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Quella cravatta ha un nodo scorsoio

 

“Vogliamo che la Grecia esca dalla crisi, e vogliamo che quando festeggerà questo traguardo, Alexis indossi una nostra cravatta”. Così Renzi, omaggiando il suo omologo Tsipras durante la sua visita a Roma. Il problema è nei dettagli, ciò che in definitiva sono gli accessori d’abbigliamento: quella cravatta ha un nodo scorsoio, e quando i greci dovessero uscire dalla crisi seguendo le politiche indicate dai banchieri centrali di Francoforte e sostenute da tutti gli altri leader europei, rischierebbero di rimanervi impiccati.

Se la scelta è tra un’Europa che impone le sue posizioni ideologiche anche a dispetto dei fatti e il rispetto della volontà dei popoli che di quella fanno parto parte, allora io non ho dubbi: perisca l’Unione. Perché se l’Ue vuole diventare la nostra patria, allora non può chiederci di anteporre la finanza alla democrazia, come se i conti di bilancio e la vita delle persone fossero elementi di una contraddizione sostenibile solamente con il sacrificio delle seconde sull’altare dei primi. E se quella nostra patria si fa essa stessa banca, allora io mi sentirò sempre più in esilio, straniero e anche apolide.

Perché in Grecia, in questi anni di austerity imposta dalla Troika, è aumenta la mortalità infantile ed è cresciuto il numero dei decessi legati alla mancanza di prevenzione e cura, frutto diretto e avvelenato dello smantellamento del welfare pubblico. Perché i greci si sono ridotti a cercare cibo affidandosi alla carità o alla fortuna. Perché non è possibile che ricchi banchieri nei loro caldi cappotti di cachemire o fra le loro raffinate giacche d’alta sartoria, spieghino a un popolo che da anni rattoppa i suoi vestiti e si stringe in sé per superare il freddo che non può più scacciare dalle proprie case, come si stia al mondo.

Ecco perché ieri Atene è scesa in piazza, ed ecco perché, liberamente, la Grecia ha respinto alle elezioni i responsabili del disastro economico degli ultimi anni, proprio quelli che gli austeri funzionari e dirigenti delle banche centrali avrebbero voluto che vincessero le elezioni, in una folle girandola di controsensi che fa ricadere su altri le colpe di decisioni politiche che hanno nomi e cognomi precisi.

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