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Mafia Roma. Il sindaco tuona contro il malaffare

 

Marino: “Se ne vadano da questa città”. Spuntano altre mazzette

ROMA – Il sindaco di Roma Ignazio Marino tuona contro il malaffare della capitale emerso in questi giorni in tutta la sua drammatica realtà. “Con noi gli affari sono finiti”, ha detto Marino. “Si vergognino e se ne vadano da questa città. Noi stiamo dall’altra parte”. E poi: “Io mi rifiuto di avvalorare l’idea che Roma sia una città di mafiosi. Prima c’era la Roma ladrona ora la Roma mafiosa. La stragrande maggioranza dei romani sono persone perbene e in questo momento soffrono per la crisi economica e la mancanza di lavoro. Questa è la Roma che conosco. Io spero che quello che è stato sottratto al pubblico – aggiunge – possa essere restituito ed utilizzato nell’interesse dei cittadini”.

Stando sempre a Ignazio Marino il comune sarebbe sano. “La stragrande maggioranza dei dipendenti sono persone perbene come anche la mia giunta. In questo momento non credo ci sia il pericolo di infiltrazione mafiosa nell’amministrazione”. E infine. “Io posso dare un giudizio da sindaco, non tecnico – aggiunge – Non è ancora iniziata la valutazione da parte del Prefetto delle carte”.
Parole che comunque non placano il prosieguo in queste ore delle indagini che potrebbero riservare altre brutte sorprese. Dopo i loschi giri tra Giovanni De Carlo detto “Giovannone”, il patron degli appalti Salvatore Buzzi e l’ex Nar Massimo Carminati l’inchiesta infatti si sta allargando a macchia d’olio.
E’ di oggi la notizia di una mazzetta da 600 mila euro versata da Breda Menarinibus (Finmeccanica) per l’aggiudicazione dell’appalto per la fornitura di 45 filobus bus al Comune di Roma destinati al cosiddetto Corridoio Laurentino. Mazzetta che in parte coinvolgerebbe anche un presunto esponente politico nazionale sul quale sono in corso accertamenti da parte della procura romana. Il “buco nero”, quello relativo al coinvolgimento di un deputato, costituisce uno dei filoni dell’inchiesta sul gruppo capeggiato da Massimo Carminati anche se, per il momento, senza indagati.

La mazzetta da 600 mila euro aveva messo nei guai tempo fa Riccardo Mancini, uno dei fedelissimi di Gianni Alemanno, ed il presunto coinvolgimento di un deputato è emerso, come riportato oggi da un quotidiano, in una intercettazione in cui Salvatore Buzzi afferma: “I soldi non li ha presi Mancini, l’ha dati ad un deputato, noi sappiamo a chi l’ha dati. Lo sa tutta Roma”. Quel nome, se fosse vera la circostanza rivelata da Buzzi, non compare in nessuna intercettazione né, tantomeno, in appunti o documenti. Dunque non è un caso che tutti gli atti dell’inchiesta sui bus, già definita con rinvii a giudizio e due processi che si terranno all’inizio dell’anno prossimo, siano finiti proprio nel calderone dell’indagine su Mafia Capitale.  Per la tangente della Breda Menarinibus sono stati recentemente rinviati a giudizio Mancini, il commercialista D’Aquila e Giuseppe Comes. Secondo l’accusa 500 mila finirono a Mancini, il quale ha ammesso di averne ricevuto 80 mila, e 100 a Iannilli.

Nel frattempèo da più parti si leva la richiesta di andare subito al voto nella capitale. Ma non basteranno solo le nuove elezioni per cancellare definitivamente il marcio emerso in questi giorni nella città Eterna.

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