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Due o tre cose su Trapani

 

Di Rino Giacalone

Il 2 aprile segnerà i 31 anni dalla strage mafiosa di Pizzolungo, ma il ricordo contrasta con una realtà dove regna la negazione della realtà.

Arriviamo al 31° anniversario della strage mafiosa di Pizzolungo con una mezza verità giudiziaria. Conosciamo i mandanti, la cupola mafiosa palermitana e trapanese, conosciamo gli esecutori, tutti però non più processabili perché assolti in Cassazione o intanto morti ammazzati nelle faide di questi decenni.

Continuiamo a non conoscere il perché fu piazzata quell’autobomba sulla maledetta curva di Pizzolungo, destinata al pm Carlo Palermo e che fece strazio di una famigliola, Barbara Rizzo Asta e i suoi due gemellini Salvatore e Giuseppe furono annientati da quel tritolo.

Ma dobbiamo dire che non c’è stato mai un corale impegno perché possa essere scritta questa verità. Come se la cosa riguardasse la vittima designata e i familiari di chi ha perduto a Pizzolungo la propria vita. Da poco meno di 10 il Comune di Erice e Libera sono riusciti ad accendere la fiaccola del ricordo. Dal 2008 l’appuntamento a Pizzolungo è segnato su tante “agende” della società civile. Il 2 aprile ci si ritrova a Pizzolungo a conclusione di una serie di incontri sotto il tema del “Non ti scordar di me”.

Appuntamenti confermati anche per questo 2016. Appuntamenti che sono stati scanditi da un obiettivo, quello di rendere concreta la speranza di Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime di Pizzolungo, perché sul luogo della strage venisse realizzato il “parco della memoria e dell’impegno”.

Il 2 aprile il “parco” prenderà anima, è stato sistemato, saranno collocati dei giochi per i bambini, così che Salvatore e Giuseppe possano ritrovarsi a giocare con i loro coetanei, Barbara e le altre mamme vigileranno su di loro che intanto se lo vorranno avranno possibilità di “conoscere”.

All’interno del parco un manufatto è stato recuperato e sarà luogo per fare laboratorio, per trovare memoria e pensare meglio al futuro cominciando dal far essere diverso il presente. Un grande impegno dell’amministrazione di Erice guidata dal sindaco Giacomo Tranchida, dai tecnici e funzionari del Comune, qui sono stati spesi i soldi dei risarcimenti derivanti dal riconoscimento del danno in sede giudiziaria nei processi dove il Comune ha chiesto di costituirsi parte civile contro i mafiosi alla sbarra, ma anche i fondi arrivati dallo Stato per le iniziative legate allo sviluppo coniugato alla legalità.

L’aria che però si respira attorno a Pizzolungo non è così tanto diversa da quella che si respirò quel 2 aprile 1985. Continua l’eco delle parole pronunziate da quel sventurato sindaco di Trapani dell’epoca, Erasmo Garuccio, che sostenne davanti ai corpi straziati delle vittime, quando ancora non erano stati composti nelle bare, che la mafia a Trapani non esisteva.

E’ di questi giorni che abbiamo saputo di una conviviale che in quei giorni ebbe quel sindaco ospite e della ilarità che scoppiò su quella sua frase, Garuccio anche in quella occasione disse che la mafia non esisteva guardando ai commensali e quei commensali risero a crepapelle, il collaboratore di giustizia Nino Birrittella proprio di recente in un verbale di interrogatorio reso in Tribunale ha ricordato quella circostanza, c’era anche lui, allora insospettabile mafioso seduto a quel tavolo, assieme ad altri, mafiosi o amici dei mafiosi, “abbiamo riso tutti – ha detto – e intanto ci guardavamo l’un con l’altro, altro che la mafia a Trapani non c’era, molti eravamo seduti proprio a quel tavolo”.

