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Leopolda, declino di un rito trito

 

Urla e slogan di Renzi non riescono a risollevare la Leopolda dall’immagine di declino di un rito trito. Che da luogo di rottamatori decisi a scalare il cielo, si è trasformato in un reparto di terapia di gruppo per affetti da ansia da frustrazione. Talmente tesi, da scaricare lo stress processando la stampa critica e la magistratura che indaga sul Babbo Fatale del capo, che si è stancato di essere inquisito per banca rotta e chiede al figlio di reagire.

Inutile tenere il basso profilo sulla Boschi e evitare di farsi fotografare con lei. Inutile che la ministra insista a difendere padre e fratello che si occupavano di settori chiave nella concessione di crediti sconsiderati della Banca Etruria, dove i massimi dirigenti si sono autoassegnati milioni di euro senza restituirli, dove contavano i rapporti con gli amici di famiglia e le famiglie degli amici, creando così voragini di sofferenze bancarie, sfociate in sofferenze umane di migliaia di ignari risparmiatori senza più un euro. Costretti a comprare titoli spazzatura da chi era costretto a venderli, sotto il ricatto del licenziamento. Fino al suicidio del pensionato di Arezzo.
Di tutto questa inondazione di malaffare non c’è ancora un responsabile, né dimissioni di chi doveva vigilare e tutelare, ma solo un Premier che si vanta e una ministra che si giustifica e sfugge. Renzi conclude questa triste Leopolda urlando che chi specula sulla morte gli fa schifo. Un’autocritica tardiva, ma da apprezzare.

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