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Operazione Insubria: la ‘ndrangheta in diretta

 

di Lorenzo Frigerio*

All’indomani dell’operazione Insubria, condotta dal ROS dei carabinieri nelle province di Como, Lecco e Monza Brianza, che ha portato al fermo di una quarantina di persone, nell’opinione pubblica prevalgono diversi stati d’animo nell’approcciare la nuova vicenda giudiziaria che riguarda la ‘ndrangheta in Lombardia. Da un lato è forte la tentazione di rimuovere il fermo immagine di un film già visto. Perché le riprese degli affiliati ai locali in terra lombardia, rimbalzate sul web in queste ore, sembrano appartenere ad una storia minore, brutta copia di qualche fiction di successo sul tema mafia e dintorni. Prevale infatti nello spettatore mediamente informato la sensazione di straniamento, quasi non si parlasse di ‘ndrangheta, quasi non si parlasse di Lombardia. Insomma, qualcosa da liquidare in fretta, perché non riguarda la vita quotidiana. Eppure stiamo parlando di Calolziocorte, Cermenate e Fino Mornasco, laboriosi centri della Lombardia, a pochi chilometri dal centro di Milano, capitale dell’Expo prossimo venturo. Non c’è però solo la rimozione a tener banco nell’opinione pubblica, perché è segnalata in aumento la paura. C’è da rimanere turbati di fronte alle quasi novecento pagine in cui il giudice per le indagini preliminari di Milano, Simone Luerti, condensa il materiale probatoria nell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Direzione Distrettuale di Milano. C’è da rimanere preoccupati nel leggere, ancora una volta, di come la tradizione criminale della ‘ndrangheta rinnovi la sua presenza in una terra che, ostinatamente ma ciecamente, continua a dichiararsi “mafia free”. Eppure, da una prima lettura delle carte, la rimozione o lo sgomento sono atteggiamenti assolutamente ingiustificabili in egual modo, perché i magistrati milanesi pongono l’accento su una linea di continuità tra queste ultime risultanze e la storia criminale mafiosa della regione… Continua su liberainformazione.org

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