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PAPA FRANCESCO, IN MESSICO COME A LAMPEDUSA PER ESSERE VICINO AI MIGRANTI

 

E’ previsto che papa Francesco renda omaggio ai migranti morti nel tentativo di attraversare a nuoto il Rio Grande, fiume che segna il confine, ripetendo in un’altra forma lo stesso gesto compiuto a Lampedusa.

Con i risultati a sorpresa dei caucus in Iowa sta entrando in queste ore nel vivo la corsa alla Casa Bianca. E l’immigrazione si profila sempre di più come uno dei temi destinati a dominare la campagna elettorale, soprattutto tra i candidati Repubblicani. Proprio la questione dei latinos che cercano di entrare negli Stati Uniti – però – sarà anche uno dei temi chiave dell’ormai imminente viaggio di papa Francesco in Messico. Con una giornata che si profila particolarmente significativa: quella di mercoledì 17 febbraio, quando papa Francesco farà tappa a Ciudad Juárez, la città dello Stato di Chihuahua che si trova proprio sul confine con gli Stati Uniti, di fronte a El Paso, seconda città del Texas. Qui – è stato reso noto nei giorni scorsi in Messico – è previsto che papa Francesco renda anche omaggio ai migranti morti nel tentativo di attraversare a nuoto il Rio Grande (il Rio Bravo per i messicani), il fiume che segna il confine, ripetendo in un’altra forma lo stesso gesto compiuto a Lampedusa.
Ciudad Juárez è per tanti migranti provenienti da Paesi come il Salvador, l’Honduras o il Guatemala l’ultima tappa del lungo viaggio verso nord, sempre alla ricerca di un coyote, un passatore in grado di far loro attraversare il confine. Unatragica capitale della tratta degli esseri umani, tragedia tante volte denunciata con forza da papa Francesco. E non a caso, con le sue croci rosa, è anche la città simbolo a livello globale della piaga dei femminicidi: i volti della violenza, infatti, in Messico si richiamino tragicamente l’un l’altro.

Vale allora la pena allora di segnalare che questa tappa così significativa per Bergoglio cadrà a meno di due settimane dal 1 marzo, il super martedì, la giornata cruciale delle primarie Usa che vedrà al voto contemporaneamente ben 15 Stati. E tra questi il più importante sarà proprio il Texas, che si trova subito al di là del muro di cemento innalzato dagli Stati Uniti per fermare l’ingresso dei migranti. Non ci vuole molto a immaginare – quindi – che sui grandi network americani le sequenze del Papa a Ciudad Juárez si intrecceranno con quelle della campagna elettorale.
Già in settembre – a Washington – papa Francesco aveva affrontato in maniera diretta il tema dei migranti, parlando al Congresso. «Migliaia di persone – aveva detto in quell’occasione – sono spinte a viaggiare verso il nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone». Parole dette dal podio di una Camera dove proprio la maggioranza Repubblicana rifiuta di discutere la riforma migratoria proposta da Barack Obama per affrontare il nodo degli undici milioni di immigrati senza documenti presenti nel Paese ed esposti al rischio delle espulsioni. Su questo tema, dunque, il viaggio in Messico nei giorni cruciali della corsa alla Casa Bianca diventerà per forza di cose una sorta di secondo atto del rapporto tra Francesco e i palazzi della politica a Washington.
Di certo la concomitanza non è una buona notizia per Donald Trump, uscito già fortemente ridimensionato dai primi caucus in Iowa. Oltre che con gli avversari che gli contendono la nomination, si troverà infatti a contrapporsi con l’icona mediatica di papa Francesco, che in qualche modo è il suo esatto opposto: il paladino dei poveri contro il miliardario in politica, l’avvocato del diritto di tutti a cercare un futuro migliore contro il sostenitore dei muri più invalicabili. Va aggiunto che Trump è già il candidato che gode meno del favore dell’elettorato cattolico Usa: secondo un sondaggio dell’autorevole Pew Research Center il giudizio del 53% dei cattolici su di lui oscilla tra poor e terrible. Il loro favore va piuttosto a Marco Rubio, il figlio di immigrati cubani che in Iowa a sorpresa è giunto terzo subito dietro a Trump e non poi così lontano nemmeno dal vincitore tra i Repubblicani, l’evangelical Ted Cruz. Per ovvie ragioni Rubio è il più moderato tra i tre sulla questione migranti e proprio per questo motivo è stato attaccato da Cruz nell’ultimo dibattito televisivo. Quanto ai Democratici tra l’elettorato cattolico il Pew Research Center dà ancora in vantaggio Hillary Clinton su Bernie Sanders di cinque punti percentuali. Vatican Insider

Da sanfrancesco

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