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Il futuro che ci aspetta

 

Mi allontano per un momento dalle vicende che riguardano l’attacco preoccupante delle associazioni mafiose alla cittadella della democrazia repubblicana perché ieri è stato reso noto il Rapporto Stratfor, Global Intelligence 2015-2025  che fanno una serie di previsioni su quello che potrà accadere nel prossimo decennio riguardo all’assetto politico mondiale.

Gli autori americani del Rapporto ritengono che la Russia di Putin nel decennio a venire cercherà di superare la “forte prevalenza” del suo carattere di esportatore di materie prime. Ed è quello che sta già accadendo.

Inoltre è accettabile l’individuazione nella Crisi Ucraina di un confronto destinato a continuare tra Occidente e Oriente. Ma-nota a ragione Chiesa- l’Europa è sempre più divisa sulla contrapposizione alla Russia come vorrebbero invece gli Stati Uniti. Il Rapporto –e questo è sorprendente- ha dubbi sul destino della Federazione russa e ritiene che c’è il pericolo di una “formale e informale frammentazione della Russia” che giustificherebbe dunque un intervento dall’esterno da parte degli Stati Uniti. Secondo gli autori del Rapporto, ad Occidente Polonia, Ungheria e Romania vorranno riprendersi le parti di territorio perdute a vantaggio della Russia, cercando di di trascinare dalla loro parte la Bielorussia e l’Ucraina. Ma, a questo punto, si prevede-in quel Rapporto, che l’Europa si volga ad aggredire la Russia sulla base di rivendicazioni territoriali ma questa è una previsione ridicola sulla base delle attuali politiche del vecchio continente e ancor più comica appare la previsione che anche la capacità dei Russi di mantenere il controllo del Caucaso del Nord possa finire in modo da destabilizzare anche l’Asia Centrale.

Qui veramente le previsioni appaiono fondate sulla sabbia e il rapporto Esfor appare espressione di una visione non aggiornata della politica mondiale. Con simili caratteristiche quel rapporto diventa arbitrario e inservibile e non perché da parte di chi scrive si abbia fiducia o consenso verso la politica del nuovo zar Putin ma soprattutto perché le cose sono molto più complesse e uno degli elementi più angoscianti e pericolosi è costituito proprio dalle divisioni politiche e culturali dell’Unione Europea che-a più di settant’anni dalla seconda guerra mondiale- è lontana da un credibile processo di unificazione politica che sarebbe l’unico fattore in grado di costituire un altro polo a livello mondiale in grado di disegnare una politica non subordinata né alla Russia né  agli Stati Uniti e tale da influenzare positivamente gli equilibri planetari.

E’ una speranza che continuiamo, malgrado tutto, a coltivare anche se negli ultimi anni le delusioni sono state ripetute e amare.

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