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Idos e Confronti. Dossier Statistico Immigrazione 2015

 

Si è tenuta oggi alle 10.30 a Roma presso il Teatro Orione la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2015, redatto dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con la rivista interreligiosa Confronti, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), col sostegno dei fondi dell’Otto per mille della Chiesa Valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi. Moderati da Franco Pittau, presidente onorario di IDOS, e Claudio Paravati, direttore di Confronti, sono intervenuti al tavolo dei relatori: Eugenio Bernardini, Ugo Melchionda, Paolo Gentiloni, Rando Devole, Stefania Congia e mons. Matteo Zuppi.

«Con i suoi dati, il Dossier ci indica le criticità del fenomeno e ci invita alla riflessione: un bagno di realtà in mezzo a tante ideologie e comunicazioni provenienti dalla “pancia”», ha detto Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, e ha aggiunto: «Importanti i dati che abbiamo sull’appartenenza religiosa degli immigrati: per la comprensione reciproca non possiamo fare a meno di analizzare e comprendere anche il dato religioso».

Ugo Melchionda, presidente del Centro studi e ricerche IDOS, ha messo in evidenza come «i migranti forzati nel mondo siano passati in un anno da 52 a 60 milioni. Nei primi nove mesi del 2015 il numero dei rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa – e non dimentichiamo le circa 3000 persone morte in questo tentativo nel 2015 – ha superato le 460mila unità, mentre l’anno scorso erano stati 219mila. Ma l’Italia non è sicuramente tra i paesi che hanno accolto più profughi».

«Questo volume – ha detto Paolo Gentiloni, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione – è uno strumento importante per affrontare la questione immigrazione: la conoscenza deve essere antidoto contro il pregiudizio e contro chi propaga odio e paura. La distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo ha certamente un fondamento giuridico, ma non può essere un alibi per le nostre coscienze per abbandonare gli immigrati economici. Occorre stabilizzare i paesi in guerra, Libia e Siria, aumentare la cooperazione internazionale e cambiare il regolamento europeo».

«Nel discorso pubblico – ha detto il sociologo Rando Devole – prevale la “sindrome da invasione”. Servono ponti, non muri. L’approvazione della legge sulla cittadinanza da parte della Camera (che passa ora al Senato) è un fatto storico».

Stefania Congia, dirigente della D.G. Immigrazione e Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha detto: «L’immigrazione ci costringe a fare i conti con noi stessi. Abbiamo molto da imparare dagli immigrati, anche – per esempio – in materia di rispetto e cura verso gli anziani. Gli immigrati contribuiscono al benessere dei paesi di accoglienza, anche dal punto di vista economico e demografico».

Ha concluso monsignor Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma e delegato per l’immigrazione presso la Conferenza episcopale laziale, da poco nominato arcivescovo di Bologna da papa Francesco: «Non si può parlare del tema immigrazione senza conoscerlo e questo Dossier serve proprio a darci il quadro della realtà; i dati del Dossier servono anche a smontare gli stereotipi. Lo stesso discorso vale per i dati sui reati: la verità è che c’è un accanimento su quelli piccoli (nei quali la percentuale degli stranieri è più alta), ma non si considera che quelli più gravi sono compiuti in gran parte da italiani».

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