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Natura e fede

 
Mai violenza in nome di Dio, non uccidete, incompatibili fede e violenza. Francesco è andato in sinagoga come i suoi due predecessori, ha abbracciato “i nostri fratelli maggiori nella fede”, gli ebrei dunque, ma è sembrato rivolgersi più ai fratelli minori, ai musulmani in guerra, sunniti contro sciiti, ai sunniti che uccidono a Dayr az Zor altri sunniti (bambini, civili), perché figli o parenti di soldati che combattono la guerra civile siriana dall’altra parte. Questo Papa è così, vuol tenere la sua Chiesa fuori dal conflitto, da quello che chiama “guerra mondiale a pezzi” e si appella alle altre religioni monoteiste, perché lo accompagnino nel cammino. Di pace. Gli ebrei romani apprezzano la persona. Vedono che il Papa venuto dalla fine del mondo non ha le stigmate dell’antisemitismo europeo: li guarda in faccia, serra le loro mani, prima di parlare. Quello che avviene tre volte, dice Di Segni, per noi diventa consuetudine. La terza volta di un Papa nella Sinagoga di Roma e, con Bergoglio, la caduta di un muro emozionale e del pregiudizio verso chi avrebbe tradito il messia.
Il family day ruba la scena al Giubileo della Misericordia. I cattolici di rito francescano e ispirazione gesuita, dovrebbero esercitare la misericordia verso il credente che si sente attratto da una persona dello stesso sesso – ”Chi sono io per giudicare?”, si era chiesto il Papa – la misericordia verso le due figlie di Giuseppina La Delfa, fondatrice della fondazione “Famiglie arcobaleno”, e della sua compagna Raphaelle. Ma il Cardinal Bagnasco chiede ai fedeli di manifestare contro quella famiglia in difesa della Famiglia Unica, Autorizzata, Nazionale, basata sul rapporto sessuale e riproduttivo tra un uomo e una donna. Protetta pure dalla Costituzione, secondo Repubblica. Dunque il Presidente Mattarella, cattolico e garante della Carta, sarà vigilante: “Unioni civili, i dubbi del Colle. Pronte modifiche”.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, recita l’articolo 29 della Costituzione, che non vieta , a quel che intendo, il riconoscimento di matrimoni non legati al rapporto sessuale-riproduttivo fra persone di sesso diverso. Tanto più che l’articolo successivo sancisce il “dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. C’è, certo, una sentenza della Corte del 2010 che ha respinto la richiesta di dichiarare incostituzionali 6 articoli del codice civile avversi ai matrimoni gay, ma mi pare molto improbabile che quel pronunciamento possa essere usato per cassare la proposta di legge Cirinnà, che oltretutto parla di “unioni civili” e non di matrimoni, e addirittura di una “formazione sociale specifica”.
Euro scettico o euro tattico? I giornali si chiedono fino a dove voglia arrivare Matteo Renzi nella sua polemica con Junker e con la Merkel. “Il premier minacciava sfracelli -scrive il Fatto- ma voleva solo lo sconto sul deficit”. Per questo “Palazzo Chigi smentisce all’Ansa le indiscrezioni” – dei retroscenisti – “Non esiste alcuna proposta italiana di revisione del Fiscal Compact”. Illo Diamanti, dopo aver spiegato come il mostrare i muscoli con l’Europa a guida tedesca convenga al nostro premier alla ricerca, con il referendum, “di quella legittimazione elettorale che, fin qui, non ha ancora avuto”, poi illustra tutti i rischi che Renzi si sta prendendo: “il rischio di dover ripiegare” davanti all’Europa, il rischio di “legittimare gli avversari politici (euroscettici) invece di indebolirli”. “Ma il rischio maggiore, per Renzi, è di finire nella “terra di nessuno”. Senza una vera identità. Né europeista come la propria base elettorale. Né euro-scettico, come gli elettori che vorrebbe intercettare. Ma euro-tattico. E, dunque, alla fine, solo. Senza bandiera. Senza veri nemici. E senza veri amici”.

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