L’aria si respira non è diversa perché nonostante Cosa nostra trapanese grazie al lavoro di alcuni magistrati, non tutti per carità, è stata colpita, a Trapani funziona la regola negazionista, ieri la mafia non c’era oggi ci dicono che è sconfitta e con questo ragionamento si vuole contrastare la nuova offensiva giudiziaria che ogni giorno colpisce i patrimoni dei mafiosi.

Solo il latitante Matteo Messina denaro lo ha capito: in quel pizzino diventato famoso trovato nel covo di Binnu Provenzano a Montagna dei Cavalli, Messina Denaro scriveva che l’azione giudiziaria stava portando ad “arrestare” anche le sedie dove stavano seduto i mafiosi intanto finiti in manette. Le sedie non sono altro che i beni per milioni e milioni di euro che sono stati sequestrati e confiscati.

La mafia trapanese nel 2016 continua ad avere le caratteristiche di quel 1985, chi la vuol vedere riesce a vederla, ma sono pochi coloro i quali mostrano di avere vista buona, per i più non esiste, la mafia mantiene impercettibilità grazie ai collusi e ai conniventi che trovano una società civile pronta a capire come ci si deve comportare.

E l’informazione mette anche del suo, vedendo le indagini dove non ci sono e nascondendo le vere indagini. D’altra parte il rapporto mafia e informazione è lo stesso rapporto che la mafia ha intessuto con la politica, l’impresa, l’economia. I giornalisti sono ancora oggi minacciati, intimiditi, ma ci sono i giornalisti che hanno scelto collusioni, connivenze, convenienze, ci sono i giornalisti che preferiscono restare indifferenti e quelli che dicono che certi accadimenti sono provocati dall’esasperazione dell’antimafia.

Non c’è dubbio che se in questi 31 anni Pizzolungo, la memoria di quella strage non è stata cancellata, lo si deve al lavoro di tanti giornalisti, pochi quelli trapanesi, numericamente maggiori quelli arrivati da lontano, ma è grave che ancora oggi il mondo dell’informazione mostri aspetti di disattenzione a tutto vantaggio di una mafia che se è vero che non ha vinto è pur vero che non passa giorno che riesca a collocare nuovi punti a suo favore.

A Trapani la mafia militare è dormiente per ordine di Matteo Messina Denaro, ma quella che si occupa di politica e impresa è viva e vegeta. Ce lo raccontano gli ultimi sequestri compiuti anche se per alcuni piccoli sprovveduti sono vicende raccontate da una “stampa cazzara”.

E’ da tempo nostro l’assunto che fu di Mauro Rostagno quando pubblicamente in tv disse che qualcuno lo aveva invitato ad abbassare i toni, “meglio un giornalismo che esagera ad un giornalismo che nasconde le notizie”. Oggi è ancora così, c’è chi vorrebbe celate alcune notizie e di questo assunto sono anche alcuni giornalisti.

Non parliamo poi di alcuni editori, in questo caso per fortuna attendiamo responsi di natura giudiziaria che metteranno tutto in chiaro.

Trapani, Pizzolungo, la strage e la mafia non sono capitoli chiusi e per questa ragione ritrovarsi il 2 aprile a Pizzolungo è un appuntamento irrinunciabile.

Non la pensano così all’Università di Trapani dove hanno chiamato a raccolta professionisti del mondo giudiziario e studenti per la stessa data per parlare di mafia tra realtà criminoloigica e approccio giudiziario. tra i relatori anche chi sostiene che la mafia ha perso e chi ritiene che mafia e politica non sono andati a braccetto nella realtà trapanese.

Vorremmo ascoltare ma preferiamo andare a Pizzolungo, dobbiamo andare a Pizzolungo, dove respireremo anche un po’ di quell’aria buona che ci ha lasciato Santo Della Volpe a cui è dedicato un concorso giornalistico riservato agli studenti bandito quest’anno nell’ambito del “Non ti scordar di me”.

La lezione giornalistica fatta l’anno scorso proprio qui ad Erice da Santo non la dimentichiamo: lavorare per chiamare a raccolta le migliori energie per sconfiggere le nuove omertà.

Erice, il programma delle manifestazioni

Da liberainformazione

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