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“Peace and sport!” Risuona ancora oggi il grido di pace della madre di Ciro

 

Anche a Pasquetta Antonella Leardi ha lasciato a casa gli altri due figli ed è andata fare la testimonial, sul lungomare partenopeo, di una gara di ciclismo di fondo, che si propone come obiettivo anche di portare avanti un discorso di “peace and sport”. Intervistata da una collega della Tgr della Rai ha ricordato come il suo Ciro fosse allegro e contento, quando parti’ per tifare Napoli, nella finale di Coppa Italia dell’anno scorso. Non sarebbe, pero’, piu’ tornato a casa. Questa donna generosa e coraggiosa ha trovato il modo per far continuare a vivere quel figlio, i cui sogni sono stati infranti, dandosi una missione. E ha anche spiegato più volte, che predicare amicizia e valori positivi da portare nello sport, per lei e’ pure un motivo per “alzarsi”. Lo comincio’ a fare quando Ciro era ancora fisicamente vivo e lottava vanamente contro la morte.

C’erano focolai di violenza ritorsiva che si stavano alimentando e Antonella Leardi comincio’ a dire “Nessuna vendetta in nome di mio figlio! “. Un messaggio importantissimo,fondamentale in quel contesto. E dopo che il cuore di Ciro si arrese, la mamma trovo’ la forza per andare avanti proprio perche’ aveva quel messaggio da portare in giro.Ed e’ evidente che per farlo occorre esserci,partecipare a trasmissioni, rilasciare interviste , scrivere libri. Diversamente non sarebbe possibile. Mai una parola fuori posto. Qualunque provento – ha spiegato- serve per l’associazione “Ciro vive”, e per le sue finalita’. Ecco perche’ non ci sono aggettivi per definire quello striscione con l’accusa di “lucrare” sulla tragedia, apparso sabato all’Olimpico. Un’ infamita’ , non un esercizio della liberta’ di manifestazione del pensiero. Ora occorre solo una risposta adeguata da chi ha responsabilita’ nelle istituzioni statali e dello sport.

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