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Una matita vi distruggerà. Caffè per Charlie Hebdo

 

“Attacco alla libertà, di tutti”, Corriere della Sera. “Attacco terrorista alla libertà di stampa nel cuore d’Europa”, El Pais “Nous sommes tous Charlie”, Liberation. “Jihad, massacro nel giornale”, Repubblica. “Una risata li seppellirà”, Il Manifesto. Le Monde, La Stampa, El País Süddeutsche Zeitung, The Guardian e Gazeta Wyborc pubblicano stamani un ditoriale comune: “Il terrorismo, qualunque sia la sua ideologia, rifiuta la ricerca della verità e ricusa l’indipendenza di spirito. Il terrorismo islamico ancora di più..

Continueremo a informare, a fare inchieste, a intervistare, a commentare, a pubblicare e a disegnare..Lo dobbiamo ai nostri lettori. Lo dobbiamo alla memoria di tutti i nostri colleghi assassinati. Lo dobbiamo all’Europa. Lo dobbiamo alla democrazia. «Noi non siamo come loro», diceva lo scrittore cecoslovacco Vaclav Havel, oppositore vittorioso del totalitarismo diventato Presidente. E’ la nostra forza”.

A Parigi, place dela Repubblique, ieri si sono riunite in silenzio 15mila persone: molte brandivano come un’arma una matita, la matita di chi, per Charlie Hebdo, aveva disegnato un islamico e un giornalista del settimanale che si baciano sulla bocca, “L’amour plus forte que la haine”. Matite in piedi come torri, nonostante questo nuovo 11 settembre. Il messaggio forte che si è levato dalla Francia dopo la strage in redazione di Georges Wolinski, di Cabu, Tignus, di Charb (Stéphane Charbonnier), dopo le immagini che hanno invaso a ora di pranzo le nostre case dei due macellai che freddavano per terra e in strada un poliziotto e poi, raccolta da terra una scarpa, chiudevano le portiere dell’auto e lasciavano il campo, dopo la banalità del male, la stupidità del terrore -come scrive Padellaro- la risposta è stata:  siamo più forti, la libertà vince, la democrazia seppellirà l’odio è ucciderà la bestia che si nasconde nel cuore di questi uomini senza umanità.

Naturalmente ci sono i cretini, anche tra noi. Quelli che ci vorrebbero ridurre a bestie per ammazzare la Bestia. Matteo Salvini, che ieri sera da Mentana chiedeva di farla pagare ai profughi siriani che arrivano, clandestini, su barche alla derica, gli stessi profughi, con le famiglie e i loro i sogni, che fino all’altro ieri i due assassini Wolinsky, francesi di nazionalità e con regolare passaporto europeo, torturavano in Siria. Bravo Salvini, il “Califfo” ti ringrazierà per l’aiuto operoso!  Cretini come Alessandro Sallusti, che si sente diverso a chimarli, sul Giornale: “macellai illamici”. Di Hitler avremmo mai scritto: “macellaio in nome del Dio dei Cristiani?” “Giustiziere degli ebrei i cui padri uccisero Gesù?”. Ha detto Daniel Cohn Bendit “Comme il y a eu un fascisme venu de la civilisation occidentale, il y a un fascisme venu de la civilisation de l’islam”. Due fascismi, tre religioni monoteiste, la lotta delle donne, delle minoranze, dei martiri per l’umanità dell’uomo.

La guerra di religione genera mostri, il conflitto di civiltà conviene agli incivili che rodono, da dentro, la nostra civiltà. Nella notte è stato preso in Francia l’autista del commando. Oggi, nel giorno del lutto nazionale proclamato da Hollande – apparso per una volta all’altezza del suo ruolo-  le comunità musulmane faranno il vuoto intorno agli assassini e li consegneranno. “Non nel mio nome”, non nel nome del corano si sono comportati da infami. E per ogni Wolinsky per non potrà disegnare, un ragazzo prenderà il suo posto. “Ma la libertà di satira non la ucciderete mai”, così Giannelli risponde al fascista islamico disegnato da Charlie Hebdo che annunciava l’attentato “abbiamo ancora tutto gennaio per presentarvi i nostri auguri!”. Ed Elle Kappa: “Qui non è in gioco la satira ma la libertà. Dunque è il gioco la satira”. Stasera alle 18, con una matita, tutti in piazza Farnese.

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