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Licio Gelli. L’ossessione dell’informazione

 

Quando esistevano ancora il Partito comunista italiano e la Democrazia cristiana, ricordo di aver conosciuto uno degli uomini più potenti della penisola nel periodo repubblicano incominciato con la luminosa giornata del 25 aprile 1945 e proseguito con alterne vicende fino all’attuale, difficile periodo del governo Renzi-Alfano di larghe aperture (anzitutto al berlusconismo) in attesa di elezioni politiche o almeno di quelle regionali, che potrebbero-questo è indubbio- riservare qualche sorpresa agli attuali, ineffabili governanti unitisi senza scrupoli di sorta all’ex sindaco di Firenze.

La carriera di Licio Gelli, “venerabile” della Loggia massonica P2 rinviato a giudizio due anni fa con tutti i suoi complici, esterni e interni alle nostre istituzioni repubblicane, ha inizio negli anni cupi della dittatura fascista e precisamente nel 1936 quando – come è stato raccontato di recente in una puntata di Focus Storia – decide a soli diciassette anni di partecipare alla guerra civile spagnola unendosi ai volontari fascisti impegnati a sostenere il generale Francisco Franco nella repressione della repubblica spagnola proclamata nel 1931 e a sostenere il nascente  regime franchista Lico.

E’ il più giovane legionario del contingente fascista e si distingue in un’azione pericolosa. Viene decorato da Franco in persona e tra i caduti c’è anche il fratello maggiore di Licio, Raffaello, ed è un fatto traumatico che  segna la psicologia del giovane: ai suoi occhi di balilla i “comunisti” diventano il “male assoluto” che sta distruggendo l’Europa.  Dopo la morte del fratello maggiore, Licio viene rimpatriato e ricevuto dal duce a palazzo Venezia. Gelli quasi novantenne ricordava ancora quell’incontro: “Mi fecero entrare nel salone del Mappamondo. Sentii chiamare: “Vieni avanti”. Mi voltai di scatto e  vidi Mussolini, provai una emozione enorme.  Lo salutai battendo i tacchi. Mi venne incontro e mi abbracciò. Ora dimmi: cosa vuoi fare del suo futuro.  Mi disse:” La tua famiglia ha dato un grosso contributo di sangue alla causa fascista. Ora dimmi:” Cosa vuoi fare del tuo futuro? Vuoi continuare a impegnarti? ” Mi propose di frequentare i corsi del Centro di preparazione politica per i giovani.  Accettai con entusiasmo.”

