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Stato di Palestina: il riconoscimento

 

Il prossimo venerdì 27 ottobre la Camera dei deputati ha in agenda il voto sulla Palestina. E’ un atto atteso e largamente dovuto, per evitare che il Parlamento italiano sia costretto ad indossare la maglia nera, dopo che buona parte dei Paesi dell’Unione si sono già pronunciati. Infatti, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Svezia –quest’ultima in modo già operativo- hanno espresso un orientamento positivo. Il Parlamento europeo ha deciso a sua volta lo scorso 17 dicembre “il riconoscimento in linea di principio dello Stato di Palestina” e, del resto, il 29 novembre 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a larga maggioranza (Italia compresa) votò per l’accoglimento della Palestina come Paese osservatore, l’anticamera dello status pieno,  già deliberato dall’Unesco. In linea con diverse risoluzioni precedenti dell’Onu stessa. L’atto atteso e auspicabile anche in Italia è una sequenza importante di un solido e consolidato percorso.

Non contro qualcuno –Israele- bensì per l’attuazione degli accordi di Oslo del 1993, stipulati tra Rabin e Arafat. Due popoli e due Stati. Et et, non aut aut. Il voto in programma alla Camera altro non è, insomma, se non la messa in pratica di una linea ormai consolidata. Per questo stupisce che si parli sul “Corriere della sera” di venerdì 20 febbraio di “Un’assurda mozione da accantonare”, introducendo argomenti –Hamas e Gaza, clima di attacco al mondo ebraico e demonizzazioni- che niente hanno a che fare con il prossimo voto parlamentare. Anzi. L’inserimento a pieno titolo della Palestina nel consesso internazionale contribuirebbe in modo sostanziale a cambiare la situazione del Medio oriente. La leadership palestinese, infatti, è notoriamente laica, riformista ed aperta: un contraltare sul campo alla tragica degenerazione fondamentalista in atto. E poi, perché confondere i diritti del popolo ebraico con la  linea di destra colonialista –l’occupazione dei territori sanciti nel lontano 1967 e la piaga dei coloni- del governo Netanyahu? O la cultura democratica della critica e dell’alternanza deve valere per tutto il mondo salvo che per Israrele? O non vale l’appello al riguardo di oltre mille personalità israeliane, da Yehoshua a Oz a Grossman? Quindi, la mozione è davvero utile e serve a tutti.

* Presidente dell’Associazione nazionale Italia-Palestina

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