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“Fuori partiti e governi dalla Rai. Subito una legge sul conflitto di interessi. Intervista a Giulia Sarti (M5S)

 

“Una Rai svincolata, dal controllo dei partiti e dei governi: questa è la base di partenza della nostra riforma, ma sarà molto difficile riuscire a trovare un accordo con gli altri gruppi perché l’informazione, e la Rai in particolare, al pari della Costituzione e della scuola, è un argomento su cui è complicatissimo confrontarsi con Renzi e con questa maggioranza”. E’ uno dei passaggi dell’intervista che ci ha rilasciato Giulia Sarti, giovane deputata del Movimento 5 Stelle. Parliamo di conflitto d’interessi, di ambiente e dell’onestà e della trasparenza come valori primari per la politica.

“Nessun dorma – Parma chiama Italia”: ci spieghi il significato di questa manifestazione, dal titolo pucciniano, indetta dal sindaco Pizzarotti?
Questa è una delle battaglie che, come Movimento 5 Stelle, portiamo avanti da più tempo, praticamente da quando siamo nati: il diritto ad un ambiente salubre, il diritto a non vedere inceneriti i rifiuti, il diritto a portare avanti una strategia a rifiuti zero che ha già funzionato in tanti altri stati diversi dall’Italia e che noi vorremmo vedere applicato anche qui. Invece no: siamo vent’anni indietro, siamo cosparsi ovunque di inceneritori e a Parma ce n’è uno degli esempi più eclatanti contro cui noi ci siamo sempre battuti. Ho partecipato a questa manifestazione anche perché l’anno scorso è stato approvato alla Camera dei Deputati un decreto, lo Sblocca Italia, che prevede, all’articolo 35, la possibilità di far bruciare nell’inceneritore di Parma, e negli altri inceneritori dell’Emilia Romagna, anche rifiuti provenienti da altre regioni. In questo modo, si vanifica la raccolta differenziata attuata dai comuni virtuosi, in quanto l’articolo 35 fornisce e fornirà sempre alimentazione all’inceneritore di turno. Questo è uno dei motivi principali per cui è giusto battersi.

Restando al tema ambientale, è uscita da poco la “Laudato si’”, l’enciclica di papa Francesco. Voi avete parlato scherzosamente di un’“enciclica a cinque stelle”: al di là della retorica e delle battute, ti aspetti che abbia un impatto sul dibattito politico?
Mi piacerebbe perché, alla fine, le parole dette dal Papa non sono concetti su cui sorvolare, al di là della fede di ognuno di noi. Il problema è che, purtroppo, ho visto miei colleghi in Parlamento, intendo quelli degli altri schieramenti, che non si lasciano scalfire minimamente dalle parole del Pontefice né dalle considerazioni di grandi esperti a livello internazionale o di premi Nobel. Purtroppo, dunque, temo di no.

A proposito di Parlamento, sarà un luglio piuttosto rovente. Quali sono le prossime battaglie?
Sicuramente la delega per la riforma della Pubblica Amministrazione: c’è questa delega al governo per riformare la Pubblica Amministrazione che approda adesso in Aula…

Quali sono gli aspetti controversi?
Prendiamo, ad esempio, il Corpo forestale dello Stato che si vorrebbe, in sostanza, abolire, benché non sia scritto proprio così nell’articolo 7 della delega sulla Pubblica Amministrazione: ciò detto, lo svuotamento di fatto c’è ed è grave per un corpo così importante. Poi c’è la battaglia sui dirigenti, sempre nell’ambito della delega sulla Pubblica Amministrazione; senza contare gli altri decreti di cui si parla da tempo. Grazie a Dio, almeno la riforma costituzionale è stata rimandata a settembre!

Dicevi altri decreti: partiamo dalla RAI.
La RAI è un altro capitolo che ci toccherà da vicino: noi abbiamo già presentato la nostra proposta di legge…

Cosa prevede?
La nostra proposta di legge va ad incidere sul Consiglio di Amministrazione della RAI: noi vorremmo un’azienda che non fosse più lottizzata ma totalmente diversa da come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con un CdA nominato pro quota dai vari partiti, un po’ come avviene, per alcuni aspetti, per il Consiglio Superiore della Magistratura. La RAI che abbiamo in mente noi dovrebbe essere completamente sganciata dalle scelte dei partiti della maggioranza e del governo, le quali incidono sugli equilibri interni e sui singoli dipendenti. Una RAI svincolata, dunque, dal controllo dei partiti: questa è la base di partenza della nostra riforma, ma sarà molto difficile riuscire a trovare un accordo con gli altri gruppi perché l’informazione, e la RAI in particolare, al pari della Costituzione e della scuola, è un argomento su cui è complicatissimo confrontarsi con Renzi e con questa maggioranza. Probabilmente, più che un accordo o una proposta condivisa, sarà una lotta.

