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La mafia a Latina

 

Sono circondato anch’io, come molti miei amici, da colleghi e conoscenti, che mi dicono di essere ormai convinti del definitivo fallimento degli assalti mafiosi allo Stato e alla società italiana e che sorridono di fronte all’allarme che provoca il succedersi delle inchieste della magistratura, come di polizia e carabinieri, contro i clan che dal Nord al Sud, senza trascurare l’Italia centrale con particolare riferimento al Lazio come all’Abruzzo, al Molise e alla Toscana, caratterizzano la nostra cronaca politica e giudiziaria.
E così soltanto ieri a Latina sono state arrestate ventiquattro persone durante un’indagine della squadra mobile di Latina e dell’unità per le indagini patrimoniali del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.

E’ stata colpita l’associazione mafiosa, radicata nel centro pontino, che fa capo a tre persone residenti a Latina di cui una appartenente alla famiglia Rom Di Silvio. Tra le persone arrestate ci sono anche un poliziotto e due carabinieri. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere, all’estorsione, all’usura, alle minacce alla corruzione di pubblici funzionari.

Le prevedibili confessioni degli arrestati promettono rivelazioni di grande interesse sulla conquista mafiosa di una città non lontana da una località come Fondi che è stata, negli ultimi anni, al centro di una costante investigazione anche da parte delle Commissioni antimafia, presenti a livello nazionale come a quello regionale e locale.
Anche qui come in altre regioni del Paese si colgono le contraddizioni di una politica che resta ancora lontana dai bisogni della gran parte degli italiani. Come è accaduto, per fare un altro esempio, al Nord, nella cittadina di Asti dove l’ex direttore dell’ASL di Asti Pierino Santoro-che aveva sfruttato come personaggi più noti di lui di recente- contatti, conti e carte  aziendali ha patteggiato ieri una pena di quattro anni e due mesi per peculato. L’ASL avrebbe certificato nell’ex funzionario “una grave forma di ansia e di depressione”.

I suoi problemi di salute psichica erano già emersi durante le indagini ad  Asti della Guardia di Finanza. Ma il giudice ora sostiene, in base ai documenti sequestrati,  che l’ex funzionario “ha simulato una condizione psicologica problematica” e ci si avvia verso una condanna  adeguata ai reati compiuti dal Santoro, con buona pace di chi in televisione e sui giornali sostiene che le associazioni mafiose sono in difficoltà non si sa bene per quale misteriosa ragione.

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