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Non strangolerete le ragioni di Atene

 

Seguiamo con crescente apprensione il dibattito serrato in corso a Bruxelles fra il governo greco e i tecno-burocrati dell’Unione Europea. Il primo rivendica la necessità, a nostro giudizio sacrosanta, di una dilazione nel pagamento dei debiti contratti, vincolandolo alla crescita e alla ripresa del PIL; i secondi oppongono un secco no, con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, nel ruolo del più fiero nemico delle ragioni di Atene, incurante di qualunque principio di umanità e persino del buonsenso che consiglierebbe di ascoltare e accogliere le legittime richieste di Tsipras e Varoufakis.
La Grecia, infatti, a dispetto della propaganda liberista e delle menzogne della stampa al seguito, non ha mai detto di non voler ripagare i creditori né ha mai negato le proprie colpe e le responsabilità dei governi artefici del disastro che ha condotto il paese fra i tentacoli della Troika; al contrario, si è impegnata a fare il proprio dovere, a combattere corruzione ed evasione fiscale, ad eliminare le inefficienze presenti nella pubblica amministrazione e a presentare bilanci all’insegna della massima trasparenza, chiedendo in cambio unicamente la possibilità di restituire al proprio popolo quel minimo di dignità e di respiro necessari per tornare a crescere e ricostruire il tessuto sociale sfibrato dalla crisi.
Non solo: il duo Tsipras-Varoufakis ha anche smentito ogni illazione relativa ad un’eventuale uscita del Paese dall’euro, ben sapendo che il ritorno alla dracma sarebbe una tragedia, in quanto la conseguente svalutazione della moneta provocherebbe il tracollo definitivo di una popolazione già provata da dolorosi tagli a salari e pensioni nonché da un tasso di disoccupazione ormai insostenibile.
La risposta di Schäuble e dei gendarmi del rigore è stata una chiusura totale: un atteggiamento talmente arrogante e disumano da indurci a dubitare dell’ipotesi, formulata da vari analisti e commentatori, di un normale gioco delle parti per giungere ad un accordo che scontenti equamente entrambi i contendenti. E se anche fosse, ci domandiamo: a che prezzo? È accettabile che le richieste di un popolo vengano subordinate ai dogmi di un’ideologia fallita e devastante? È tollerabile che vengano messi in discussione tutti i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalle costituzioni democratiche redatte nel dopoguerra? Ha ancora senso quest’Europa matrigna che, anziché aiutare i più deboli a rialzarsi, soffoca le speranze di milioni di persone e lascia affogare in mare i disperati che giungono dall’Africa in fiamme? Credono davvero, i tecno-burocrati, di poter vincere contro un intero popolo che nei giorni scorsi si è riversato in piazza non contro ma a sostegno del proprio governo? Se così fosse, consigliamo a Schäuble e ai suoi vassalli di acquistare il prima possibile un qualunque manuale di storia, così da rendersi conto  che nessun tiranno è mai riuscito a schiacciare i sogni di liberta di un’intera Nazione, qualunque sia il continente, qualunque siano le forze, sempre preponderanti, di cui il barbaro o i barbari di turno dispongono.
E farebbero bene, al netto delle piccole aperture cui abbiamo assistito per merito della mediazione di Merkollande, a rendersi conto che in questi giorni si stanno riempiendo le piazze di mezza Europa, chiedendo il rispetto di quei valori sui quali l’Europa si fonda: fondamenti imprescindibili se non si vuole correre il rischio di mandare all’aria l’intero progetto, favorendo l’avanzata di partiti e movimenti xenofobi in costante ascesa anche in Germania.
Come detto al momento del varo del Quantitative easing, la saggezza di Draghi, da sola, non basta. E il fatto che la personalità più vicina alle aspirazioni dei cittadini sia un rigoroso custode dell’ortodossia dominante la dice lunga sul livello medio di coloro che quegli stessi cittadini avevano eletto, a suo tempo, nell’illusione che difendessero i loro interessi.

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