Dalla RAI a un altro tema fondante di Articolo 21: la lotta contro il conflitto d’interessi, per cui ci battiamo dal 2002.
All’epoca, avevo solo sedici anni e crescevo con l’idea che il nostro presidente del Consiglio di allora, Berlusconi, fosse il simbolo vivente del conflitto d’interessi: nel nostro Paese c’era qualcosa che non andava! Nel 2008, ricordo che andai da Prodi a chiedergli: come mai, invece di farti fregare dai Mastella di turno, non hai provato, anche se non avevi i numeri, a varare una legge sul conflitto d’interessi? Era la pagina 18 del programma con cui si era presentato l’Ulivo alle elezioni del 2006 ed era uno dei primi punti: niente di tutto questo è stato fatto in tutti questi anni e siamo qui, nel 2015, con voi di Articolo 21 ancora a parlarne e noi a depositare la nostra proposta di legge in Commissione Affari costituzionali. Se ne dovrebbe discutere, in teoria, a settembre…

…ma, probabilmente, interverrà il nuovo Patto del Nazareno!
Esattamente! In questi mesi, dovrebbe intervenire il Patto del Nazareno 2.0, con la nuova versione dell’accordo fra Renzi e Forza Italia. Nonostante questo, non ci arrendiamo perché abbiamo visto che possiamo mettere in buca questa maggioranza, possiamo portare a casa dei risultati validi e, quindi, continueremo a batterci per questo, proprio come voi continuerete a fare informazione libera e a dare voce a chi davvero ne ha bisogno.

Noi la chiamiamo “scorta mediatica”.
Il guaio è che non tutti hanno questa abitudine! Penso che una seria riflessione sul ruolo dell’informazione in questo Paese andrebbe fatta.

Non a caso, siamo al settantatreesimo posto nella classifica di Reporter Sans Frontières sulla libertà d’informazione nei singoli paesi.
Purtroppo è così, e qui fammi rilanciare la proposta sull’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria: sull’abolizione tout court, di cui si sta discutendo in Commissione Cultura alla Camera, bisogna ragionare perché si deve capire esattamente dove vogliamo andare a parare.

Qui dissento e mi spiego. L’idea che giornali pressoché inesistenti percepiscano milioni di euro di finanziamento pubblico è inaccettabile, al pari di tutti gli abusi che purtroppo ci sono stati e sono ingiustificabili. Ciò detto, abolirlo del tutto significherebbe mettere in ginocchio e condannare alla chiusura le tante piccole testate, locali e di cooperativa, che hanno bisogno di un congruo finanziamento pubblico per poter continuare ad essere voci critiche, scomode e, talvolta, anche propositive.
Diciamo che è proprio questa la discussione che si è avviata in Commissione Cultura perché noi siamo partiti con un’idea molto tranchant, come è normale che sia per un movimento come il nostro che ha debuttato subito con temi forti, e ora stiamo cercando, anche su questo tema, di giungere a una soluzione che non faccia morire tutti i quotidiani dall’oggi al domani ma consenta loro di ricevere il giusto trattamento economico, favorendo il pluralismo dell’informazione.

Anche perché i grandi quotidiani hanno dietro lobby ricche e potenti, quindi pure se aboliste il finanziamento pubblico all’editoria non subirebbero alcun danno, a differenza dei piccoli.
Il vero problema sono i portatori di interessi che stanno dietro ai grandi editori: in questo caso, convengo sul fatto che, anche se togliessimo il finanziamento pubblico, non risolveremmo minimamente il problema della libertà d’informazione nel nostro Paese.

E lo stesso vale per la RAI!
Certamente!

Più che i partiti, noi diciamo da tempo che bisognerebbe togliere lo strapotere delle lobby dalla RAI.
Roberto Fico, come presidente della Commissione di Vigilanza RAI, ha provato in tutti i modi, in questi due anni, a compiere denunce su quello che avviene realmente all’interno del nostro servizio pubblico: denunce spesso inascoltate e vedremo quale posizione assumerà la maggioranza su quest’argomento. Per ora, abbiamo paura.

