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L’eccezione mediatica di Giulio Regeni, bandiera di libertà

 

C’è qualcosa nella vicenda di Giulio Regeni che sta determinando un’eccezione all’infelice regola dell’oblio sui media di qualunque notizia poco dopo l’apparizione. Se dopo un paio di giorni non si legge più nulla o quasi di quel criminale pazzo che vicino a Napoli ha dato fuoco alla compagna incinta all’ottavo mese, il dramma di Giulio Regeni non esce ancora dal mirino dei media. Non è solo per i dettagli spaventosamente cruenti che di giorno in giorno si apprendono sulla sua fine: anche il bruciare viva una mamma è sfrenatamente feroce. Ma mentre nella vicenda di Pozzuoli c’è un’aura di follia privata, in quella di Giulio Regeni si coglie la dimensione pubblica della sopraffazione del potere che tocca il nervo ancora scoperto del nostro non remoto passato.

Le torture inflitte a Giulio Regeni ci ricordano Via Tasso, la Resistenza, i campi di concentramento: una realtà di appena settanta anni fa che abbiamo cercato di nascondere nelle pieghe della nostra memoria, ma che esiste e resiste nelle nostre coscienze. Anche se conculchiamo questi ricordi e li mettiamo dietro le spalle in ossequio al politically correct dell’attuale conciliazione Europea, non possiamo e non vogliamo dimenticare. Per la Shoah, anzi, abbiamo fissato il 27 gennaio come giorno della memoria.

La bestia umana, sopita dalle conquiste illuministiche dell’Occidente, è sempre sveglia e aggressiva in tante, troppe parti del mondo e oggi dobbiamo prendere atto che lo è ad appena tre ore da Roma. A tre ore da quella città dove, apri il giornale, e leggi che la Senatrice Anna Finocchiaro vuole lanciare un disegno di legge per rendere l’utero in affitto un reato universale dimenticando in quanti paesi è già disciplinato legalmente e tutte le situazioni in cui costituisce un atto di solidarietà. Il Cardinale Bagnasco pretende di imporre al Parlamento le votazioni segrete sulla legge per le unioni omosessuali dimenticando le parole di Gesù sul “Date a Cesare …” e confondendo ancora l’Italia con lo Stato Pontificio. Grillo e Casaleggio sanzionano con multe ciò che per Costituzione è vietato ed uno dei loro adepti si dice pure orgoglioso dell’idea dopo aver giurato come parlamentare il rispetto, proprio, della Costituzione. Un esponente della Lega Nord ha potuto dichiarare che se avesse un figlio gay gli darebbe fuoco.

Il Cairo è ad appena tre ore da Roma ma si tratta, evidentemente, di ore luce, perché mentre al Cairo si tortura e si uccide l’opposizione, a Roma vige una tale libertà di parola da sconfinare nelle parole in libertà, per di più da parte di chi siede nelle stanze dei bottoni.

Educato a questa idea della democrazia, Giulio Regeni ha confuso l’Italia con il mondo e l’errore gli è stato fatale in Egitto. Avrebbe potuto essere più accorto? Avrebbe potuto farsi gli affari suoi? Avrebbe potuto starsene a casa?

No. Non poteva. A quarant’anni non ci sono più gli eroi generosi, gli idealisti, i visionari, i sognatori, gli utopisti. Ma Giulio aveva ventotto anni. Era un giovane italiano cresciuto in uno dei paesi più intimamente democratici del mondo. Ha portato al Cairo la sua giovane italianità. La nostra Italia, con le sue abitudini di vita, ha contribuito a farne l’uomo che è andato al Cairo e le ossa che là gli hanno rotto le hanno rotte alle nostre idee di libertà e di democrazia con le quali lui era stato educato, le ustioni che gli hanno inferto bruciano sulla nostra pelle, gli shock elettrici ai genitali che gli hanno praticato riverberano i loro effetti su di noi. Invece la morte per torsione del collo che ha interrotto la sua lenta agonia non ci limita neanche un po’. Anzi, ci porta ad apprezzare ancora di più la nostra libertà, a rinsaldare il nostro rapporto tra italiani uniti da un comune sentimento di democrazia e ci induce a spingere perché il nostro modo di vivere si diffonda sempre più nel mondo. In questo senso Giulio Regeni è la nostra bandiera che continua a garrire al vento. Non dobbiamo permettere che il suo nome tramonti dalle cronache, ma dobbiamo continuare ad operare ricordando sempre il suo sacrificio e richiamandolo tutte le volte che, nel mondo, si arriverà ad una conquista di libertà e di democrazia.

*Presidente dell’Associazione Migrare

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