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Lampedusa, una indifferenza che si esprime anche nel silenzio e nel vuoto delle istituzioni europee

 

Mai più. Questo si era detto all’indomani del naufragio del 3 ottobre 2013 in cui morirono 368 persone: donne, uomini, bambini e ragazzi.  A un anno di distanza a Lampedusa superstiti e familiari si erano ritrovati insieme ai tanti cittadini e cittadine di Lampedusa e di Italia. Mai più ripetemmo allora, nel ricordo di quei morti.
Nel frattempo c’è stata l’operazione Mare nostrum che ha salvato migliaia di vite e la fine di Mare nostrum.
Oggi torniamo a piangere i morti in mare, in nome della speranza o della disperazione: 330 uomini, donne, bambini.
Morti alle porte di un’Europa che non sa o non vuole trovare risposte al dramma di chi fugge da guerre, conflitti, persecuzioni o anche solo povertà estrema.  Morti in quel tratto di mare che separa o unisce l’Italia e la Libia. Morti di quella che papa Francesco ha chiamato la “globalizzazione dell’indifferenza”. Una indifferenza che si esprime anche nel silenzio e nel vuoto delle istituzioni europee. Un silenzio che copre le urla di dolore che vengono dal Mediterraneo e dai paesi che su esso si affacciano. Ma che non ferma i viaggi sempre più pericolosi e le morti, che oggi – è bene ripeterlo – sono 330.

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