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Mori, un’ambigua intervista

 

L’esibizione del numero 2 del ROS, il corpo speciale dei Carabinieri comandato dal generale Subranni, Mario Mori (che in passato è stato anche capo del SISDE) è stato visto e ascoltato da milioni di spettatori non solo italiani ma rischia di aumentare, piuttosto che diminuire la confusione che i mezzi di comunicazione di massa hanno diffuso intorno al problema che è al centro dell’attuale processo, così intitolato presso Palermo. Mori ha costruito un’intervista interamente assolutoria del suo comportamento definendo baratto piuttosto che trattativa la sua lunga interlocuzione  con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Calogero Ciancimino, riferendo che all’ex uomo politico democristiano chiede di consegnare alla giustizia Riina e Provenzano, addossa a Ultimo la responsabilità per la mancata perquisizione del covo di Riina e riferisce di non aver detto nulla all’allora procuratore capo di Palermo Giammanco perché non si fidava e non lo considerava “corretto con le istituzioni”.

Un’intervista a suo modo abile ma piena di buchi che nessuno finora ha osato contestare e che sono viceversa chiari a chiunque conosca da tempo il fenomeno mafioso non soltanto siciliano. Vediamo di seguire con precisione l’episodio. Il primo punto è che nulla autorizzava Mori a intraprendere e condurre una trattativa(o baratto che  dir si voglia) con un mafioso senza avvertire l’autorità giudiziaria; Il secondo è il termine usato di baratto ma di solito si contratta e dunque si può anche barattare dopo aver concluso un accordo attraverso una trattativa e dunque dalla trattativa non si può prescindere;

Il terzo punto riguarda il richiamo che Mori ha fatto al codice penale(art. 202) riguarda il segreto di Stato e non si comprende il riferimento fatto dall’ufficiale. Eppure i giudici che lo hanno  processato negli anni scorsi parlano di gravi errori compiuti per la mancata perquisizione del covo di Riina come per la mancata cattura di Provenzano avvenuta di fatto molti anni dopo. Insomma, l’esibizione televisiva di Mori serve sicuramente a chi la ha concesso ma meno agli spettatori che, se non conoscono la storia di quegli anni, rischiano di prendere per buone affermazioni del tutto non accettabili proprio conoscendo quel recente passato.

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