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Budapest provoca. Vienna non ce la fa. Copenhagen chiude le porte. Riecco l’Europa che non tollera gli asilanti

 

Un numero impressionante di migranti e rifugiati ha attraversato mercoledì l’Ungheria, prima che il governo di Viktor Orbàn allestisca il muro di filo spinato alla frontiera e impieghi i carri armati. La polizia ungherese parla di 3221 persone entrate nel paese dal confine serbo nella sola giornata di mercoledì, il numero più elevato mai raggiunto dall’inizio della crisi migratoria. Si pensa però che tale cifra sia sottostimata, perché centinaia di migranti hanno rotto i cordoni dei poliziotti e hanno lasciato la cittadina di Rozske, al confine con la Serbia.

Per questa ragione, l’operatore delle ferrovie austriache ha deciso di sospendere la linea ferroviaria con l’Ungheria, per tutta la giornata di giovedì, perché l’Austria non riesce più a gestire l’enorme flusso di migranti che attraversano il confine. Il portavoce delle ferrovie ha affermato che “è da irresponsabili consentire alle persone di affluire in Austria e trascorrere la notte nelle stazioni ferroviarie”. C’è infatti tensione dopo il proclama ungherese di introdurre un sistema più rigido alle frontiere con la Serbia, attraverso una nuova legislazione da approvare entro la prossima settimana. L’esercito ungherese ha già dato inizio alle esercitazioni militari mercoledì sera per preparare i soldati a vigilare presso il confine meridionale. Orbàn ha anche disposto di velocizzare la costruzione di un muro di ferro spinato alto 3 metri e mezzo lungo tutta la frontiera con la Serbia. E ha anche ordinato di ridurre a zero il numero dei migranti che entrano in Ungheria, fin da giovedì prossimo. Il ministro della Giustizia ungherese ha anche aggiunto che si vorrebbero creare delle zone di transito dove accogliere i migranti sul modello degli aeroporti, una zona deprivata di qualunque diritto statuale, così da bypassare il Trattato di Dublino, e non dover ricorrere alla registrazione dei richiedenti asilo in Ungheria.

Gli attivisti dei diritti umani temono che ciò porterà i migranti in una sorta di limbo e li indurrà a tornare indietro. Dal prossimo giovedì, si avverte sulla loro pagina Facebook “chiunque entrerà illegalmente in Ungheria sarà catturato, imprigionato e subito espulso dal paese”. L’allarme giunge anche da Bill Frelick, direttore del programma per i diritti dei rifugiati a Human Rights Watch: “le zone di transito immaginate dall’Ungheria sono una finzione legale”. E alla Reuters dichiara: “poiché quasi tutti i richiedenti asilo in Ungheria arrivano attraverso la Serbia, in un colpo solo si rendono inammissibili tutte le richieste di asilo in Ungheria”.

Anche l’Onu fa la voce grossa contro l’Ungheria che deve rispettare la legge di non respingimento – il principio per il quale un richiedente asilo deve essere accolto mentre la sua richiesta viene valutata. L’UNHCR, l’Agenzia Onu per I rifugiati, ha espresso disgusto e rabbia per la posizione ungherese, e ha imposto all’Ungheria di trattare al meglio I richiedenti asilo e di agire nell’ambito del diritto internazionale. Vincent Cochetel, coordinatore regionale dell’UNHCR, ha detto nel corso di una conferenza stampa che “non va bene l’idea di una zona di transito, se transito vuol dire che la legislazione ungherese e gli standard europei non si applicano. Non credo che le autorità ungheresi in questa fase abbiano piena consapevolezza di come funzionerà nella pratica”. E accusa il trattamento “da animali” cui gli ungheresi sottopongono i migranti appena entrati dalla Serbia.

Nel frattempo, migliaia di persone sono in cammino in Grecia per raggiungere il confine con la Macedonia. Le autorità greche parlano di circa 17000 persone già identificate sull’isola di Lesbo ed ora libere di viaggiare verso il nord Europa. Di questi, 7000 sono attesi in un campo allestito nel villaggio settentrionale di Idomeni. Viaggiano grazie a treni, bus e taxi messi a disposizione dalle autorità greche. E mentre la Grecia cerca di fare del suo meglio per dare conforto e possibilità ai rifugiati e ai migranti, la Danimarca chiude le strade verso la Germania, comprese le linee ferroviarie, allo scopo di evitare che flussi di migranti l’attraversino per andare in Svezia.

Da jobsnews

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