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Bombe italiane sull’Isis: dopo lo scoop del Corriere della sera, il governo si corregge. Ma conferma la figuraccia istituzionale

 

Martedì 6 ottobre il Corriere della sera titolava in prima pagina che l’Italia si starebbe preparando ad intervenire direttamente con almeno 4 caccia Tornado nei bombardamenti della coalizione anti islamista guidata dagli Stati Uniti. Il quotidiano di via Solferino annunciava una vera e propria svolta militare e strategica da parte del governo, coltivata nel silenzio dei media e soprattutto delle aule parlamentari, e probabilmente dello stesso Quirinale, che secondo la Costituzione svolge la funzione di capo delle forze armate. Il mandato delle nostre truppe, approvato dal Parlamento, riguarda esclusivamente la fornitura di armi ai miliziani peshmerga, in prima linea contro gli islamisti, e l’addestramento militare. Con la presunta partecipazione ai bombardamenti, di fatto cambierebbe la natura dell’impegno militare italiano, anche in base al Diritto internazionale e alle consuetudini relative alle cosiddette “regole d’ingaggio”.

Intanto, è opportuno porsi l’interrogativo se l’Italia è stata invitata o meno, dall’Iraq e dalle forze internazionali della coalizione, a partecipare ai bombardamenti. Il senatore Nicola Latorre (pd), presidente della Commissione Difesa del Senato, casca letteralmente dalle nuvole: “I bombardamenti contro l’Isis in Iraq? Non mi risulta una richiesta ufficiale della comunità internazionale in questa direzione. Tuttavia, possono esserci stati dei sondaggi che rientrano nei rapporti tra le diverse diplomazie. Se dovessi esprimere una mia opinione, credo che l’Italia dovrà concentrare i suoi sforzi e le sue risorse in un altro capitolo fondamentale della guerra all’Isis: la Libia”. Latorre smentisce coloro che, da Palazzo Chigi, sull’onda delle polemiche suscitate dallo scoop del Corriere della Sera avevano parlato esplicitamente di “inviti formali” da parte delle autorità di Baghdad. Inoltre, Latorre persegue un’altra strategia, quella dell’intervento armato in Libia.

E che la confusione sia massima sotto il cielo, lo conferma anche l’audizione del ministro della Difesa Roberta Pinotti proprio dinanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato nella tarda serata di martedì. In effetti, il ministro Pinotti ha confermato che sul tavolo vi sia “l’ipotesi” di una partecipazione italiana ai bombardamenti, ma ha dovuto affermare che la valutazione spetta “al Parlamento”. Roberta Pinotti ha aggiunto che “Stiamo valutando possibili, ulteriori ruoli per l’utilizzo dei velivoli in teatro”. La posizione di Pinotti, che insieme conferma la nuova strategia del governo, ma, anche per rispetto istituzionale verso Mattarella e il Parlamento, non può che fare buon viso a cattivo gioco, parrebbe sostenuta anche dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Una cosa è certa, l’Italia non ha preso nuove decisioni sull’utilizzo dei nostri aerei e, se dovesse prenderle, il governo non lo farebbe di nascosto ma coinvolgerebbe, come è ovvio e doveroso, il Parlamento”, un sostanziale riconoscimento pubblico della figuraccia istituzionale.

Sul piano delle reazioni politiche, tra le altre, si registra la dura presa di posizione di SEL, che attraverso il suo capogruppo alla Camera, Arturo Scotto, sottolinea che “la ministra Pinotti non ha il potere di decidere se e dove bombardare, e quali regole d’ingaggio avere”. Il presidente del Copasir Giacomo Stucchi (Lega), si preoccupa delle eventuali ritorsioni in Italia: “se i caccia italiani iniziano a bombardare in Iraq occorre elevare ulteriormente il livello di allerta” contro il rischio di attentati terroristici. Per il presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, “non esiste che il Governo assuma una decisione come quella preannunciata dal Corriere della Sera senza un via libera del Parlamento”.

Da jobsnews

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