici che caratterizzano la fine degli anni Ottanta, e che oggi può imboccare due strade antitetiche: trasformarsi nel più importante mezzo d’informazione che sia mai esistito, al servizio dei cittadini e della costruzione di una comunità informata e in grado di decidere in piena autonomia, oppure divenire il randello moderno nelle mani dei regimi autoritari striscianti che stanno cominciando ad insinuarsi pure in Occidente.
Starà al nostro impegno, alla qualità della nostra legislazione, alla nostra passione civile nel difendere un tema cardine della democrazia del presente e del futuro e alla nostra vitalità nel rinnovarci, nell’uscire da schemi ormai ampiamente superati e nell’abbandonare porti sicuri per scoprire la meraviglia di una navigazione senza certezze ma ricca di emozioni, starà a noi insomma conquistarci un avvenire all’altezza o perderlo definitivamente, consegnandoci nelle mani di tirannie assai più pericolose rispetto al passato, proprio perché subdole, capaci di penetrare senza farsi scoprire a abilissime nel mimetizzarsi e nello spacciarsi per democrazie compiute.
Internet non può essere un dominus ma senz’altro è e sarà sempre di più un destino, il luogo dove saremo chiamati ad annullare la nostra personalità o a riscoprirla e ad affermarla grazie a modalità comunicative senza precedenti, l’orizzonte in cui avremo nuovamente un cittadino arbitro o drammaticamente un cittadino suddito e subalterno alle decisioni di lobby, multinazionali ed esponenti politici ridotti a marionette. Dipende da noi, e l’accesso universale alla banda larga ha oggi la stesse funzione che ebbe negli anni Sessanta il maestro Manzi: alfabetizzare e far uscire dall’arretratezza milioni di persone. È una frontiera che vale un secolo, un traguardo da raggiungere, un obiettivo che ci dirà cosa siamo diventati, quale livello di civiltà abbiamo raggiunto e, soprattutto, se ci sia ancora spazio per una forza politica che pone il tema dell’emancipazione degli ultimi dall’ignoranza e dall’indigenza al centro del proprio agire.

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