Sei qui:  / Psicologia & società / Lavorare in gruppo: una prassi sempre più richiesta

Lavorare in gruppo: una prassi sempre più richiesta

 

Secondo quanto sostiene la letteratura scientifica, con riscontri piuttosto importanti ed interessanti, le pratiche lavorative basate sul gruppo di lavoro sono più efficaci ed efficienti, con risultati qualitativi e quantitativi migliori rispetto a quelle incentrate sul lavoro individuale. Un gruppo che funziona infatti è in grado di raggiungere risultati straordinari che non equivalgono (e neanche se ne avvicinano) alla somma delle singole performance. Non solo, il gruppo fornisce maggiori risorse, idee e prospettive alla soluzione dei problemi o al raggiungimento di determinati obiettivi ed è in grado di gestire maggiormente la complessità, minimizzando i tempi ed i costi. Inoltre, attraverso la condivisione della conoscenza, si incrementa l’apprendimento/arricchimento delle competenze dei singoli membri. Per questo motivo le nuove pratiche lavorative prevedono la formazione di gruppi di lavoro, di squadre, di team, di task forces, équipes ecc.. ed anche i nuovi metodi di insegnamento privilegiano l’apprendimento di gruppo, (ad esempio cooperative learning, comunità di apprendimento, comunità di costruzione della conoscenza, ecc..) e permettono ai  ragazzi, fin dalla più tenera età di acquisire la competenza gruppale, ormai sempre più indispensabile nel mondo del lavoro.

Le metodologie di apprendimento di gruppo ”sfruttano” le potenzialità del gruppo stesso, tendono a migliorarne l’apprendimento e il livello di acquisizione dei discenti, favorendo così una formazione orientata alla condivisione, alla relazionalità ed al sociale.

Ma non è così facile! La competenza gruppale richiede un allenamento specifico. A tutti sarà capitato almeno una volta di far parte di un gruppo di lavoro e di uscirne con la sensazione di aver perso tempo senza concludere nulla. Il problema è che la capacità di partecipare al lavoro di gruppo si dà per scontata. Può e deve, invece, essere imparata.

Infatti non basta riunire persone con mansioni diverse: è necessario che ogni membro del gruppo riesca ad armonizzare le proprie esigenze con quelle degli altri superando le reciproche differenze. La cooperazione richiede quindi, oltre alle competenze riferite al compito, anche adeguate competenze di tipo relazionale. Se il gruppo si concentra sull’esecuzione del compito trascurando gli aspetti di gestione della relazione, ognuno finisce per affrontare il problema che incontra con il suo solo punto di vista e con i suoi soli strumenti. Per realizzare un vero lavoro di squadra è necessario che ogni membro del gruppo comprenda di essere indispensabile al perseguimento dello scopo comune e che tutti coordinino la loro azione sulla base di tale consapevolezza. Si creano così relazioni basate sulla fiducia. Ma come si fa a collaborare trasformando la competizione in cooperazione?

I sette elementi indispensabili per il team building riconosciuti in letteratura sono:

  1. Il senso di appartenenza al gruppo, caratterizza il passaggio da un insieme di indivudui al sentirsi parte del gruppo. Si costruisce attraverso l’interazione fra i membri e consente loro di sentirsi come “noi”, marcato proprio dall’uso della prima persona al plurale.
  1. l’obiettivo, che dev’essere raggiungibile cioè costruito su fatti e dati osservabili, basato su risorse disponibili, chiaro e condiviso da tutti i membri del gruppo e articolato in compiti;
  1. l’acquisizione di un metodo di lavoro basato sulla negoziazione, richiede che le divergenze di opinione vengano esaminate, articolate (questo e quello sono veri) e non eliminate (è vero questo o quello), cercando il più ampio consenso;
  1. i ruoli, da assegnare in base alle competenze dei membri del gruppo. La loro definizione è il risultato di un confronto e di un accordo tra i componenti del team, ma la loro caratteristica dev’essere la flessibilità;
  1. l’interdipendenza e la collaborazione, una condizione che si consolida nel tempo, quando i membri escono dall’isolamento operativo e si creano le relazioni, con l’accettazione dell’altro, l’impegno nel mutuo aiuto, nella dipendenza reciproca tra uguaglianze e differenze (da valorizzare).
  1. la leadership flessibile, pragmatica, orientata al compito e alle relazioni. E’ il gruppo stesso che sceglie il suo leader, attraverso una negoziazione continua di ruoli e funzioni. Si tratterà di una leadership situazionale, delegata a seconda della situazione a chi in quel momento è in grado di condurre con maggiore efficacia il lavoro;
  1. la comunicazione, elemento-chiave del team building e elemento su cui agire per gestire e superare i conflitti nel gruppo. Il più delle volte infatti i contrasti sorgono non tanto per “cosa” si dice ma per “come” si comunica: è una questione di stile comunicativo.

Le difficoltà e le criticità insite nel gruppo di lavoro, non hanno comunque sminuito la sua importanza ed il suo ruolo come strategia per la competitività aziendale. Gli individui non sono  computer, facilmente programmabili: oltre alla razionalità, sono portatori di emozioni, valori, bisogni, aspettative (sia su se stessi che sul gruppo cui andranno a far parte), vissuti, esperienze (peraltro spesso vissute in altri gruppi), modi di essere e di interagire. Sono tutti questi elementi (le caratteristiche socio-psicologiche individuali) che generano l’impegno alla condivisione e alla cooperazione da parte dei membri del gruppo. Per questo motivo, ribadiamo, acquisire familiarità con la competenza gruppale ed apprenderla, diviene essenziale per stare al passo del mercato del lavoro.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE