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Oppure dire no!

 

Sì all’Italicum, o cade il governo. L’intervista di Matteo Renzi a Lilly Gruber si può leggere in due modi. 1) Il segretario del Pd ritiene che per “svegliare la Bella e Addormentata Italia” serva una rivoluzione: un premier scelto direttamente dai cittadini, che si trascini, nell’unica Camera rimasta, una maggioranza forte e sodale, e ottenga un’ampia delega per cambiare tutto: scuola, rai, mercato del lavoro, fisco, pensioni, polizia, politica estera. Se così fosse, il premier rivoluzionario avrebbe lanciato una sfida legittima: “i signori del Parlamento hanno l’occasione di mandarmi a casa, lo facciano”. 2) La seconda interpretazione, condivisa da Rosy Bindi, è che non di sfida si tratta ma di un sordido ricatto. Alle minoranze del Pd, affinché calino le brache per non venire accusati di aver fatto cadere il governo. Alla palude parlamentare, dei tanti senza mestiere, che vivono lo sciogliento delle camere come un avviso di licenziamento. Se così fosse, sarebbe una schifezza. Si può cedere e perdere ogni dignità, o aderire al progetto rivoluzionario di un colpo di stato per salvare il Paese. Oppure dire no!

Obama non lo disse a Renzi tittolano Corriere, Stampa e Repubblica. Il Fatto parla di “giallo”. Secondo il Giornale “hanno mentito, ecco le prove”. Le prove le ha portate il New York Times: quando venerdì 17 incontrò Renzi, tra abbracci a occhi chiusi, un bicchiere di brunello ed elogi di corcostanza, Obama già sapeva che un suo drone aveva ucciso Lo Porto. E avrebbe scelto di tacere con Renzi, forse, per non guastare la festa. Restano punti oscuri: la famiglia dell’ostaggio americano fu avvertita della morte a febbraio, i nostri servizi segreti avevano gli elementi per capire, qualcuno avrebbe passato alla Cia i dati del DNA di Lo Porto. Perché Renzi non ha chiesto nulla a Obama?

L’Europa contro Atene, Sole24Ore. L’eurogruppo ha perso la pazienza, El Pais. Hanno definito Varoufakis “perditempo, giocatore d’azzardo, dilettante”. Federico Fubini spiega che i creditori non vogliono più chiacchiere su lotta a evasione e corruzione, chiedono ancora tagli a pensioni e salari. Perciò l’Eurogruppo sfiducia Tsipras e gli lascia due strade. O un nuovo governo, più accomodante, sostenuto dai vecchi partiti che portarono la Grecia al disastro, o la corda si stringerà al collo della Grecia fino a provocare tumulti ed elezioni. Adriana Cerretelli sul Sole24Ore, Stiglitz sulla Stampa, Lucrezia Reichlin su Repubblica, sostengono tuttavia che questo muro contro muro nuocerà gravemente all’Europa e ancora di più all’Italia. Noi zitti, immobili. Per non dispiacere alla Merkel.

Aula vuota, ministra contestata. Con educazione, vorrei invitare Francesco Merlo e Pierluigi Battista a non fare gli ipocriti. L’aula di Montecitorio deserta mentre Gentiloni parlava di Lo Porto è una vergogna, ma è anche conseguenza dell’esproprio di ogni prerogativa parlamentare consumato da questo governo con l’aiuto dei populismi, politici e giornalistici. Inutili, i deputati partono “per il week end con l’indignazione nel trolley”, Elle Kappa. Vorrei poi dire a Renzi che non è certo educato impedire che la Giannini possa parlare alla Festa de L’Unità, ma se la riforma della scuola sta provocando una tale rivolta, l’uomo della responsabilità qualche responsabile lo indicherà?

Bombe pronte. La procura di Cagliari ha sgominato una cellula di Al Qaeda che progettava un attentato in Vaticano. La CEI definisce un atto di guerra  affondare i barconi. 70 anni fa l’Italia, che ebbe il coraggio di guardare in faccia la realtà e di combattere, tornava a sorridere.

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