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I FRANCESCANI E L’EVANGELIZZAZIONE DI STRADA, CANTI E MUSICHE PER ‘SVEGLIARE’ IL MONDO

 

12 frati minori conventuali originari di quattro diversi continenti a Castrovillari per weekend di evangelizzazione di strada

Erano le 23 di venerdì e la città di Castrovillari (CS) sembrava vuota quando noi, 12 frati minori conventuali originari di quattro diversi continenti, siamo arrivati in pulmino. Non vedendo nessuno in giro, mi sono chiesto per l’ennesima volta come sarebbe andato quel weekend di evangelizzazione di strada che per il quale eravamo stati chiamati.

Più specificamente, avremmo potuto realizzare incontri significativi con la gente di questa bella ma  piccola città nelle 40 ore che avevamo a disposizione prima di dover tornare al Collegio Seraphicum, per riprendere le lezioni di teologia lunedì mattina?

 

Nel portabagagli tutto era pronto: gli amplificatori, i microfoni e gli strumenti… tutto ciò che serviva  per scatenare una festa in mezzo alla strada, con canti, balli, momenti di annuncio forte,  preghiera spontanea e le confessioni.

Nonostante due anni di esperienze di questo genere di “pazzia francescana”, ispirata dalla chiamata di  Papa Francesco nel novembre 2013 ai religiosi di svegliare il mondo, l’imprevedibilità dell’attività ancora mi fa nascere dei dubbi nel cuore prima di uscire sulla strada.

Questa volta le incertezze erano ancor di più in quanto una evangelizzazione, programmata da mesi per quel fine settimana, era saltata solo quattro giorni prima, e subito dopo, attraverso un nostro superiore, si era presentata questa nuova possibilità, a Castrovillari. E adesso, arrivati in questo centro calabrese, erano passate meno di 48 ore da quando, dopo preghiera, discernimento, discussione e confronto con i superiori, avevamo preso la decisione di partire. Forse era questo che Dio ci stava chiedendo di fare…?

La mia riflessione interiore si interrompe con l’arrivo a destinazione: eccoci qua, davanti alla chiesa di San Francesco di Paola, parrocchia gestita dai nostri confratelli, proprio al centro di Castrovillari. È il guardiano, padre Paolo Sergi, che ci accoglie, offrendoci the caldo prima che ci buttiamo a letto, esausti  dopo il viaggio e una settimana intensa di studio.

La mattina dopo passano in rapida successione la preghiera delle lodi, l’ufficio e la santa messa con la comunità. Meditiamo insieme la preghiera davanti al crocifisso di San Francesco. Padre Paolo ci dà delle indicazioni pratiche, prendiamo gli strumenti e le immaginette con la benedizione di San Francesco, e poi finalmente ci buttiamo in mezzo alla gente che passeggia e fa la spesa nel mercato all’aperto.

Alcuni di noi cantano mentre altri si avvicinano ai castrovillaresi per salutarli, chiacchierare e pregare con e per loro, anche lì, in mezzo alla strada. Così nascono tantissimi piccoli incontri tra le bancarelle, sia con i mercanti che con chi fa la spesa. Come sottofondo si diffonde nell’aria il suono di canti in lingua inglese, swahili, francese e italiano. Incontriamo gente felice, gente che soffre per la crisi economica, gente che chiede una benedizione.

Le reazioni sono diversissime tra di loro. Qualcuno condivide una sofferenza, altri rifiutano la nostra offerta di preghiera salutandoci  cordialmente ma dicendo di non credere. Tanti rimangono sorpresi quando spieghiamo loro che non siamo lì per raccogliere soldi, qualcuno comunque insiste nel volerci regalare frutta e verdura.

Appena rientrati in convento padre Paolo ci chiama per salire in macchina. L’autostazione è piena di ragazzi che stanno uscendo da scuola. Ci mettiamo in moto e cinque minuti più tardi scendiamo dal pulmino, il canto già sulle labbra, davanti a qualche centinaia di teenager. Incuriositi e allo stesso tempo intimiditi dalla vista di 12 frati di tutti i “colori” che cantano, i ragazzi ci osservano ma nessuno si lascia coinvolgere facilmente. Siamo noi a dover avvicinarci per salutarli, scambiare due parole sul perché della nostra presenza e invitarli per la sera, a stare insieme sulla strada.

Il pranzo e il riposino passano in un batter d’occhio e ci troviamo di nuovo ad uscire il pomeriggio,  questa volta nel centro commerciale del paese. Poca la gente che frequenta il centro nell’ora e mezzo che siamo lì, ma ci divertiamo lo stesso, cantando e suonando con una gioia che mi sorprende,  salutando, parlando e pregando con i pochi che passano.

A fermarsi con noi per cantare e suonare sono due giovani dell’Albania che avevamo incontrato la mattina all’autostazione. Prima di ripartire per il convento loro accettano di condividere con noi un  momento di preghiera, un tempo in cui intercediamo spontaneamente per la loro vita e le situazioni particolari che stanno vivendo.

Sono proprio questi due giovani albanesi che dopo, mentre facciamo la festa del vangelo in piazza dalle 22.00 in poi, diventano evangelizzatori. Uno dei due ci accompagna con la musica, alternando tra il djembe, la chitarra e il violino mentre cantiamo e testimoniamo Gesù Cristo alle centinaia di passanti  che si fermano. L’altro dei due, che si era detto “non credente”, continua a portare diversi amici per parlare con noi, chiedendo anche di pregare per loro.

Forte anche la presenza della “Gifra” (Gioventù Francescana) che insieme con alcuni parrocchiani  accoglie il nostro invito spontaneo di animare qualche canto in modo di liberare più frati per poter parlare tu a tu con i tanti giovani spettatori. Seguono altri belli incontri anche con molte persone che si definivano atee e non credenti, e pure con alcuni giovani musulmani. Come sempre, ascoltiamo, offriamo di pregare con e per loro, e quando è possibile parliamo della salvezza di Gesù Cristo e  dell’incontro personale con la Sua grazia che Lui ci offre nella Chiesa e nei sacramenti.
ECCO I VIDEO DELLA SERATA 
C’è ancora tanta gente pronta a parlare con noi quando ci fermiamo a mezzanotte, ma la mattina dopo ci  aspetta un’altra tappa di evangelizzazione. Domenica i nostri sacerdoti e il diacono danno una mano per la celebrazione delle messe e per le confessioni, mentre noi frati non-sacerdoti serviamo le messe, salutiamo la gente all’entrata della chiesa, suoniamo e cantiamo con i giovani che animano, ed uno di noi offre una testimonianza di fede alla messa principale con le famiglie.

Finiti i saluti  e gli abbracci con la gente e i giovani a cui ci siamo molto affezionati in poco tempo, pranziamo con la comunità dei frati. Un ringraziamento a loro per la cura materna (proprio quanto raccomandato da San Francesco) dimostrata in questi giorni e quindi saltiamo sul pulmino per intraprendere il viaggio di ritorno a Roma.

Sopraffatto dalla stanchezza, ma col cuore traboccante di pace e di contentezza, chiudo gli occhi e mi lascio prendere dal sonno. Le domande che mi turbavano all’inizio del weekend ormai sembrano insignificanti. Non posso sapere come e quanto il Signore ha lavorato attraverso le nostre attività, ma sento che abbiamo potuto condividere il Suo amore in questi giorni, e che amando ci siamo scoperti amati da Lui.

Fra Andrew Hochstedler – Sveglia francescana

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