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Da minatori a calciatori, i tanti mestieri degli italiani all’estero

 

Il Rapporto “Italiani del Mondo” della Fondazione Migrantes ha analizzato il lavoro italiano nel mondo e i cambiamenti nel corso degli anni: dai vetrai di Altare ai riquadratori di Sala, fino ad arrivare alla nuova emigrazione calcistica, giovani promettenti che giocano in squadre straniere

 

Ieri come oggi dall’Italia scappano soprattutto giovani alla ricerca di lavoro. A far luce sul fenomeno è il rapporto “Italiani del Mondo” della Fondazione Migrantes, secondo cui in totale sono 4.636.647 i nostri connazionali iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire), 154.532 in più rispetto al 2014. Da gennaio a dicembre 2014, sono emigrate 101.297 persone: la maggior parte sono uomini (56%) non sposati (59,1%) tra i 18-34 anni (35,8%). All’estero si lavora e si guadagna di più: lo sanno bene i cosiddetti Millennials”, generazione di giovani tra i 18 e i 34 anni che rappresenta il 35% di chi è emigrato.

Come cambia il lavoro degli italiani all’estero. Il rapporto “Italiani del Mondo” ha analizzato come sono cambiati negli anni i mestieri che gli italiani hanno svolto all’estero. Lavori che per la maggior parte non si fanno più, ma che hanno permesso a milioni di connazionali di sopravvivere e di mantenere la famiglia rimasta in patria: dai minatori agli spazzacamini, fino alla nuova emigrazione “calcistica”, giovani che lasciano l’Italia per giocare in altre squadre nel mondo.

I minatori. Negli anni ‘50 i nostri connazionali emigravano in Germania per fare i minatori. Lavoravano otto ore al giorno, dalle 6 alle 14, oppure dalle 14 alle 22 ed avevano solo 20 minuti per consumare i pasti. Nella maggior parte dei casi si veniva pagati a cottimo, in base alla quantità di carbone abbattuto. Quasi nessun operaio utilizzava le mascherine per proteggersi dalle polveri, esponendo i propri polmoni al rischio di silicosi, una malattia dovuta all’inalazione di polvere fini contenenti silice allo stato libero. Con gli anni, provocava insufficienza cardiocircolatoria, divenendo incurabile.

Gli spazzacamini. Dalla Valle Vigezzo, in Piemonte, partivano in migliaia per fare gli spazzacamini in giro nel mondo. Con il denaro ricavato dal duro lavoro i più intraprendenti hanno aperto in diverse città d’Europa gioiellerie, oreficerie e negozi di chincaglieria, intrecciando rapporti di lavoro con le classi privilegiate e inserendosi perfettamente nel nuovo tessuto sociale.

Vetrai di Altare. Altare è un piccolo paese in provincia di Savona, sede di una delle più antiche tradizioni del vetro soffiato lavorato a mano. Per i maestri vetrai, la principale motivazione della migrazione non era la necessità di fuggire da una situazione di miseria, ma al contrario la consapevolezza di essere detentori di competenze e abilità uniche e ricercate. Sono loro gli autori delle raffinate opere prodotte nel XVII secolo a Nevers e Orléans o dei vasi di cristallo eseguiti a San Carlos negli anni Settanta e Ottanta.

I riquadratori di Sala. Nella provincia di Biella,nell’arco di pochi chilometri, vivevano operai specializzati in diversi campi: dai riquadratori di Sala sulla Serra, che nelle cave di pietre e di marmo dava ai massi la giusta forma, ai selciatori di Graglia nella Valle Elvo, fino agli scalpellini nella Valle Cervo. Si spostavano di cantiere in cantiere per tutta Europa ma erano presenti soprattutto in Francia e Svizzera. Con i muratori partivano dai paesi i giovani di età compresa tra i 12 e i 16 anni, i quali venivano impiegati come apprendisti e garzoni. I riquadratori di Sala imparavano la professione attraverso l’esperienza del lavoro migrante. La trasmissione dei saperi avveniva attraverso l’istituzione della cubia (coppia): ad ogni esperto riquadratore veniva cioè assegnato un ragazzo cui insegnare il mestiere.

I suonatori d’arpa. I suonatori d’arpa italiani, originarisoprattutto della Basilicata, emigrati all’estero erano un esempio di maestria ed eccellenza artistica. Hanno saputo esportare il loro talento nel suonare e costruire arpe, allietando platee popolari e classi culturalmente più preparate. Allo stesso tempo però hanno alimentato per anni il mercato dello sfruttamento minorile e dell’accattonaggio.

I barbieri. Quella del barbiere è stata una professione distintiva dell’italiano all’esteroe ha consentito a molti connazionali emigrati il primo inserimentonei paesi di destinazione. I barbieri e i parrucchieri sono stati i primi apubblicare libri fotografici a tema, a girare video, a proporre le tinture, adaprire un salone unisex. Un esempio è costituito da Toni Mascolo: partito a14 anni da Pompei per trasferirsi a Londra, ha fondato insieme al fratello Gaetano, la Toni&Guy, una delle multinazionali più famose e apprezzate del mondo in questo campo.

I gelatieri. Nessuno sa esattamente quando è nato il gelato, ma giàa fine Ottocento è attestata in tutta Europa, come pure in America, lapresenza di italiani venditori di gelato, soprattutto veneti. Era un commercio redditizio: da ingredienti a bassoprezzo come panna, zucchero e uova si ricavava un prodotto richiesto ed economico. Oggi i gelatieri che emigrano all’estero non hanno più il carrettino con la bicicletta, né sono giovani garzoni con un’istruzione approssimativa al servizio di un padrone. Le gelaterie vengono aperte dopo una formazione nei centri di eccellenza italiani.

I ristoratori e i caffè. Nel 1686 il giovane Procopio Cutò aprì a Parigi uncaffè destinato a diventare leggendario: il café Procope. Deliziava gli avventori, oltre che con cioccolata e caffè, con rosoli all’anice, finocchio e aneto, con acquecedrate e frutta candita. Le sue “acque gelate”, granite e sorbetti, erano famose e apprezzate in tutta la città. Nel mondo, sono stati milioni gli italiani emigrati che hanno portato la tradizione culinaria all’estero.

I calciatori. Sono 1.043 i calciatori italiani che hanno rappresentato l’Italia nel calcio professionistico mondiale. Nella sola stagione 2013-2014, 105 giovani hanno giocato nei campionati di 28 paesi diversi confrontandosi con 22 nuove lingue. Per aver militato in 16 squadre italiane e estere, Christian Vieri si è meritato l’appellativo di “zingaro del calcio”, esempio di un calcio globale. La presenza dei calciatori italiani si registra soprattutto in paesi come Israele, Filippine, Trinidad e Tobago, Vietnam, India. Ma non sono solo giovani, anche giocatori famosi, al termine della loro carriera, decidono di partire, come ha fatto Alessandro Del Piero: “Cercavo qualcosa di nuovo, di diverso, che non avesse punti di contatto con il mio passato: un’esperienza davvero nuova. E l’ho trovata a Sydney”, ha detto al suo arrivo in Australia nel 2012. (mgl)

Da redattoresociale

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