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Perché aderisco a Sinistra Italiana

 

Ho molto riflettuto negli ultimi due anni. E non so, né mi importa tanto saperlo, se saranno molti gli attuali  parlamentari del partito democratico e gli  elettori dello stesso partito ad aderire successivamente al nuovo soggetto politico ma, per quanto mi riguarda, non ho dubbi.  Negli ultimi anni, dopo l’esperienza parlamentare fatta nel biennio 2206-2008 in cui-arrivato alla Camera eletto dai comunisti italiani-sostenni l’ultimo tentativo del professore bolognese, al quale continuo ad esser legato -ho riflettuto molto sulla politica italiano, scrivendo prima su La Repubblica e, dopo il mio scontro con Ezio Mauro, su Il Fatto Quotidiano. Ma soprattutto ho continuato a fare il mio antico mestiere di professore di Storia Contemporanea a Torino fino al 2007 e quindi scrivendo i miei libri (l’ultimo si intitola La mafia come metodo ed è uscito con Mondadori Università ed ora lavoro alla Storia  del brigantaggio meridionale 1861-1870 che uscirà, spero, l’anno prossimo.)

Dicevo che non ho dubbi perché una serie di scelte del governo delle larghe intese Renzi-Alfano mi hanno persuaso sulla necessità di impegnarmi ancora nella lotta politica. Sono d’accordo con Stefano Fassina che nell’incontro al teatro Quirino ha detto: “Ci accusano di fare il gioco della destra  ma il gioco della destra lo fa chi fa la destra “con il jobs act ,con l’intervento sulla scuola, con l’Italicum, con la riforma del Senato e della Rai… Questa  manovra iniqua è sinergica al partito della nazione: Renzi ha detto che attua il programma che Berlusconi non è riuscito ad attuare.
E’ arrivato un messaggio significativo dalla presidente della Camera Laura Boldrini:” In tempi in cui continua a soffiare forte il vento dell’antipolitica   è invece di buona politica che c’è bisogno. E proprio perché sono così marcate le distanze che separano il tessuto sociale mi pare potenzialmente alto, persino più ampio che in passato, il campo di azione di una forza progressista che sia  orgogliosa dei propri principi e dei propri valori, consapevole della loro attualità, non più  gravata da quella esitazione politica che in passato ha sempre reso flebile e poco attraente la cultura democratica di sinistra.” Renzi ha subito replicato agli ex del partito democratico accusandoli di “ideologismo” ma l’arma appare spuntata perché viene da chi ha già mostrato con chiarezza da quale parte sta o è arrivato. Almeno io la penso così e spero che molti trovino nel nuovo soggetto politico le risposte che tanti si sono posti e ancora si pongono in un Paese devastato dalle mafie, dal clientelismo e da riforme che appaiono lontani dalle esigenze della maggioranza degli italiani.

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