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Riforma della Rai in movimento

 

La discussione sulla riforma della Rai in Parlamento è partita. La proposta di riforma del Governo ancora non c’è, ma già si sa che non resterà sola e troverà ad accoglierla altre proposte di legge. Oggi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati Nicola Fratoianni, Sandra Zampa e Pippo Civati hanno presentato un progetto di riforma che accoglie il testo elaborato a cavallo tra il 2013 e il 2014 da un tavolo di lavoro organizzato tra Parlamento e società civile da MoveOn Italia. Ieri il Movimento 5 Stelle ha presentato la sua idea di riforma e Roberto Fico ha parlato di confronto aperto innanzitutto col Pd. Apertura pienamente confermata oggi da Beppe Grillo in una delle rare interviste concesse alla stampa. Probabilmente altre proposte saranno presentate nei prossimi giorni. Vedremo cosa diranno, ma ormai è evidente che le idee elaborate dalle associazioni della società civile – MoveOn innanzitutto – saranno ben presenti nel dibattito in Parlamento.

Forse sarà una delle poche volte che uno stallo della politica viene superato dalla spinta proveniente dai semplici cittadini preoccupati solo di immaginare un futuro per la Rai e il servizio pubblico radiotelevisivo.

Di riformare la Rai si parla da anni. Nelle legislature precedenti a quella in corso sono state presentate tante proposte di legge, ma nessuna discussione seria è mai iniziata. Senza offesa per nessuno si può parlare di lungo sonno della politica restia a mettere mano ad un’impresa che non avrebbe potuto eludere il problema del controllo diretto dei partiti sulla Rai.

Oggi tira un’aria nuova e il capo del governo dichiara di voler mettere fine al controllo dei partiti sulla Rai e di essere pronto ad andare in Parlamento per discutere di una legge di riforma (sperando che la strana idea del decreto legge sia stata definitivamente accantonata). Bisogna proprio dire, però, che se tira un’aria nuova, è anche perché a smuoverla sono state prima di tutto le organizzazioni della società civile e quelle che rappresentano i professionisti dell’informazione. Negli anni del sonno della politica si deve a loro se il tema della riforma della Rai e della salvaguardia del servizio pubblico non è caduto nell’oblio.

Il lento movimento della riforma della Rai che si sta avviando in questi giorni non si deve fermare e il tema centrale di sottrarre al controllo dei partiti la gestione del servizio pubblico può essere la manifestazione di una politica che ripensa se stessa e che assorbe dalla spinta dei cittadini le idee migliori che questi riescono a produrre.

Al primo posto c’è sicuramente un riassetto della governance del servizio pubblico che affidi le funzioni di indirizzo e vigilanza ad un organismo che rappresenti tutta la ricchezza e la complessità della società (inclusa la politica nella sua dimensione istituzionale), ma poi attribuisca la gestione della Rai a professionisti qualificati premiati per la loro competenza e avulsi da ogni appartenenza partitica.

Questo è lo snodo di qualunque ipotesi di riforma. Tira un’aria nuova, ma chi l’ha smossa in questi anni non ha esaurito il suo compito: da qui alla riforma c’è ancora tanta strada da fare

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