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L’onore di Marino

 

Un kamikaze a Roma, titola il Giornale: il sindaco ritira le dimissioni, vuole farsi esplodere con tutto il Pd”. “Marino sfida Renzi. Resto sindaco” scrive Repubblica, secondo cui -ma è il solo giornale a dirlo- Marino sarebbe ora “indagato per gli scontrini a Roma”. “Sfida aperta al Pd”, la Stampa. “Non lascia, il Pd lo sfiducia”, Corriere. Non proprio “sfiducia”, che avrebbe comportato una riunione del Consiglio con pubblica autodifesa del sindaco e tempi non brevissimi per mandarlo a casa. Orfini ha chiesto le dimissioni dei 19 consiglieri eletti nelle liste Pd e starebbe cercando, nelle fila della destra, altri 6 volenterosi dimissionari per ottenere lo scioglimento del consiglio.

Una resa dei conti che lascerà strascichi a lungo termine, scrive Massimo Franco del Corriere. Perché la vicenda “mette a nudo un Pd nazionale che predica bene ma si impantana nelle beghe locali, incapace di gestire le situazioni difficili. C’è solo da sperare che in altri consessi sappia districarsi in modo meno maldestro”. “La sconfitta del centro sinistra romano è sotto gli occhi di tutti, dice Stefano Folli di Repubblica. “Renzi, che del Pd è pur sempre il segretario, pensa di separare la sua immagine da quella di chi ha gestito la crisi, ma è dubbio che ci possa riuscire”.

Ore da incubo per il Pd. “Ira di Renzi contro Orfini: “Poteva fermarlo prima”, Repubblica. Tutto qui, basta la testa di Orfini? Il premier segretario vuole far credere che del disastro romano sia responsabile solo il vecchio Pd, ancorchè ormai diversamente renziano come nel caso di Orfini. “Con le amministrative -confida Renzi alla retroscenista Meli che lo ha avuto al telefono dall’America Latina- dovrebbe debuttare il nuovo Pd. Che a Milano dovrebbe avere il volto di Giuseppe Sala e nella Capitale potrebbe avere quello della ministra della Sanità, la ncd Beatrice Lorenzin”. La Stampa rilancia invece l’ideona renziana di spingere un po’ più in là il voto nei comuni e anticipare a giugno il il referendum sulle riforme per farne un plebiscito: Renzi sì, Renzi no, che faccia impallidire merito e demerito dei governi locali.

Caudillo, narciso, marziano, kamikaze. I giornali lo condannano, De Magistris e Orlando lo difendono. Marino vuol difendere il suo onore e dice “non voglio uscire dalla porta di servizio”. Le contraddizioni del Partito di Renzi lo aiutano, consegnandogli un profilo “morale” contro i maneggioni. Perchè non c’è chi non intenda come Marino non sia stato la causa della catastrofe ma semmai la vittima travolta dalle macerie. La causa è Mafia Capitale, è un sistema di potere nei salotti buoni che prospera facendo affari, la causa é l’omologazione di quel che resta della destra (fascista) e della sinistra (comunista) alla logica del favore che si ricambia con denaro o altre utilità.

I nomi dei politici nel libro delle mazzette. Il libro mastro sarebbe stato trovato nelle mani di un imprenditore di agrigento, Massimo Campione e il suo compagno di scuola, Dario Lo Bosco, capo di Rete Feroviaria Italiana, è stato arrestato. Inchiesta della procura di Palermo sull’appalto da 26 milioni per i sensori sulle torrette antincendio in Sicilia. Intanto, condannato a 4 anni e 8 mesi un ex icona della imprenditoria antimafia, Roberto Helg. Poco fa a Omnibus Faraone, vicerè di Renzi in Sicilia, ha aperto a un’indagine sulla mafia nell’antimafia, che propongo da tempo. Voglia di “rottamare” Crocetta?  Facendo venire allo scoperto gli affari che i vertici di Confindustria Sicilia – unico sostegno del Governatore-  si accaparravano presentandosi come campioni della liquidità? In ogni caso la misura è colma.

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