Quando l’Italia entra nella seconda guerra mondiale Gelli diventa ispettore per l’organizzazione dei Fasci all’estero, a Cattaro,un paesino del Montenegro che controlla un tratto di costa di importanza strategica.  Il suo lavoro è simile a quello che si potrebbe definire oggi di intelligence  e così il giovanissimo può rendersi conto dell’importanza che hanno nello stesso tempo lo spionaggio e l’informazione, elementi che gli serviranno molto nel periodo vissuto in Italia dopo la seconda guerra mondiale.  A quegli stessi anni risale un altro evento quasi leggendario nella vita del venerabile: nel 1942 si sarebbe impadronito di una parte della Banca nazionale serba. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche (più che storiche) gli venne affidato il tesoro di re Pietro: 60 tonnellate di lingotti di oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari e due milioni di sterline che gli uomini del SIM (il servizio segreto fascista) avevano prelevato dai forzieri della Banca nazionale serba e nascosto in una grotta. L’oro arrivò effettivamente in Italia via Trieste, e fu consegnato effettivamente alle autorità di Roma. Ma quando nel 1947 il tesoro venne restituito dalle autorità della Banca d’Italia alle autorità jugoslave mancavano 20 tonnellate di lingotti, in parte trattenuti in Argentina proprio da Gelli. E c’è chi pensa ancora che i lingotti ritrovati durante una perquisizione di polizia nelle fioriere di Villa Wanda provengano  da quel tesoro nonostante le smentite del venerabile. Tornato italiano, secondo indiscrezioni attendibili, il giovane incomincia a collaborare con la CIA e, attento come mostra di essere subito alla segretezza e alla trasmissioni grazie al segreto massonico tra “fratelli” di informazioni importanti, si iscrive alla massoneria che collega alla precedente fede nel fascismo mai rinnegata: “Nel 1945 mi spedirono in esilio in  Sardegna: mi davano dieci lire al giorno, un chilo di pane e da dormire. Lì ebbi occasione di conoscere il sindaco della Maddalena, l’avvocato Marchetti, un ex gerarca fascista. Fu lui a parlarmi di massoneria” (che, secondo gli storici vicini al fascismo, il Duce avrebbe- conquistando il potere-del tutto eliminato ma si tratta- purtroppo- di una leggenda non provata da nessuno storico del fascismo, come posso testimoniare anch’io per la mia parte).  Riacquistata la libertà e aver lavorato come assistente del deputato democristiano Romolo Diecidue, negli anni Cinquanta Gelli passa a dirigere-come direttore tecnico- una fabbrica di materassi Permaflex . All’inaugurazione di uno stabilimento è presente il cardinale Ottaviani del Santo Uffizio. “L’area politica di influenza di Ottaviani era quella di Andreotti, spiega il “venerabile” . Grazie agli appoggi della politica e del Vaticano Gelli fa buoni affari e ottiene una grossa commessa della Nato per la Permaflex.

Alla sua nativa ossessione per la centralità delle informazioni e quindi dei mezzi di comunicazione in una società moderna  ha affiancato il suo terzo elemento di forza personale: i rapporti disinvolti con la politica cui unisce il potere occulto della massoneria rispetto al quale non è chiaro se alla società segreto arrivò nel 1959 come ha dichiarato o invece nel 1946 come altri che lo hanno conosciuto bene hanno sostenuto, a cominciare dai giudici che hanno esaminato i suoi probabili reati.  In ogni caso Gelli si muove e raccoglie subito nuovi adepti. Il gran maestro Giordano Gamberini negli anni Settanta (per la precisione nel 1971) gli affida il compito di rivitalizzare una loggia coperta e così nasce la loggia Propaganda 2 o P2 aperta a quelle personalità che non vogliono in nessun modo rendere nota la loro appartenenza alla massoneria. “Nel giro di alcuni anni – ha poi raccontato – raggiungemmo il numero di mille “apprendisti”. Apprendisti si fa per dire: erano tutte persone importanti, cui veniva immediatamente riconosciuto il grado di maestro.”

Così nacque una loggia molto più pericolosa delle altre massoniche presenti in Italia per la capacità di sfondare in settori come il giornalismo, le reti televisive e le magistrature come si ebbe modo di vedere con chiarezza quando i giudici Turone  e Colombo trovarono in una perquisizione nella villa di Castiglion Fibocchi le liste degli affiliati della P2 destinati peraltro con il tempo a crescere di numero e di importanza. A loro si doveva un progetto (a cui si affiliarono personaggi come il banchiere Roberto Calvi e l’imprenditore di Arcore che avrebbero avuto un ruolo – per quello che alcuni indizi mostrerebbero – in vari tentativi di golpe e in grandi stragi come quella del 2 agosto 1980. Sul suo ruolo decisivo vale la pena ricordare almeno quello che scrisse la presidente della Commissione parlamentare sulla P2, Tina Anselmi che scrisse: “La P2 era un’organizzazione che aspirava non alla conquista del potere nelle sedi istituzionali ma al controllo di esse in maniera surrettizia) (….) Gelli era il punto di collegamento fra la piramide superiore nella quale vengono identificate le finalità ultime e quella inferiore dopo esse trovano pratica attuazione.” Un giudizio necessario ricordare in questo Paese così bravo a dimenticare il passato soprattutto quando è poco piacevole.”

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