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Migranti, Asgi: “Agenda Ue positiva ma poco coraggiosa, hotspot inquietanti”

 

Il commento di Gianfranco Schiavone, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi), sul testo presentato ieri dalla Commissione europea. Tanti gli aspetti positivi, ma altrettanti quelli negativi. E spunta il caso “Hotspot”. Schiavone: “Testo vago sui centri. Scritto in malo modo o perché è meglio non dire?”

ROMA – L’agenda sull’immigrazione presentata dalla Commissione europea è un “tentativo di cambiare prospettiva”, ma è “parziale”, in alcuni punti “poco coraggioso”, con alcune lacune e aspetti “inquietanti” come nel caso dei nuovi Hotspot per i paesi di frontiera dove verrà eseguito il fotosegnalamento dei migranti. Il commento di Gianfranco Schiavone, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi), sull’agenda dell’Unione europea presentata ieri è approfondito, con note positive, ma più di un rammarico.

Cambiamenti all’orizzonte, ma non storici. “Difficile non prendere atto che è una evoluzione positiva – spiega Schiavone – e che c’è un tentativo parziale di cambiare prospettiva, cioè che la politica europea sull’asilo deve tener conto delle crisi umanitarie internazionali e deve agire su di esse per garantire il diritto d’asilo”. Concetti non nuovi alla Commissione europea, spiega Schiavone, ma che ora arrivano “con una certa forza” per “agire sulle crisi in anticipo o non soltanto con la gestione passiva delle situazioni”. Positiva la prospettiva di “medio termine” che per Schiavone preannuncia “cambiamenti importanti all’orizzonte, ma eviterei di parlare di cambiamenti storici e di enfatizzare. Si tratta di un testo in cui la Commissione si è trovata di fronte alla necessità di dare segnali di cambiamento evidenti, ma allo stesso tempo di avere un testo che possa non rimanere lettera morta e trovare un consenso politico, per niente scontato”. Per Schiavone, però, al testo manca qualcosa, su diversi fronti. “È un testo che dice tante cose – spiega -, ma che non ne dice tante altre. La parte del leone, nel testo, la fa l’asilo. Quella relativa all’immigrazione del testo è piuttosto deludente, perché da un lato si parla per la prima volta in maniera più decisa della necessità di dover ragionare in maniera più seria sul problema del calo demografico dell’Ue, ma per quel che riguarda le politiche reali che ci propongono, francamente c’è molto poco. Tutta l’attenzione è centrata solo sull’attrarre manodopera qualificata. Per quello che riguarda gli altri, l’immigrazione non particolarmente qualificata il testo tace”.

Triton, un gravissimo errore. Il testo dell’agenda è subito operativo e nelle prime pagine propone quelle che saranno le azioni immediate, come un nuovo piano Triton, che secondo quanto scritto dalla Commissione europea sarà presentato alla fine di maggio. Un piano rivisto, non solo nelle risorse, ma anche nell’estensione geografica. Per Schiavone, si tratta del riconoscimento “detto in maniera molto diplomatica che Triton è stato un gravissimo errore – aggiunge -. Non è più soltanto una questione di capacità, ma anche di estensione geografica. Questo potrebbe metter fine a quelle incredibili polemiche che avevano attaccato duramente Mare Nostrum anche da parte di vari stati dell’Unione europea”.

Il “rebus” della redistribuzione. Una delle novità del piano riguarda la “relocation”, cioè di redistribuzione dei migranti richiedenti protezione in Europa secondo delle percentuali fissate proprio dal testo. “La proposta è positiva, buoni i criteri e i parametri con cui sono stati fatti i conteggi e aprirà una discussione sul meccanismo del regolamento di Dublino, perché è chiaro che in questo caso non si applicherà”. Ma sono anche gli orizzonti temporali a far sperare in un cambio di passo. “Il testo dice senza mezzi termini che siamo di fronte ad uno scenario internazionale destinato a durare – spiega – e annuncia un meccanismo permanente di divisione delle responsabilità alla presenza di un grande numero di arrivi”. Ma se le prospettive sono chiare, non si può dire altrettanto dei dettagli della proposta. “Il vero problema sarà capire da quando parte questa ricollocazione. L’aspetto pratico non è irrilevante. È un rebus andare a capire come fare questa selezione”. Nessun riferimento, inoltre, ai numeri di migranti da coinvolgere. Nell’agenda si parla solo di percentuali da distribuire ai vari paesi. “Si tratta di una proposta che dovrà passare per una lunga contrattazione – spiega Schiavone -. Credo che la Commissione voglia far passare il principio che la riallocazione deve esistere e stabilisce parametri e percentuali”.