Parliamo un po’ di te. Fai parte del Movimento 5 Stelle dal 2007: cosa facevi negli anni precedenti, ai tempi delle censure, dei bavagli e dell’editto bulgaro? Come vivevi questa situazione dal punto di vista personale?
In quegli anni ero semplicemente una ragazza che tentava di ascoltare per cercare di formarsi una propria opinione. Fino ai diciotto anni, non sono scesa in piazza tante volte: ho cominciato proprio grazie al Movimento. Prima, però, come dicevo, ho tentato di farmi un’opinione, andando a conferenze, partecipando a dibattiti, andando ad ascoltare i vari Santoro, Luttazzi, Travaglio, Caselli, magistrati, giornalisti d’inchiesta e bravi intellettuali che ci hanno fatto crescere. Io, vivendo a Rimini, ho un passato legato di più alla sinistra: dalle mie parti c’è una tradizione storica non indifferente. Sono sempre stata molto più legata a temi di sinistra: il problema è che mi sono accorta, quando ho iniziato l’università, di quanto la politica fosse in realtà totalmente lontana dalle ideologie di una volta.

Posso chiederti per chi hai votato prima di entrare nel Movimento 5 Stelle?
Ho votato pochissime volte perché poi sono entrata a far parte del Movimento. Nel 2005 ho votato a favore dei referendum sulla procreazione assistita, di cui si parla tuttora, con la famosa legge 40 del 2004, e poi ho votato per Bertinotti, per Prodi nel 2006 e per l’Italia dei Valori: quanto mi sono pentita! Poi, finalmente, ho cominciato a votare per il Movimento di cui facevo parte e sono rinata: ho capito di aver trovato il posto giusto, tanti miei valori li ho fatti crescere all’interno del Movimento 5 Stelle. Tante cose le ho anche migliorate, tante idee che avevo, confrontandole con persone che avevano un’esperienza diversa dalla mia, magari con un passato di destra alle spalle, mi hanno indotto a una sintesi positiva: viviamo in una società in cui basterebbe ripristinare i valori base del merito, dell’onestà, della professionalità, della competenza, della passione e dell’impegno, basterebbero queste poche regole per stare meglio. E poi, bisognerebbe togliere tutti questi soldi dalla politica perché hanno rovinato tutto.

Hai perfettamente ragione, ma l’obiezione che ti pongo è questa: non possiamo nemmeno lasciare la politica nelle mani di pochi, ovviamente ricchissimi ed estremamente potenti ed influenti. Come la vedresti l’idea di un rimborso elettorale minimo, basato su regole stringenti?
Non lo si può fare adesso. Noi continuiamo a battere sull’abolizione del finanziamento pubblico perché questo ragionamento potrebbe funzionare bene in una società normale, cosa che l’Italia non è. È chiaro che l’abolizione del finanziamento pubblico dovrebbe andare di pari passo con un tetto massimo alle donazioni, altrimenti avremmo l’effetto opposto, come negli Stati Uniti, dove dominano le lobby che si formano per finanziare il candidato di turno. E poi, c’è il grande tema della trasparenza e della pubblicità delle donazioni che arrivano. A questo punto, sarei curiosa di vedere che cosa si inventerebbe la politica tradizionale degli altri partiti! Noi lo stiamo già facendo: le nostre campagne costano pochissimo e, nonostante questo, stiamo riuscendo ad avere buoni risultati ovunque. La politica senza tutti questi soldi si può fare: basta semplicemente iniettare il virus anche agli altri partiti.

Cosa ti delude maggiormente della politica tradizionale?
Mi delude l’ipocrisia di vedere persone che difendono a spada tratta delle porcate, delle leggi vergogna o di vedere deputati e senatori che non votano per autorizzare l’arresto di quei loro colleghi coinvolti in indagini per reati molto gravi. Senza dimenticare la fiducia sull’Italicum, con gente che è arrivata addirittura a citare la legge Acerbo così, con nonchalance: per loro è tutto normale, in realtà non lo è affatto.

Come valuti l’atteggiamento dei media e della carta stampata sul vostro Movimento?
Sono tantissime le volte in cui mi sono sentita ferita: sono stati davvero troppi gli articoli scritti personalmente su di me o su altri miei colleghi che mi hanno fatto cadere le braccia. Noi siamo stati visti come dei marziani, come degli alieni in Parlamento, come dei ragazzi che per forza avrebbero portato del populismo, come una sorta di nuova Lega Nord: sarebbe bastato avere la curiosità di conoscerci senza la morbosità di avere pregiudizi nei nostri confronti, di volerci dipingere come quelli degli scontrini quando, in realtà, dietro c’era un mondo, a cominciare dalle nostre battaglie.

Sul tuo profilo Facebook campeggia una frase di Paolo Borsellino: “Quando questi giovani saranno adulti”…
… “avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”.

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