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Il decreto “sblocca italia” è incostituzionale: no alle trivelle in mare!

 

Il decreto Sblocca Italia considerato decisivo per lo sviluppo del Paese da Renzi ed emanato in fretta e furia, per molti aspetti, a mio giudizio, è incostituzionale. Non mi riferisco solo a cavilli e discrasie di natura giuridica ma soprattutto alla difesa e alla tutela dei mari come patrimonio dell’umanità e di fatto minacciata dalle trivellazioni di multinazionali senza scrupoli che vogliono fare affari sulla pelle dei cittadini e dei territori. Il decreto Sblocca Italia, inoltre, è anche antieconomico ed assolutamente insufficiente per il fabbisogno energetico del nostro Paese. L’autorizzazione rapida per la ricerca di idrocarburi, nel breve periodo distruggerà la vocazione turistica delle regioni costiere dell’Adriatico. L’articolo dove si individuano agevolmente i profili di incostituzionalità è l’art. 38.  I vizi emergenti riguardano più aspetti. In primis, la “materia ambiente” come una “materia in senso tecnico” è rigorosamente circoscritta e delimitata in virtù dell’art. 117, comma 2, lett. s), Cost. e lo Stato, ha il potere di fissare gli standard minimi ed uniformi di tutela dell’ambiente sull’intero territorio nazionale. Questo, tuttavia, non esclude la possibilità che le regioni prevedano una tutela più rigorosa rispetto a quella statale (derogabilità in melius), nell’esercizio della potestà concorrente o di quella residuale, in relazione a materie che si intrecciano con il valore ambiente (come, ad esempio, governo del territorio, agricoltura, caccia, pesca, tutela della salute, grandi reti di trasporto, protezione civile, cfr. in tal senso Corte Cost., sent. 18 aprile 2008 n. 104). Bene, il decreto toglie questa possibilità alle singole regioni e compie una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni previste nel vigente Titolo V della Costituzione. Si consente poi di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità, concedendo una discrezionalità amministrativa troppo ampia oserei dire quasi arbitraria. Si prevede una concessione unica per ricerca e coltivazione in palese contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sancita nel diritto dell’Unione europea. Si palesa una distorsione rispetto alla tutela dell’ambiente e della biodiversità rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/13/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale. Pur non essendo costituzionalista, e dunque invadendo un campo non mio, ho sentito l’esigenza di essere accanto ai cittadini ed ai territori interessati con queste brevi riflessioni ed inoltre perché penso convintamente che non si possano calpestare in questo modo i diritti delle persone perseguendo strategie di sviluppo che distruggono le bellezze del territorio in cui viviamo e non rispettano affatto chi vive in queste aree. La politica, quella vera, non può mettere da parte l’amore per la propria terra e non può lasciare che si distrugga definitivamente quel poco turismo balneare che è rimasto nel basso Adriatico. Spero e credo che la Corte Costituzionale intervenga presto e ristabilisca le regole del diritto e della civile convivenza!

*Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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