Sinistra vo cercando. Caffè del 6

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La scuola sfiducia Renzi. Sbaglierebbe il premier ad alzare le spalle per questo titolo del Fatto. Ieri la scuola s’è fermata, è andato in piazza anche chi non aveva mai sciperato. Grottesco l’articolo (pagina 5 del Corriere) sulla giornata a scuola, “la prima ad arrivare, l’ultima ad andar via”, della signora Agnese Landini in Renzi. “In tutti i giornali c’è l’addetto agli elogi. – Travaglio cita Balzac – Un ragazzo senza fiele, benevolo, che fa della critica uno spaccio di latte puro”. Dai tempi di Balzac, basta ora non esagerare.

Riforma sì, ma non così Gli insegnanti hanno rivendicato la dignità dell’insegnare, mettendo a nudo (con una punta d’orgoglio) la povertà del loro salario, i precari hanno accusato il ministero di averli sfruttati e divisi in troppe fasce, e Renzi di volergliene fare una colpa, licenziando alcuni e stabilizzando altri, con criterio che è tutto tranne che meritocratico. Gli studenti hanno studiato il testo della riforma, hanno visto che a scuola entreranno le aziende, hanno previsto che sfrutteranno – da stagisti ma non apprendisti – i meno fortunati tra loro, mentre gli altri, dei quartieri-bene, ringrazieranno i genitori per i contributi versati, se i calcinacci non gli cadranno più in testa. Persino molti presidi pensano che la riforma voglia trasformare il Dirigente nel Capo Fiat d’un tempo: un quasi-proletario che può far tremare i proletari-punto. Formazione? Scuola pubblica? Il modello sono gli Stati Uniti, scrive su Repubblica Nadia Urbinati.

Dialogo dopo la protesta (Corriere). Ora Renzi corre ai ripari: ha convocato oggi alle 9 senatori e deputati delle Commissioni Cultura per chiedergli di fare le moine al mondo della scuola, cedere un poco, emendare tanto, ma senza mettere “il futuro in mano ai sindacati” (Corriere). Ottenuto l’Italicum, cambiata la forma del governo senza dirlo, poste le basi di un potere personale – “Il partito della naziona m fa venire i brividi” ha detto a Floris Ferruccio De Bortoli -, ora il premier cerca di succhiare l’anima della sinistra. L’ho scritto ieri, devo ripetermi. Perché gli insegnanti in piazza votavano (all’imperfetto) per il Pd, perché con un Caudillo (così lo chiama De Bortoli) al vertice e tanti Cacicchi intorno, ma senza più sinistra, il PdR lascerebbe troppi voti per strada oppure a casa. Così il Premier si dispiace persino se Pippo Civati lascia il Pd, il quale a sua volta ricambia: “comunque resteremo amici”.

Lo storytellin fornito a giornali e specialisti del retroscena racconta però un’altra storia: “Se ne andranno in 4 gatti, e poi dove andranno? Il governo, senza di loro ha i voti pure in Senato, con Verdini e i volenterosi. Mattarella firma l’Italicum perché costretto a riconosce che la legge segna comunque la riscossa della Politica”. Ieri, mentre partecipavo a una riunione con altri 21 senatori (Chiti, Gotor, Tocci, Corsini, tutta l’area del dissenso PD), confronto teso e drammatico per valutare i guasti arrecati al Paese dall’Italicum, i contrappesi indispensabili per salvare la democrazia rappresentativa, in cui si condannava lo strappo sulla scuola, l’arroganza del dare la RAI a un onnipotenziario del governo, ecco che mi chiamano 3 giornalisti e chiedono in coro: “allora, siete riuniti con Civati (che è deputato!) per uscire dal Pd?”.

Les jeux sont faits secondo questa simpatica macchina del vedrai che ce la caviamo all’ombra del rottamatore. Io non ci credo. Credo che esista ancora un po’ di spazio e un po’ (poco) di tempo per una battaglia politica. Si può pensare che Cuperlo si illuda quando dice al Corriere “Dopo lo strappo servono aperture serie” ma il dissenso che ripropone su scuola, jobs act, Costituzione, non va banalizzato. Tanto più che l’ottimismo renziano è destinato, purtroppo, a infrangersi. É sempre la Grecia, il convitato di pietra. “Allarme in borsa. Balzo dei tassi Eurozona”, Sole24Ore. Il Fondo Monetario scopre di non poter più prestare soldi alla Grecia se l’Europa non accetta di ristrutturare il debito. Proprio così! Tsipras accusa, Renzi tace. Il tesoretto evapora dopo la sentenza sulle pensioni, gli interessi sul debito tornano a crescere.

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