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Schermaglie nazarene.Caffè del 28

 

Si può mentire raccontando una panzana oppure omettendo parte della verità. È quel che ha fatto la ministra Boschi, sostenendo che l’apporto di Forza Italia non sarebbe stato determinante nell’approvazione dell’Italicum. Certo, se si calcola la maggioranza sulla base dei votanti, è così, ma se si tiene conto della pattuglia di 24 senatori democratici che non ha partecipato al voto, ecco che i conti non tornano e si è costretti a concludere che la legione straniera offerta da B, è stata, sì, determinante. Inoltre il non voto della minoranza del senato ha inteso passare il testimone al gruppo Pd della Camera, dove la legge dovrà ancora essere emendata, anche perchè porta i segni dell’improvvisazione e della fretta, come quasi tutti i provvedimenti imposti dal governo. Tant’è che ieri Anna Fincchiaro (ancora candidata al Quirinale?) e la Presidente supplente del Senato, Fedeli (ex Cgil, folgorata da Renzi) hanno provato a riscrivere la legge già approvata, pretendendo che si trattasse di cambiamenti formali, in realtà modificandola in più punti. Blitz subito scoperto e in parte sventato.

I giornali preferiscono non intendere come la vera partita Renzi la giochi sulla semplificazione della democrazia – con rottamazione della Costituzione- perchè mira a diventare Sindaco d’Italia, e titolano tutti sullo scoglio del Quirinale. “Renzi pensa a Mattarella”, scrive la Stampa, invece Berlusconi vorrebbe Amato o Casini. “Prima intesa, sarà un politico”, recita Repubblica che tace una battuta minacciosa  del premier, quella di inventarsi “una renzata”. Per il Corriere “si lavora su tre nomi…Mattarella, Amato e Padoan”. Al contrario il Giornale sostiene che “l’accordo non c’è”. Ma ci sarà presto, secondo il Fatto, dopo una “Trattativa Stato Mediaset”. “Con le larghe intese – osserva il Giornale- il valore del Biscione è salito di 3 miliardi.  Ora il Caimano vuole vendere per passare all’incasso”.

Così ieri B. ha mandato al Nazareno solo i capi gruppo. Per alzare il prezzo e ottenere un faccia a faccia che si terrà, dice la Gelmini, domani all’ora del pranzo. È chiaro che alza in prezzo, vuole qualcosa da Renzi in cambio della fedeltà sulla legge elettorale. Renzi, allora liscia il pelo a senatori e deputati del Pd:  “il Presidente della Repubblica deve avere una storia innanzitutto raccontabile al nostro interno”. Naturalmente la lingua del premier diventa di pezza appena sente il nome di Prodi, che non gli va bene, ma non riesce a dire perchè.

Lo inseguono antichi fantasmi. L’altra sera non ha retto Piazza Pulita dove si parlava dei 101contro Prodi. E ha twittato: “Basta una sera alla Tv e finalmente capisci la crisi dei talk show in Italia. Dobbiamo cambiare modo di raccontare l’Italia e la politica”. Ma come? Il maratoneta dei talk, l’uomo che manda in Tv, contro i dissidenti, i suoi giornalisti preferiti (arruolati nel sottobosco dei grandi giornali e sfamati, più volte al giorno, con retroscena autorizzati), proprio lui ora vuole “cambiare il racconto”. Qualcosa non deve non funziona più se Folli, Repubblica, scrive “Il premier rischia di perdere il mantello di invincibile”.

Infine, vergogna! Stavolta lo scrivo io. I grillini doc hanno tentato (e in parte attuato) un linciaggio di grillini dissidenti, aggredendo, con sputi e insulti, una delegazione ricevuta al Nazareno. Finchè resterà questa l’autobiografia di Grillo e Caseleggio, M5S non riuscirà a essere niente altro che alibi e sostentamento per il populismo di governo e le “riforme”.

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