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Atleta trans entra nella nazionale americana maschile di triathlon

 

Chris Mosier rappresenterà gli Stati uniti ai Mondiali di duathlon in Spagna nel 2016. È il primo atleta trans a gareggiare in una categoria che riflette la sua identità e non il sesso con cui è nato. “Voglio far sapere agli atleti giovani che è possibile essere se stessi e competere ad alti livelli”

BOLOGNA – “Comprendere la mia identità è stato un viaggio in solitaria. Non c’era nessun atleta che aveva completato la transizione e gareggiava ad alti livelli e io avrei tanto voluto qualcuno a cui poter guardare, a cui fare riferimento durante il mio percorso. Io voglio essere quel ‘qualcuno’ per gli atleti più giovani che stanno esplorando la loro identità e far sapere loro che si può essere autenticamente se stessi e continuare a praticare lo sport che si ama”. Lui è Chris Mosier, atleta statunitense che ha raggiunto un risultato storico: è la prima persona trans a ottenere un posto in una squadra nazionale nella categoria che riflette la sua identità sessuale e non il sesso con cui è nato. Mosier è, infatti, uno degli atleti scelti dalla Federazione americana triathlon per rappresentare gli Stati Uniti ai Campionati mondiali di duathlon che si terranno ad Avila, in Spagna, nel 2016, nella categoria maschile. “Ci sono stati momenti in cui pensavo che non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato, ma ora posso dire di essere emozionato e orgoglioso di poter rappresentare gli Stati Uniti ai Campionati mondiali in Spagna come atleta apertamente trans”.

Chris Mosier
Chris Mosier

 Cinque anni fa, Mosier ha iniziato il suo percorso di transizione (da donna a uomo). Un passo non facile, “soprattutto per le incognite”, racconta. Mosier pratica il triathlon, una combinazione di nuoto, ciclismo e corsa (il duathlon invece combina corsa e ciclismo) che richiede una grande consapevolezza del proprio corpo, in cui gli atleti indossano tute attillate e affrontare la piscina può rappresentare una sfida. E anche se si sentiva a disagio a gareggiare nella categoria femminile, era preoccupato dell’impatto che la transizione (e l’ingresso nella categoria maschile) avrebbe potuto avere sulla sua capacità di essere competitivo. In più, “non sapevo come avrebbero reagito le persone intorno a me, famiglia, amici, partner, datore di lavoro – continua –: negli Stati Uniti, le persone transgender possono perdere il lavoro semplicemente per il fatto di essere ciò che sono e ci sono tanti aspetti da considerare”. Poi nel 2007 ha deciso. Negli Stati Uniti si può scegliere tra la transizione sociale (in cui si cambia una qualsiasi combinazione di aspetto, nome e identità), medica (in cui si assumono o sopprimono gli ormoni) oppure chirurgica. “La transizione è diversa per ognuno e non c’è una sola via – spiega – Io ho capito subito che assumere testosterone era la scelta giusta per me”. Così come non c’è una sola via per la transizione così ci sono regole diverse da Stato a Stato per cambiare il proprio nome sui documenti. “Alcuni chiedono di modificare il certificato di nascita, altri ti permettono di farlo solo dopo l’intervento chirurgico, ad altri ancora basta una nota scritta dal terapista o dal medico – spiega – Per le persone trans che vivono negli Stati Uniti è una sfida continua perché non c’è solo una regola e bisogna fare i salti mortali per far sì che tutti i documenti siano coerenti”.

Oltre a essere un atleta, Mosier è allenatore e consulente per le organizzazioni sportive: le aiuta a essere più inclusive per le persone trans. In più è direttore esecutivo di Go! Athletes, una piattaforma che mette in rete gli atleti Lgbtq dei college per creare spazi sicuri attraverso la visibilità, l’educazione e il sostegno, ed è fondatore di TransAthlete.com, un sito in cui si possono trovare informazioni sull’inclusione per le persone trans nello sport, a vari livelli. Ma quanto è difficile rendere la società e le società sportive più trans-inclusive? “I cambiamenti sociali sono processi lenti, richiedono tempo, ma qualcosa inizia a muoversi – dice Mosier – Sono sempre di più le società sportive e le associazioni che adottano politiche inclusive per le persone trans e stiamo lavorando con quelle che ancora non lo hanno fatto. Ma – conclude – è importante creare visibilità sul tema, educare sull’identità transgender e spingere per il cambiamento in modo che gli Stati Uniti diventino più inclusivi sia nell’atletica che al di fuori di essa”. (lp)

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