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A questo punto, aboliamo il Parlamento

 

Oggi il Senato sarà chiamato a votare la fiducia sulla “buona scuola” del Governo. E c’era già stata quella sull’Italicum, caso con pochi precedenti e nessuno illustre. Prima ancora il “canguro” per saltare gli emendamenti su una norma in materia costituzionale, all’anima della condivisione delle fondamenta della Repubblica, la “ghigliottina” alla Camera, c’era ancora Letta a palazzo Chigi, per cassarli e approvare un testo che metteva insieme le rate dell’Imu e le quote della Banca d’Italia, con buona pace dell’obbligo di omogeneità, l’abuso di decretazione legato proprio a quegli atti fiduciari che fa stabilire un record tutt’altro che lusinghiero all’Esecutivo Renzi.

Uno scenario, quello qui sopra appena accennato, che rende inutile il Parlamento nel suo complesso. No, non sono vinto dal populismo; prendo atto di quello che, con queste scelte, gli stessi che le impongono e le votano spiegano, cioè che quelle assemblee sono superflue. Non possono discutere, emendare, entrare nel merito di materie fondamentali per i cittadini, lo Stato e il rapporto fra gli uni e l’altro, come la riforma della scuola, le modifiche della Costituzione e la legge elettorale, non devono eccepire, non spetta più a loro rappresentare quell’elettorato che a ciò li aveva delegati. Chi lo dice? Ma i parlamentari stessi, ovvio; perché altrimenti delegherebbero sempre e continuamente altri a svolgere quel ruolo di rappresentanza e quel compito di legislazione?

La domanda, a questo punto, diventa apparentemente demagogica, eppure inevitabilmente necessaria: ma allora, che ci stanno a fare? Aboliamo il Parlamento, votiamo solo per il leader, e risparmiamo tempo e denaro. Non è questo il nuovo Zeitgeist? Decisioni veloci e riduzione dei costi? Non è per questo che si è giustificato l’approccio superficiale a discussioni che avrebbero necessitato di ben altra serietà e competenza (lo dicono gli stessi che ora ne contestano i limiti dopo averne entusiasticamente vantato la realizzazione), quali le modifiche degli assetti del Senato e delle Province?

Certo, sarà un dramma perdere un’istituzione talmente prestigiosa da aver ospitato, per restare solo agli ultimi anni, Razzi e Scilipoti, Azzollini e Cosentino, Genovese e Castiglione, Formigoni e Galan, Dell’Utri e Previti, Lusi e Scajola, Cuffaro e… e continuate voi l’elenco, che a me difetta la memoria, ma ce ne faremo una ragione. PS: in quest’ultima frase, il populismo è tanto, ma anche le ragioni a sua giustificazione non sono poche. Di quell’enumerazione di notevoli e notate personalità, i primi due sono, se non i migliori, probabilmente i più onesti. Fate voi.

 

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