I “numeri minimi” del reinsediamento. Gli unici numeri certi sono quelli che riguarderanno il programma di reinsediamento: 20 mila persone da collocare in tutta Europa. Anche in questo caso, ci sono buone notizie e altre meno buone. “Di positivo c’è che la Commissione per la prima volta dice che, se sarà necessario, alla fine di questa prima operazione sarà presentata una proposta per andare verso l’adozione di una nuova normativa europea con un approccio in qualche modo vincolante”. Tuttavia, sebbene i parametri siano “ben ragionati”, secondo Schiavone la proposta si muove su “numeri minimi”. “Se l’obiettivo è quello di diminuire la necessità per i rifugiati di ricorrere ai canali di ingresso irregolari, poiché solo il reinsediamento riguarda le persone che ancora non sono in Europa, dire che ne arriveranno 20 mila significa dire nulla”. Per Schiavone, “c’è una curiosa combinazione di annuncio di una misura che di fatto non c’è. Manca come minimo uno zero. Già 200 mila da reinsediare, magari considerando il bienni, con una misura di almeno 100 mila unità all’anno, è un reale investimento. Capisco che la Commissione voglia cominciare a far passare il messaggio, ma è chiaro che questo tipo di operazione, con questi numeri, non ha una reale ricaduta sull’alternativa al traffico”. Forse, spiega Schiavone,  l’intento della Commissione è stato quello di non veder bocciata la proposta prima del nascere, “ma da questo punto di vista mi sembra che la strategia sia sbagliata”.

I nuovi Hotspot, su cui non si dice nulla. Uno dei temi che preoccupa maggiormente Schiavone, è quello della proposta di nuovi “hotspot”. “Mi ha colpito negativamente, non so neanche come tradurli in italiano – spiega -. Dei luoghi in cui le varie agenzie dell’Unione europea collaborano tra di loro, insieme alle autorità dei vari paesi, per fotosegnalazioni che ci lasciano intendere forzate, le impronte digitali e altro. Non si capisce di cosa si sta parlando e cioè se si intende realizzare dei centri chiusi. Francamente la frase appare molto minacciosa e inquietante”. Per Schiavone occorrerà aprire un dibattito su questo anche in Italia. “Saremo al centro di questa vicenda e credo che valga la pena di essere affrontata e discussa. La vaghezza del testo su un argomento di questo tipo mi sembra negativa.Il tema dell’eventuale efficacia delle impronte digitali non può di certo essere affrontato con un paragrafo di cinque righe in cui si annuncia un nuovo metodo. O è una cosa buttata lì e scritta in malo modo o lasciata in maniera assolutamente generica perché è meglio non dire. Si fa capire che le cose non funzionano, si annuncia un nuovo sistema che non viene definito. Va aperta una discussione in Italia su cosa la Commissione intende e come questo approccio sia compatibile con l’insieme delle norme di garanzia sui diritti delle persone. Il testo è piuttosto sgradevole”.

I temi non affrontati. Tra le questioni trattate con leggerezza, infine, anche il mutuo riconoscimento, cioè la possibilità per i rifugiati di poter decidere di andare a vivere in un paese dell’Ue diverso da quello in cui ha ricevuto lo status. “Anche qui c’è stato poco coraggio – spiega -. È un tema anche più semplice della riallocazione, perché si potrebbero pensare misure progressive in presenza di certi parametri. Una misura di buon senso e minima che darebbe un segnale importante rispetto ad altre misure. Deludente che il tema non sia sviluppato nei dettagli”. Ma a deludere è anche l’approccio dell’agenda verso il così tanto criticato regolamento di Dublino. “Il fatto che il regolamento debba essere applicato con maggiore flessibilità nell’applicazione delle clausole discrezionali viene finalmente richiamato – spiega Schiavone -, ma quasi en passant, mentre non è detto nulla nella questione della riallocazione. Come Dublino e la redistribuzione possano dialogare tra di loro, è un problema che la Commissione non si è posto”. Ma sul regolamento non si potrà non intervenire. “La redistribuzione è un meccanismo che è formalmente una deroga a Dublino, non una cancellazione o indebolimento dal punto di vista giuridico, ma dal punto di vista politico qualcosa succede – spiega Schiavone -. Se si continuano a fare programmi di questo tipo per 3 o 5 anni e un numero consistente di migranti sono in paesi che col regolamento non ci sarebbero mai andati, bisogna chiedersi a cosa serve”.

Il futuro dell’agenda, che ora passa al Consiglio e al Parlamento europeo, tuttavia, secondo Schiavone non è quello di un testo destinato a restare solo sulla carta. Nel fare queste proposte la Commissione avrà fatto di sicuro delle valutazioni di fattibilità – conclude -, non credo che un documento di questa portata possa essere presentato per non essere adottato. Ci sarebbe un terremoto politico all’interno dell’assetto dell’Unione europea. Se dovesse accadere, c’è da preoccuparsi sulla tenuta delle istituzioni europee. La Commissione ha presentato moltissimi studi, molti documenti e atti a volte anche più espliciti di questo su alcuni aspetti, ma non avevano l’impatto politico di questa agenda. Mi aspetto che non sia lettera morta, altrimenti il messaggio che arriva alla popolazione europea è che la Commissione non esiste”. (ga)

Da redattoresociale.it

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